Garlasco, Matteo Fabbri attacca le vecchie indagini dei Ris: «Le analisi negative sui pedali mai mostrate. Se emerge altro potrei svenire»

Matteo Fabbri, genetista

A sollevare nuovi interrogativi sul caso Garlasco è Matteo Fabbri, genetista ed ex consulente della difesa di Alberto Stasi, che denuncia di non aver mai avuto a disposizione i tracciati delle analisi negative effettuate sui pedali della bicicletta del giovane. Documenti dei quali, sostiene, avrebbe appreso l’esistenza soltanto nelle ultime settimane, dopo la loro diffusione da parte della Procura di Pavia.

Le dichiarazioni dell’esperto mettono nuovamente sotto pressione il lavoro svolto all’epoca dai Ris di Parma. Fabbri contesta soprattutto il fatto che la difesa abbia dovuto discutere per settimane un risultato positivo senza poter esaminare anche due successive analisi negative. E lascia intendere che nei vecchi fascicoli potrebbero esserci altre sorprese.

Matteo Fabbri: «Avremmo smontato immediatamente il dato sui pedali»

Ospite di Mattino Cinque, Fabbri ha ricostruito il lavoro svolto nel 2007 insieme al professor Francesco Maria Avato, quando entrambi erano consulenti della difesa di Stasi. Al centro della controversia ci sono i risultati delle analisi sui pedali della bicicletta, uno degli elementi esaminati durante le prime indagini sull’omicidio di Chiara Poggi.

«Se avessi avuto la possibilità di vedere questi tracciati così come il professor Avato nel lontano 2007, non avremmo perso tempo, giorni e settimane a scrivere relazioni sul sangue, avremmo scritto una pagina di relazione, avremmo smontato il dato immediatamente», ha dichiarato.

Il genetista sostiene che la disponibilità dei risultati negativi avrebbe modificato radicalmente il lavoro dei consulenti, consentendo di contestare subito l’interpretazione del precedente risultato positivo.

La questione riguarda quindi non soltanto l’esito delle analisi, ma anche la completezza della documentazione scientifica messa a disposizione delle parti durante gli accertamenti.

Matteo Fabbri contro i Ris: «Anche uno studente del primo anno capirebbe»

Fabbri ha risposto anche alle critiche rivolte alla sua esperienza professionale dell’epoca. Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi, aveva ricordato che nel 2007 il genetista era al primo anno di attività dopo la laurea.

La replica è stata particolarmente dura: «Anche un mio studente del primo anno di università comprende che due prove negative di fronte a una prova positiva del giorno prima pongono un interrogativo».

Per Fabbri, il problema è il rapporto tra i diversi risultati delle analisi, che avrebbe richiesto un approfondimento già durante le indagini originarie. La sua contestazione riguarda la possibilità di valutare correttamente il dato positivo alla luce degli accertamenti successivi.

Intervenendo anche a Storie italiane, il genetista ha criticato il tono assunto dal confronto tra consulenti. «Se un confronto tra colleghi si eleva a questo livello, di tecnico e di scientifico non c’è nulla di cui parlare», ha osservato, ricordando di aver avuto discussioni pacate con Armando Palmegiani, consulente della difesa di Andrea Sempio.

Fabbri teme nuove sorprese dai fascicoli dei Ris di Parma

La parte più significativa delle dichiarazioni arriva quando Fabbri affronta la possibilità che dall’esame della documentazione delle vecchie indagini emergano ulteriori elementi problematici.

«Mi auguro che non arrivi altro perché già è stato difficile accettare quello che è emerso in queste settimane», ha affermato il genetista.

Poi ha aggiunto: «Dovesse arrivare altro potrei svenire e cadere dallo sgabello, spero in cuor mio che non arrivi altro perché sarebbe sbagliato».

Le parole si inseriscono nel dibattito riaperto anche dalle dichiarazioni dell’avvocata Giada Bocellari, legale di Stasi, che ha prospettato l’esistenza di un ulteriore elemento grave relativo alle indagini scientifiche del passato.

Fabbri non indica quali altre irregolarità potrebbero emergere, ma la sua preoccupazione riguarda la gestione degli accertamenti effettuati dai Ris e la documentazione conservata nei fascicoli.

Il nodo delle analisi negative mai viste dalla difesa

La denuncia di Fabbri apre una questione precisa: perché i consulenti di Stasi, secondo quanto riferisce il genetista, non ebbero accesso ai tracciati delle analisi negative sui pedali già nel 2007?

L’esperto sostiene che quei risultati avrebbero consentito una contestazione immediata del dato positivo. La loro conoscenza soltanto nel 2026 pone quindi interrogativi sulla ricostruzione scientifica utilizzata nelle prime fasi del procedimento.

Le dichiarazioni di Fabbri si aggiungono alle polemiche sulla gestione del computer di Stasi e sugli altri accertamenti effettuati dopo l’omicidio di Chiara Poggi. Il punto sollevato dal genetista riguarda la possibilità che le conclusioni scientifiche del 2007 siano state formulate senza un confronto completo con tutti i risultati disponibili, una circostanza sulla quale l’esame della documentazione originale assume particolare importanza.