Garlasco, Milo Infante prova le scarpe di Sempio in tv: «Perché questa sceneggiata?»

Milo Infante, trasmissione Rai “ore 14”

Una scarpa di due taglie più piccola, una prova davanti alle telecamere e una domanda rivolta direttamente ad Andrea Sempio: «Perché fare questa sceneggiata?». Milo Infante torna a occuparsi del delitto di Garlasco e sceglie una dimostrazione pratica per contestare l’esperimento realizzato dall’uomo indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.

Durante la trasmissione Verità nascoste, il conduttore ha indossato due paia di scarpe di taglia inferiore rispetto alla propria, mostrando di riuscire a camminare anche con calzature apparentemente troppo piccole. Un risultato diverso da quello ottenuto da Sempio, che in un video aveva mostrato di non riuscire a infilare scarpe di taglia 42 e 43, dichiarando di portare normalmente il 44.

La questione non è soltanto una curiosità televisiva. Le dimensioni delle calzature sono infatti tornate al centro dell’inchiesta a causa delle impronte rinvenute nella villetta di Garlasco, dove Chiara Poggi venne uccisa il 13 agosto 2007.

Andrea Sempio e la prova delle scarpe Frau: cosa mostra il video

Nella puntata di martedì 20 ottobre di Verità nascoste è stato trasmesso un filmato nel quale Andrea Sempio prova a indossare alcune scarpe Frau di taglia inferiore rispetto a quella che utilizza abitualmente.

L’indagato, che ha dichiarato di portare il numero 44, mostra davanti alla telecamera di non riuscire a infilare né il 42 né il 43. La dimostrazione è stata presentata nel contesto delle verifiche sulle impronte di scarpe repertate sulla scena del delitto, uno degli elementi oggetto di nuove consulenze tecniche.

Milo Infante ha commentato il filmato con evidente scetticismo. «La 42 e la 43 proprio nulla, eh? Ci sono aspiranti Cenerentole che sono entrate in analisi per molto meno», ha ironizzato il giornalista.

Il conduttore ha quindi sottolineato quello che, a suo giudizio, rappresentava l’aspetto più singolare dell’esperimento: «A Sempio entra solo la taglia 44, la 43 non entra. È strano». Da qui la decisione di realizzare una prova direttamente nello studio televisivo.

Milo Infante indossa una taglia 42 pur portando il 44 e mezzo

Infante ha spiegato ai telespettatori di utilizzare normalmente calzature di taglia 44 e mezzo, quindi persino più grandi di quelle dichiarate da Sempio. Si è quindi seduto davanti alle telecamere e ha provato a indossare una scarpa di taglia 43.

Dopo aver allargato leggermente le stringhe, è riuscito a infilare la calzatura senza particolari difficoltà. Ha poi ripetuto l’esperimento con una scarpa di taglia 42, ottenendo anche in questo caso un risultato positivo.

«Io ho fatto quell’operazione che di norma fanno quelle persone che devono indossare le scarpe. Ho allargato leggermente le stringhe, ho sbagliato? Non si fa?», ha commentato.

Il giornalista si è quindi alzato e ha camminato intorno alla scrivania dello studio, mostrando che le scarpe, pur essendo evidentemente più piccole della sua misura abituale, rimanevano ai piedi. «È chiaro che non è la mia misura, però le ho infilate, le ho strette e sto camminando», ha spiegato.

La dimostrazione ha attirato l’attenzione proprio per la differenza rispetto al video di Andrea Sempio, nel quale le calzature più piccole sembravano impossibili da indossare.

«Sempio è innocente fino a prova contraria»: la precisazione di Infante

Dopo la prova, Milo Infante ha voluto chiarire il significato della propria iniziativa, precisando che non intendeva dimostrare alcuna responsabilità di Andrea Sempio nell’omicidio.

«Io non voglio dire che Sempio ha indossato scarpe diverse il giorno del delitto. Mi ha solo colpito la prova che hanno fatto», ha dichiarato. Il conduttore ha poi formulato la domanda che ha acceso il dibattito.

«È tutto regolare per tutti? Io ho una 44 e mezzo e sono entrato in una 42. Sempio è innocente fino a prova contraria, ma uno si chiede: perché fai questa sceneggiata? Non c’è bisogno».

