Garlasco, la madre di Sempio teme il Dna sulla catenina insanguinata di Chiara Poggi: le intercettazioni riaprono i dubbi sull’alibi di Vigevano

Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio

Una catenina sporca di sangue, mai sottoposta ad analisi genetiche, e una madre che teme possa contenere il Dna del figlio. È uno dei passaggi più delicati delle intercettazioni raccolte nell’ambito della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. A parlarne, il 14 dicembre 2025, sono Daniela Ferrari e Andrea Sempio, indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi. La donna si interroga sulla possibilità che il gioiello indossato dalla vittima abbia raccolto materiale genetico durante l’aggressione.

La risposta del figlio è breve: «Boh, vedremo». A ricostruire il contenuto delle conversazioni sono Fabio Amendolara e Fabrizio Di Vito in un’inchiesta pubblicata il 16 ottobre da La Verità. Le intercettazioni riguardano anche altri due punti centrali degli accertamenti: l’impronta rinvenuta sulle scale della villetta e lo scontrino di un parcheggio di Vigevano, presentato da Sempio a sostegno del proprio racconto della mattina del delitto.

Garlasco, la madre di Andrea Sempio preoccupata per la catenina di Chiara Poggi

La conversazione che attira maggiormente l’attenzione degli investigatori risale al 14 dicembre 2025. In casa Sempio si discute della possibilità di effettuare nuove analisi sulla collanina che Chiara Poggi indossava quando venne uccisa, il 13 agosto 2007.

Daniela Ferrari manifesta il timore che il gioiello possa aver raccolto materiale genetico riconducibile al figlio. La donna ipotizza che Chiara sia stata trascinata sul pavimento durante l’aggressione e che, in quelle circostanze, la catenina possa essere entrata in contatto con tracce biologiche.

Secondo quanto riportato da La Verità, i carabinieri hanno inserito la conversazione nell’informativa dedicata agli ulteriori elementi raccolti a carico di Sempio. La risposta di Andrea non contiene spiegazioni articolate: «Boh, vedremo».

Il timore espresso dalla madre, tuttavia, non dimostra che sulla collanina sia effettivamente presente Dna del figlio. Si tratta di un’ipotesi formulata durante una conversazione privata, il cui significato deve essere valutato insieme agli eventuali riscontri scientifici.

Il reperto P, la collanina insanguinata che i Ris non analizzarono

Il gioiello al centro della conversazione è identificato negli atti originari come reperto «P». Si tratta di una catenina con un ciondolo a forma di dente, regalata a Chiara Poggi dal fidanzato Alberto Stasi.

Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio della giovane. La nuova indagine su Sempio non modifica, di per sé, quella condanna.

La collanina figurava tra gli oggetti repertati dopo il delitto. Nella documentazione dei carabinieri del Ris veniva descritta come un oggetto con diverse tracce di sangue, ma non fu sottoposta a prelievi per gli accertamenti genetici.

La circostanza è particolarmente importante perché non risulta stabilito, attraverso quelle analisi, a chi appartenessero le tracce presenti sul gioiello.

Il reperto venne restituito nel dicembre 2007. A distanza di quasi diciannove anni, l’eventualità di nuovi esami ha riportato l’attenzione su un oggetto rimasto ai margini delle precedenti verifiche scientifiche.

La questione decisiva sarà capire se la collanina possa ancora fornire risultati attendibili e se eventuali tracce biologiche siano riconducibili alla vittima, a un’altra persona oppure a contaminazioni successive.

L’impronta 33 sulle scale: la spiegazione di Sempio intercettata dai carabinieri

Un altro argomento affrontato nelle conversazioni è la cosiddetta impronta 33, individuata sulla parete della scala interna della villetta di via Pascoli, vicino al luogo in cui venne ritrovato il corpo di Chiara.

La Procura di Pavia attribuisce particolare importanza a questa traccia nell’ambito delle indagini su Andrea Sempio. L’impronta è stata oggetto di valutazioni comparative e di interpretazioni investigative che restano da sottoporre alle necessarie verifiche giudiziarie.

In una conversazione del 22 maggio 2025 con un’amica, Sempio contesta che si tratti di un’impronta insanguinata. Spiega inoltre di aver percorso più volte quella scala quando frequentava la casa dei Poggi.

Secondo il suo racconto, la scala era stretta, presentava una curva e non disponeva di un corrimano. Per questo, sostiene, chi scendeva poteva appoggiare spontaneamente una mano alla parete.

