E se l’assassino di Chiara Poggi non fosse né Alberto Stasi né Andrea Sempio? È l’ipotesi avanzata da Carlo Lucarelli, lo scrittore che ha raccontato alcuni dei più celebri delitti italiani attraverso Blu Notte. Un’ipotesi che non nasce da nuove prove, ma da una considerazione sul modo in cui vengono affrontati i casi giudiziari più complessi.
Intervistato dal Corriere della Sera, Lucarelli si è trovato davanti a un’osservazione apparentemente inevitabile: tra Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio della fidanzata, e Sempio, indagato nella nuova inchiesta, almeno uno dei due deve essere innocente.
La sua risposta ha cambiato completamente prospettiva: «E potrebbero esserlo entrambi, così il caso rimarrebbe irrisolto. È proprio questo il punto. Non possiamo ragionare come in un romanzo giallo, nel quale sappiamo che ci sarà l’assassino».
Lo scrittore non sostiene di conoscere una verità alternativa sull’omicidio del 13 agosto 2007. Mette però in discussione l’idea che la soluzione debba necessariamente trovarsi nella contrapposizione tra i due nomi che dominano il dibattito pubblico.
Garlasco e i Ris di Parma: il sospetto di una pista seguita troppo a lungo
Lucarelli affronta anche le polemiche che hanno investito il lavoro dei Ris di Parma, comprese quelle relative agli accertamenti sui pedali della bicicletta di Stasi.
«Bisogna capire com’è davvero andata», osserva, senza pronunciarsi sulla correttezza delle singole analisi né attribuire responsabilità agli investigatori.
Il ragionamento si sposta quindi su un problema che lo scrittore conosce attraverso lo studio dei delitti rimasti senza soluzione. «In vari cold case è accaduto qualcosa di simile: gli investigatori si erano fissati su una pista invece di indagare a 360 gradi».
Alla domanda se possa essere accaduto anche nell’inchiesta di Garlasco, Lucarelli risponde: «Potrebbe. Ma è solo un’ipotesi».
Il riferimento è al rischio di concentrare gli accertamenti su una ricostruzione iniziale, trascurando altre possibilità. Non è un’accusa specifica ai Ris, ma un interrogativo sul metodo investigativo e sulla necessità di verificare anche gli elementi che possono contraddire una pista già consolidata.
Lucarelli e il caso Girolimoni: «Famiglie condannate a essere morti in vita»
L’aspetto che più colpisce Lucarelli riguarda le conseguenze umane dell’inchiesta e della sua continua esposizione mediatica.
Lo scrittore definisce «morti in vita» i familiari di Chiara Poggi, di Alberto Stasi e di Andrea Sempio, costretti a convivere con una vicenda che continua a condizionare profondamente le loro esistenze.
Per spiegare il peso di un’accusa nell’immaginario collettivo, richiama la storia di Gino Girolimoni, ingiustamente accusato durante il fascismo di gravissimi delitti contro alcune bambine. Nonostante la sua innocenza, il suo nome rimase a lungo associato alla figura del mostro.
È un paragone che Lucarelli utilizza per descrivere quanto possa essere difficile liberarsi di un’etichetta pubblica, anche quando le accuse non trovano conferma.
Garlasco fuori da Blu Notte: «Ormai è diventato teatrale»
Dopo quattordici anni, Carlo Lucarelli è tornato su Rai 3 con sei nuove puntate di Blu Notte, ma il delitto di Garlasco non figura tra le storie affrontate.
Lo scrittore ammette di seguire occasionalmente gli sviluppi della vicenda attraverso Quarto Grado, ma ritiene che il racconto televisivo abbia assunto una dimensione eccessivamente spettacolare.
«Vedo un’eccessiva spettacolarizzazione che potrebbe logorare l’interesse del pubblico», spiega, osservando che per arrivare a una nuova verità giudiziaria potrebbero essere necessari ancora anni.
Lucarelli riconosce che la vicenda presenta personaggi capaci di attirare l’attenzione degli spettatori, da Stasi a Sempio fino all’avvocato Massimo Lovati. Proprio per questo ritiene indispensabile distinguere il lavoro di approfondimento dal semplice intrattenimento costruito attorno al delitto.
Non condanna tutti i processi mediatici: «I processi di cui si deve aver paura sono quelli non fatti», sostiene, purché si sappia distinguere «l’approfondimento serio dal chiacchiericcio».
Quanto alla possibilità di dedicare una puntata di Blu Notte a Chiara Poggi, Lucarelli preferisce aspettare. «Lo farò fra dieci anni, forse come un giallo irrisolto». Una prospettiva che racconta il suo timore più grande: che, dopo tante indagini, sentenze e discussioni televisive, il delitto di Garlasco possa continuare a non avere una ricostruzione condivisa.







