Pietracatella, parla il direttore del Centro Antiveleni di Pavia: “Nessuna psicosi, ma attenzione alle falsità sulla ricina”

Il tossicologo Carlo Locatelli

L’ombra della ricina continua a stendere una fitta oscurità attorno al tragico caso del duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. In un’intervista rilasciata al quotidiano la Repubblica, il professor Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni dell’Istituto Maugeri di Pavia, traccia un quadro dettagliato degli aspetti scientifici e sanitari legati alla potente tossina. Il centro pavese, che lo scorso marzo era riuscito a identificare la presenza della sostanza nei campioni ematici delle vittime aprendo la strada alle indagini della Procura di Larino e della squadra mobile di Campobasso, registra oggi una crescita di richieste d’analisi da parte di diverse strutture ospedaliere.

Le richieste degli ospedali e i rischi di emulazione

Il direttore Locatelli precisa che si sono verificati quattro o cinque casi in sei mesi in cui alcuni ospedali hanno richiesto verifiche per sospetta ricina davanti a quadri clinici complessi. In tutti i casi gli esami hanno dato esito negativo. Non si tratta di una vera e propria psicosi, secondo l’esperto, ma dell’effetto diretto del forte clamore mediatico che ha accompagnato il delitto. Locatelli evidenzia la necessità di maneggiare l’argomento con la massima cautela per evitare sia il pericolo di emulazione sia il rischio di fornire inconsapevolmente indicazioni alla criminalità.

Per Locatelli falsità sulla facilità di estrazione del veleno

Il medico smentisce categoricamente le voci circolate sulla presunta facilità con cui si può ricavare il veleno in modo artigianale dai semi della pianta di ricino. Estrarre la tossina richiede competenze scientifiche specifiche e processi di laboratorio estremamente complessi. Locatelli smentisce anche la ricostruzione secondo cui al centro di Pavia sarebbe stata condotta una prova dimostrativa alla presenza degli inquirenti per attestare la semplicità dell’estrazione, definendo tali affermazioni del tutto prive di fondamento e pericolose.

Le incertezze scientifiche sui quantitativi ematici

Un ulteriore punto chiarito dal tossicologo riguarda la presunta dose letale individuata nel sangue delle due donne. Non esistono parametri di raffronto scientifico, trattandosi del primo caso di questo genere. Le analisi condotte prima e dopo il decesso mostrano valori sensibilmente differenti, dovuti probabilmente a una diversa distribuzione post-mortem della tossina nei vasi sanguigni. Di conseguenza, allo stato attuale la scienza non offre elementi concreti per valutare se le analisi abbiano riscontrato una quantità elevata o se qualcuno abbia somministrato il veleno più volte. Sull’evoluzione complessiva delle indagini, Locatelli conclude con il ricordo della sofferenza che provano le persone vicine alle vittime e con l’auspicio che la magistratura giunga presto a ricostruire la verità.