L’impronta della scarpa lasciata dall’assassino di Chiara Poggi nella villetta di Garlasco torna a dividere le difese di Alberto Stasi e Andrea Sempio. Al centro dello scontro c’è un elemento apparentemente semplice, ma potenzialmente decisivo per la ricostruzione dell’omicidio: il numero della calzatura che ha lasciato la traccia.
Secondo le nuove consulenze presentate dalla difesa di Sempio, attualmente indagato dalla Procura di Pavia, l’impronta sarebbe maggiormente compatibile con una scarpa di taglia 40 rispetto al numero 42 precedentemente preso in considerazione. Una conclusione che, se confermata, renderebbe più difficile collegare la traccia sia a Sempio, che dichiara di portare il 44, sia ad Alberto Stasi, condannato definitivamente per il delitto.
Ma Giada Bocellari, avvocata di Stasi, non condivide questa interpretazione. Intervenendo a Mattino Cinque, ha spiegato che gli accertamenti della propria difesa conducono a risultati differenti e che l’impronta sarebbe riconducibile a una calzatura di taglia 43 o 44.
Una divergenza significativa, soprattutto perché le due difese, pur sostenendo entrambe l’innocenza dei rispettivi assistiti, arrivano a conclusioni opposte su uno degli elementi più discussi dell’intera vicenda giudiziaria.
Giada Bocellari: «Per noi l’impronta dell’assassino non è un numero 40»
Durante la trasmissione condotta da Federica Panicucci, Giada Bocellari ha affrontato direttamente la questione delle nuove consulenze depositate dalla difesa di Andrea Sempio. L’avvocata ha chiarito che il proprio gruppo di lavoro esaminerà il documento senza pregiudizi, ma ha anche anticipato che le conclusioni raggiunte dai consulenti di Stasi sarebbero differenti.
«In merito alle consulenze della difesa Sempio sulle scarpe ci riserviamo di leggere le considerazioni scientifiche contenute nelle loro consulenze con grande rigore e rispetto», ha dichiarato. La precisazione è stata seguita da una presa di posizione netta: «Per noi l’impronta dell’assassino non è un numero 40. I nostri accertamenti vanno verso un 43 o un 44 e le nostre nuove verifiche vanno in questa direzione».
Secondo Bocellari, dunque, le analisi svolte nell’interesse di Alberto Stasi porterebbero a escludere la misura indicata dai consulenti di Sempio. La differenza non è marginale. Una scarpa di taglia 40 avrebbe dimensioni sensibilmente inferiori rispetto a una 43 o una 44 e potrebbe modificare le valutazioni sulla compatibilità della traccia con le calzature dei soggetti presi in esame.
Resta però necessario distinguere tra la misura stimata attraverso l’analisi di un’impronta e l’identificazione della persona che l’ha lasciata. Anche una corrispondenza dimensionale, da sola, non permette di attribuire con certezza una scarpa a un determinato individuo.
La difesa di Stasi non utilizzerà la perizia di Sempio per la revisione
L’avvocata ha chiarito anche un altro aspetto: la difesa di Alberto Stasi non intende utilizzare la consulenza presentata dai legali di Andrea Sempio per sostenere una futura richiesta di revisione della condanna. «Noi siamo interessati solo alla verità, abbiamo prove scientifiche molto solide», ha affermato Bocellari.
La posizione è particolarmente significativa perché, almeno sul piano teorico, una perizia che collocasse l’impronta dell’assassino su una taglia 40 potrebbe apparire favorevole anche a Stasi.
L’uomo, condannato in via definitiva nel 2015 per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, indossava infatti scarpe di taglia 42. Una traccia attribuita a una calzatura sensibilmente più piccola potrebbe quindi essere considerata un elemento da approfondire nell’ambito delle valutazioni sulla sua posizione.
Bocellari, tuttavia, ritiene che gli accertamenti della propria difesa siano più solidi e non intende adottare conclusioni tecniche che non condivide soltanto perché potrebbero sembrare utili al suo assistito.
La scelta evidenzia quanto sia complesso il confronto scientifico sull’impronta, anche tra soggetti che contestano le ricostruzioni investigative e giudiziarie precedenti.
Angela Taccia difende le nuove consulenze: «Sempio non è sulla scena del crimine»
Di segno opposto la posizione di Angela Taccia, avvocata di Andrea Sempio, che ha illustrato il lavoro svolto dal gruppo di consulenti incaricato di riesaminare gli elementi tecnici dell’indagine.
«Quello che abbiamo fatto come team difensivo negli ultimi mesi sono accertamenti nuovi, fatti da molti professionisti insieme», ha spiegato. Taccia ha insistito sull’importanza del confronto tra specialisti, sostenendo che verifiche di questo tipo dovrebbero essere condotte attraverso un lavoro collegiale.
