Caso David Rossi: ombre su Saverio Giampà, il testimone chiave con una sfilza di condanne (anche per calunnia)

David Rossi

Una lunga serie di condanne per traffico di droga, usura, estorsione e lesioni segnano il passato di Saverio Giampà, il sessantunenne di origini calabresi divenuto uno dei testimoni chiave della Commissione d’inchiesta bis sulla morte di David Rossi. L’uomo, noto alle forze dell’ordine per la vicinanza alla ‘ndrangheta, ha a suo carico anche una condanna per calunnia e false dichiarazioni ai pm, per aver accusato ingiustamente di rapina e omicidio un cittadino albanese di cui conosceva l’innocenza.

Questo precedente rischia ora di incrinare la nuova pista della Commissione, che vede coinvolti l’ex presidente del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari, e l’ex calciante fiorentino Gabriele Ceccherelli, detto Zena. Il primo viene indicato come presunto mandante di un’intimidazione degenerata, mentre il secondo come organizzatore del raid. Nel frattempo Mussari attacca definendo il testimone del tutto inattendibile.

I precedenti giudiziari di Giampà e le minacce in Emilia

Un funzionario della Dia ha ricostruito la storia di Giampà in aula a Bologna un anno fa, durante il processo che ha visto l’imprenditore condannato in primo grado a sette anni per minacce a un benzinaio e intestazione fittizia di locali in Emilia. Come raccontato da Il Fatto, il funzionario ha ricordato la vecchia condanna per calunnia risalente al 1999 a Firenze, spiegando che l’uomo decise di accusare falsamente l’innocente solo per accreditarsi con i magistrati e rientrare nei programmi di protezione.

Dal Biliardo fiorentino alle nuove rivelazioni

Giampà ha svolto anche il ruolo di collaboratore di giustizia tra il 1996 e il 1997, prima che le autorità gli revocassero il programma per violazione delle norme comportamentali. Negli anni il suo nome si è incrociato con la criminalità fiorentina legata all’Accademia del Biliardo, in un contesto di operazioni antidroga che hanno coinvolto soggetti vicini ai clan calabresi e calcianti dello stesso gruppo di Ceccherelli, quest’ultimo estraneo a quelle accuse.

Le sue dichiarazioni avevano portato a condanne fino a dieci anni per i principali imputati. Nei mesi scorsi l’imprenditore ha contattato la redazione del programma televisivo Le Iene e, dopo il diniego del Dap, il caso è passato alla Commissione guidata dal presidente Vinci. Agli atti sono finite anche le dichiarazioni di un altro detenuto raccolte dal colonnello del Ris Adolfo Gregori, secondo cui dietro la vicenda vi sarebbero ingenti somme di denaro e la ‘ndrangheta, con Rossi in grado di movimentare fino a cinquanta milioni di euro con un semplice clic sul computer e in possesso di informazioni riservate conservate su chiavette usb.