Sempio richiama anche la presenza di altre impronte, sostenendo che la sua non avrebbe nulla di eccezionale. È la spiegazione che offre per giustificare un eventuale contatto con quella superficie in un momento precedente al delitto.

Il punto investigativo resta stabilire se la traccia sia effettivamente attribuibile a lui e, soprattutto, quando sia stata lasciata. L’eventuale identificazione di un’impronta non consentirebbe, da sola, di determinarne la data.

Andrea Sempio e il Dna: «Questo è un problema»

Le intercettazioni riportate da La Verità comprendono anche una conversazione del 21 marzo 2025, avvenuta pochi giorni dopo la riapertura dell’inchiesta.

Parlando con la cugina e collega Claudia Tarletti, Sempio manifesta preoccupazione per i nuovi accertamenti genetici. Secondo quanto riferito dal quotidiano, osserva che gli investigatori intendono effettuare esami capaci di rafforzare il valore probatorio degli elementi biologici già individuati.

Il passaggio viene considerato significativo dagli investigatori perché riguarda proprio i reperti che potrebbero essere sottoposti a ulteriori analisi.

Anche in questo caso, però, occorre distinguere il contenuto della conversazione dal suo possibile significato giudiziario. La preoccupazione per un’indagine non costituisce una prova di responsabilità e non permette di anticipare il risultato degli esami scientifici.

Sarà necessario valutare gli accertamenti nel loro complesso, verificando l’affidabilità delle analisi, le modalità di conservazione dei reperti e le eventuali spiegazioni alternative.

Lo scontrino di Vigevano e gli otto minuti che dividono madre e figlio

L’altro elemento al centro dell’informativa riguarda lo scontrino del parcheggio di Vigevano, datato 13 agosto 2007 e recante l’orario delle 10.18.

Sempio ha raccontato di essersi recato quella mattina da Garlasco a Vigevano per acquistare un libro, senza riuscirci perché avrebbe trovato la libreria chiusa. Lo scontrino è stato richiamato nel corso degli anni come elemento a sostegno del suo racconto.

Gli investigatori, tuttavia, hanno avanzato dubbi sulla provenienza del documento e sulla ricostruzione degli spostamenti.

In una conversazione del 16 dicembre 2025, Daniela Ferrari corregge il figlio sull’orario in cui sarebbe uscito di casa. Secondo la donna, la partenza sarebbe avvenuta non intorno alle 10, ma al massimo alle 9.52.

Otto minuti che assumono rilievo nella ricostruzione dei tempi necessari per raggiungere Vigevano, parcheggiare e ottenere lo scontrino delle 10.18.

Se la partenza fosse avvenuta alle 9.52, l’intervallo disponibile sarebbe stato di 26 minuti. La differenza non dimostra automaticamente che il racconto sia falso, ma rappresenta un dettaglio che gli investigatori stanno esaminando.

Secondo la ricostruzione attribuita alla Procura di Pavia, gli inquirenti ritengono che Sempio quella mattina non si sia recato a Vigevano. È un’ipotesi investigativa che dovrà essere dimostrata attraverso elementi verificabili e sottoposta al contraddittorio.

Delitto di Garlasco, cosa possono davvero dimostrare le nuove intercettazioni

Le conversazioni riportate nell’inchiesta de La Verità aggiungono nuovi elementi alla ricostruzione del clima familiare e delle preoccupazioni emerse dopo la riapertura delle indagini.

La catenina di Chiara Poggi, l’impronta 33 e lo scontrino di Vigevano costituiscono tre questioni differenti, che richiedono verifiche autonome. Nel primo caso sarà decisivo l’eventuale risultato delle analisi biologiche; nel secondo, l’attribuzione e il significato della traccia; nel terzo, la ricostruzione degli orari e degli spostamenti.

Le intercettazioni possono aiutare gli investigatori a individuare incongruenze o circostanze da approfondire, ma non sostituiscono le prove scientifiche e gli altri riscontri.

Andrea Sempio è indagato e deve essere considerato innocente fino a un’eventuale condanna definitiva. Alberto Stasi, invece, resta il soggetto condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi.

A quasi diciannove anni dal delitto, la nuova inchiesta continua dunque a concentrarsi su dettagli che potrebbero assumere un significato diverso alla luce degli accertamenti più recenti. Tra questi c’è anche una piccola catenina rimasta senza analisi genetiche per tutto questo tempo, tornata al centro dell’attenzione dopo le parole intercettate in casa Sempio.