Infante ha ribadito che il suo esperimento nasceva dalla curiosità di verificare se fosse realmente impossibile indossare scarpe di una o due taglie inferiori. «Ci siamo chiesti: ma davvero non entrano delle scarpe di due taglie e più in meno? Sono entrate tranquillamente», ha osservato.

La prova televisiva, tuttavia, non può essere considerata una verifica scientifica delle impronte del delitto. La possibilità di indossare una scarpa dipende infatti da numerosi fattori, tra cui la forma del piede, la calzata e le caratteristiche del modello. Il risultato ottenuto dal giornalista dimostra soltanto che, nel suo caso, è stato possibile infilare calzature di misura inferiore.

La sfida social di Milo Infante ai telespettatori

La discussione è proseguita anche il giorno successivo, durante la trasmissione Ore 11. Infante ha invitato i telespettatori a ripetere l’esperimento, lanciando una sorta di sfida sui social network.

«Provate a entrare in una scarpa che è una o due misure inferiore alla vostra. Io ci sono riuscito», ha dichiarato. L’iniziativa punta a verificare quanto sia comune riuscire a indossare calzature più piccole della propria misura abituale.

Anche in questo caso, però, gli eventuali risultati dei telespettatori non avrebbero valore peritale. Si tratterebbe di esperimenti individuali, effettuati con scarpe e condizioni differenti, che non consentirebbero di stabilire quale numero calzasse l’assassino di Chiara Poggi. La questione resta affidata alle analisi tecniche delle impronte effettivamente repertate sulla scena del crimine.

Antonio De Rensis commenta la prova: «Molto interessante»

Alla trasmissione era presente anche Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. Il legale ha seguito la dimostrazione di Milo Infante e ha sottolineato il risultato ottenuto dal conduttore.

«Mi colpisce che lei riesca a tenere ai piedi una scarpa di due taglie in meno e anche a camminarci. Questo è molto interessante», ha dichiarato. L’osservazione si inserisce nel confronto tra le diverse ricostruzioni tecniche delle impronte lasciate dall’assassino.

Stasi, che ha sempre sostenuto la propria innocenza, indossava scarpe Frau di taglia 42. La misura delle impronte è quindi uno degli elementi sui quali si concentrano le valutazioni dei consulenti delle diverse parti.

Le impronte a pallini e la consulenza della difesa di Sempio

Nei giorni scorsi i consulenti della difesa di Andrea Sempio hanno presentato un’analisi delle impronte di scarpe rinvenute nella villetta di Chiara Poggi, concentrandosi in particolare sulla traccia con la caratteristica suola a pallini.

Secondo le conclusioni riportate, l’impronta presenterebbe una «maggiore corrispondenza dimensionale con la taglia 40 piuttosto che con la taglia 42».

La ricostruzione proposta dalla difesa tenderebbe quindi a escludere non soltanto la taglia 44 dichiarata da Sempio, ma anche la taglia 42 delle scarpe Frau associate ad Alberto Stasi. Si tratta però di conclusioni formulate dai consulenti difensivi, non di un accertamento definitivo condiviso da tutte le parti.

L’effettiva misura della scarpa che ha lasciato l’impronta dovrà essere valutata attraverso metodologie tecniche, tenendo conto delle caratteristiche della traccia e delle condizioni nelle quali è stata rilevata.

Garlasco, la prova televisiva riapre il confronto sulle scarpe dell’assassino

La dimostrazione di Milo Infante ha riportato l’attenzione su un dettaglio che continua a dividere le interpretazioni del delitto di Garlasco. Da una parte c’è il video di Andrea Sempio, che mostra l’impossibilità, nel suo caso, di indossare scarpe più piccole della propria misura. Dall’altra c’è l’esperimento del conduttore, che riesce a camminare con calzature di due taglie inferiori.

Il confronto televisivo mette in evidenza la variabilità della calzata, ma non risolve il problema centrale dell’inchiesta: individuare con attendibilità scientifica le caratteristiche delle scarpe che hanno lasciato le impronte nella villetta.

La domanda sollevata da Infante riguarda l’utilità della dimostrazione realizzata da Sempio, mentre la risposta giudiziaria dipenderà dalle consulenze tecniche e dagli altri elementi probatori. L’indagato continua a dichiararsi innocente e la sua eventuale responsabilità nell’omicidio di Chiara Poggi resta da accertare.