Cresce la spesa previdenziale. Il 2025 si è chiuso con un costo complessivo pari a 372,4 miliardi di euro, registrando un incremento del 2,3% rispetto all’anno precedente. L‘Osservatorio prestazioni pensionistiche e beneficiari dell’Inps attesta che il nostro Paese conta 16.405.073 pensionati (+0,6%), a fronte di 23.181.898 prestazioni totali erogate. Ogni beneficiario percepisce in media 1,4 prestazioni, con un importo medio per singola prestazione pari a 16.066 euro.
In termini individuali, l’Istituto nazionale di previdenza sociale stima che il reddito medio annuo da pensione è salito a 22.703 euro, in crescita rispetto ai 22.331 euro registrati nel 2024. Tuttavia, dietro questa media nazionale si articolano marcate disuguaglianze distributive.
Donne in maggioranza, ma con redditi inferiori del 33%
L’analisi dell’Inps mette in luce un rilevante squilibrio di genere. Sebbene le donne rappresentino la maggioranza dei pensionati (il 51% del totale), percepiscono appena il 44% dei redditi complessivi generati dal sistema.
Il divario tra i due sessi rimane consistente. Il reddito medio annuo percepito dagli uomini è salito a 26.031 euro (in aumento dai 25.712 euro del 2024). Mentre il reddito medio annuo delle donne si attesta a 19.553 euro (in crescita dai 19.140 euro del 2024).
Il reddito medio da pensione degli uomini risulta così superiore del 33% rispetto a quello delle donne. Tale sproporzione emerge anche nell’accesso alle fasce di reddito più elevate: la quota di uomini che supera i 1.500 euro mensili raggiunge il 64,3%, mentre tra le donne si ferma al 46,2%.
Oltre 4,5 milioni di pensionati percepiscono meno di 1.000 euro al mese
La distribuzione delle prestazioni per fasce di importo disegna una realtà polarizzata. Oltre 4,5 milioni i pensionati (pari al 27,5% del totale) che vivono con meno di mille euro al mese, assorbendo complessivamente soltanto l’8,6% della spesa totale. In questa fascia si concentrano ben 2,8 milioni di donne. Altri 2.871.778 di pensionati (il 17,5%) si colloca nella fascia tra 1.000 e 1.500 euro.
Sommando le due classi, il 45% dei pensionati italiani percepisce trattamenti inferiori a 1.500 euro mensili. Sopra i 1.500 euro al mese troviamo oltre 9 milioni di persone, il 55% del totale. Questa fascia comprende 477.654 beneficiari di pensioni pari ad almeno 5.000 euro al mese (sono il 2,9% del totale), ai quali è destinato il 10,7% della spesa complessiva.
L’Inps evidenzia inoltre l’effetto del cumulo dei trattamenti: se si analizzano le singole prestazioni, il 53% ha un importo mensile inferiore a 1.000 euro; tuttavia, la percentuale di persone fisiche al di sotto di questa soglia scende al 27,5% proprio perché molti beneficiari percepiscono più di un assegno.
La geografia dei redditi e delle prestazioni
I dati mostrano un’evidente differenziazione tra le diverse aree del Paese. I bassi redditi (fino a 1.000 euro al mese) interessano il 35,3% dei pensionati nel Mezzogiorno, contro il 20,2% al Nord e il 25,3% al Centro. I redditi medio-alti (superiori a 3.000 euro al mese) riguardano l’11,9% dei beneficiari al Sud, il 17,2% al Nord e il 17,8% al Centro.
Tale differenza si riflette chiaramente anche nella natura delle prestazioni erogate sul territorio. Risulta così che nel Settentrione si concentra il 54,1% del totale delle pensioni di vecchiaia. Il Mezzogiorno assorbe invece la quota maggioritaria delle pensioni di invalidità previdenziale (47,2%) e delle prestazioni assistenziali (48%). Il Centro Italia presenta una distribuzione uniforme tra le diverse categorie, con quote comprese tra il 20% e il 23%.







