Le immagini diffuse in rete mostrano un giovanissimo manifestante, vestito di scuro e con il volto coperto da un passamontagna, mentre scappa da un negozio di via Dante con abiti e cinture appena rubati.
Il suo “contributo” alla guerriglia
Le riprese lo immortalano anche durante l’assalto a un supermercato Carrefour, impegnato a sfondare le vetrate insieme ad altri compagni, e accanto a un cestino in fiamme nel centro di Milano. Nella realta quotidiana il protagonista di queste azioni e un bambino di soli undici anni, di origine marocchina, residente nel quartiere della Barona e iscritto alla seconda media.
La vita nel quartiere della Barona
Le forze dell’ordine lo hanno individuato come il più giovane tra i partecipanti ai disordini. Avendo meno di quattordici anni, il giovanissimo non risulta imputabile per la legge italiana, ma la polizia sta preparando la segnalazione alla Procura per i Minorenni e ai servizi sociali competenti.
Nel suo quartiere tutti lo conoscono per le sue acrobazie in monopattino o sui pattini. Nato da madre marocchina e arrivato in Italia durante gli ultimi anni delle scuole elementari, il ragazzino vive nelle case popolari e attira da sempre l’attenzione dei coetanei.
Ha partecipato alla guerriglia solo per la merce da rivendere
I compagni di scuola e i ragazzi della zona raccontano un carattere vivace e talvolta intimidatorio. In classe molti preferiscono evitare contrasti con lui, mentre fuori dalla scuola il gruppo lo incrocia costantemente in strada, intento a giocare a calcio nei piazzali perché il campo sportivo di zona richiede un pagamento.
I filmati degli scontri continuano a circolare sui telefoni degli studenti tra sbeffeggi per la bassa statura e commenti ironici. Il ragazzino non conosceva affatto le motivazioni della protesta contro il carovita, poiché ha scelto di partecipare ai disordini soltanto per cercare notorietà e recuperare merce da rivendere.