«Ci vuole la collaborazione di più esperti, e siamo contenti che questi accertamenti hanno riscontrato gli stessi risultati», ha dichiarato. Secondo la difesa, le diverse analisi avrebbero quindi prodotto conclusioni concordanti sulla misura della scarpa e sulla conseguente incompatibilità con le calzature abitualmente indossate dall’indagato.
La posizione espressa da Taccia è netta: «Per noi e per le consulenze, Andrea Sempio non è sulla scena del crimine». Si tratta della conclusione sostenuta dalla difesa sulla base delle proprie verifiche, non di un accertamento giudiziario definitivo. La Procura di Pavia mantiene infatti una diversa impostazione investigativa, mentre le valutazioni tecniche restano oggetto di confronto.
Il numero 44 di Sempio e le scarpe procurate dalla zia
Un ulteriore elemento emerso nelle recenti dichiarazioni di Andrea Sempio riguarda le scarpe che utilizzava all’epoca dell’omicidio. L’indagato ha raccontato che alcune delle sue calzature, di taglia 44, gli venivano procurate dalla zia, che le prendeva da una struttura carceraria.
La circostanza si inserisce nel dibattito sulle dimensioni delle scarpe utilizzate nel 2007 e sull’eventuale compatibilità con le tracce individuate nella villetta di Chiara Poggi. La difesa di Sempio sostiene che una calzatura di taglia 40 sarebbe incompatibile con il piede del proprio assistito. Ma il confronto non può esaurirsi nella misura nominale indicata sulle scarpe, perché modelli differenti possono avere forme e dimensioni effettive diverse.
È inoltre necessario considerare le caratteristiche dell’impronta, la superficie sulla quale è stata lasciata e la precisione con cui possono essere ricostruiti i contorni della suola. Sono proprio questi gli aspetti sui quali le consulenze delle diverse parti dovranno essere confrontate.
Perché l’impronta della scarpa è così importante nel delitto di Garlasco
L’impronta di scarpa rinvenuta nell’abitazione di Chiara Poggi rappresenta uno degli elementi materiali più rilevanti nella ricostruzione dell’omicidio avvenuto il 13 agosto 2007.
La traccia viene considerata riconducibile alle calzature utilizzate dall’assassino e, per questo motivo, la sua analisi può fornire indicazioni importanti sulle caratteristiche della scarpa indossata durante l’aggressione. Nelle precedenti valutazioni era stata presa in considerazione una misura compatibile, pur con margini di incertezza, con le calzature dei soggetti successivamente coinvolti nelle indagini.
Le nuove consulenze hanno però riaperto il confronto, mettendo in discussione proprio la dimensione dell’impronta. Da una parte, i consulenti di Andrea Sempio sostengono una maggiore corrispondenza con la taglia 40. Dall’altra, quelli di Alberto Stasi, secondo quanto dichiarato da Bocellari, orientano le proprie verifiche verso il 43 o il 44.
La distanza tra le conclusioni rende necessario un esame approfondito dei criteri utilizzati, delle misurazioni effettuate e della qualità della traccia originale.
Due difese, due ricostruzioni opposte della stessa impronta
Il contrasto tra Giada Bocellari e Angela Taccia mette in evidenza una particolarità della nuova fase del caso Garlasco: le difese di Alberto Stasi e Andrea Sempio non condividono necessariamente le stesse interpretazioni scientifiche, nonostante entrambi gli uomini respingano qualsiasi responsabilità nell’omicidio.
Stasi sta scontando una condanna definitiva, mentre Sempio è indagato nell’ambito della nuova inchiesta della Procura di Pavia e beneficia della presunzione di innocenza. Le posizioni processuali sono quindi profondamente diverse, così come gli obiettivi immediati delle rispettive strategie difensive.
La difesa di Stasi punta a individuare elementi che possano sostenere una revisione della condanna, mentre quella di Sempio cerca di contestare gli indizi raccolti nei confronti dell’indagato ed evitare che si arrivi a un processo.
In questo contesto, la stessa impronta viene interpretata in maniera differente da consulenti che lavorano su fronti distinti della vicenda giudiziaria.
La questione non potrà essere risolta attraverso le dichiarazioni televisive, ma richiederà un confronto tecnico sui dati originali e sulle metodologie utilizzate. La posizione di Bocellari, intanto, è chiara: la difesa di Alberto Stasi non farà propria la conclusione secondo cui l’assassino avrebbe indossato una scarpa numero 40. Per i suoi consulenti, la misura da prendere in considerazione resta il 43 o il 44.







