Il fulcro della nuova verità risiede in una consulenza secretata firmata dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo. Il punto di rottura è temporale: la vittima Chiara Poggi sarebbe stata uccisa almeno mezz’ora dopo aver fatto colazione. Se confermata, questa circostanza sposterebbe l’ora del delitto in avanti, fornendo ad Alberto Stasi un alibi di ferro: prima delle 10 del mattino, l’allora fidanzato era già a casa a lavorare alla tesi. “Si è sempre detto che Chiara Poggi sia stata ammazzata nell’immediatezza, adesso invece secondo le indiscrezioni avrebbe lottato contro il suo aggressore difendendosi, come dimostrato dai lividi sul suo corpo. Si dice inoltre che la ragazza sia morta almeno mezz’ora dopo la sua colazione”, ha sottolineato Massimo Giletti durante Lo Stato delle Cose.
La dinamica di un massacro a tappe
Chiara non si è arresa. I lividi su braccia e gambe raccontano di una violenta e prolungata colluttazione. L’aggressione sarebbe iniziata al piano terra, forse proprio sul divano dove sono state rinvenute tracce ematiche inedite. L’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, ha rivelato: “Non si dice però che sul divano sono state trovate macchie di sangue. Si può ipotizzare quindi che l’aggressione sia iniziata proprio sul divano, magari il o i killer hanno colpito una prima volta Chiara lì”. Questa dilatazione dei tempi renderebbe impossibile il piano di Stasi che, secondo la condanna, avrebbe fatto tutto — omicidio, pulizia e fuga — in soli 27 minuti.
L’enigma delle due armi
Con cosa è stata uccisa Chiara Poggi? La professoressa Cristina Cattaneo ipotizza la compatibilità dei segni sul corpo con due diverse armi, riaprendo lo scenario di più aggressori. Già nel 2007 il medico legale Ballardini parlava di un oggetto capace anche di tagliare. Per la difesa di Andrea Sempio, invece, si tratterebbe di un’unica arma complessa: “È un’arma unica con struttura complessa, che può avere causato tutte le lesioni. È uno strumento vicino al martello da muratore, ma non posso dire qual è”, spiega il consulente Armando Palmegiani. Anche il prof. Fineschi solleva dubbi: “Sembrano lesioni inferte in maniera rapida e successiva, non ha lesioni da difesa apparente […] La lesione alla tempia non c’entra però con un eventuale martello, è penetrativa”.
Sospetti su Andrea Sempio
Sotto la lente degli inquirenti finisce Andrea Sempio. Oltre al DNA sotto le unghie di Chiara, ci sono i dubbi sull’alibi (uno scontrino del parcheggio e sms tra la madre e un vigile del fuoco) e un dettaglio inquietante: il pomeriggio del delitto, il giovane è stato fotografato fuori dalla villetta vestito di nero e a maniche lunghe. “Chi era l’unico con le maniche lunghe ad agosto?”, si chiede qualcuno, ipotizzando che dovesse coprire graffi sulle braccia. L’avvocato Cataliotti però frena: “Quella pseudo-prova non è stata valorizzata nel processo, giustamente. Altrettanto avrebbe una valenza nulla ragionare sulle maniche lunghe di Sempio”.
Scontro totale sulle scarpe
La tensione esplode sulla famosa impronta numero 42. Per Oscar Ghizzoni, consulente di Alberto Stasi, la certezza del numero sta crollando. Ma è sulla provenienza delle scarpe che scoppia la lite tra l’avvocato De Rensis e il generale Garofano. Quest’ultimo afferma che le Geox furono acquistate da Stasi a Spotorno, scatenando l’ira del legale: “Non è così, non le ha mai comprate, il generale Garofano mi fa arrabbiare, ogni tanto dice cose non vere. Questa cosa che ha detto non è vera, punto e a capo, lettera maiuscola. Non ha mai acquistato scarpe Frau, né a Spotorno, né a Milano, né a Roma, né dove abita lei. Finiamola con questa roba”. Garofano, dopo aver ammesso un errore sulla marca, ha ribadito: “Sbagliare marca non significa non sottolineare che sono scarpe Geox acquistate a Spotorno, c’è un verbale su questo”.







