Andrea Sempio ha smesso di scrivere i suoi diari personali per paura che qualsiasi frase possa essere interpretata come un indizio contro di lui nell’inchiesta sul delitto di Garlasco. A raccontarlo è stato lo stesso indagato, raggiunto lunedì 19 ottobre dalle telecamere di Dentro la Notizia, durante un’intervista nella quale ha parlato delle conseguenze delle indagini sulla propria vita quotidiana.
Alla domanda se continui ad annotare pensieri e riflessioni, Sempio ha risposto con un secco «no», spiegando di temere nuovi fraintendimenti dopo le perquisizioni subite e il sequestro di numerosi scritti privati.
La decisione arriva dopo la pubblicazione di alcuni estratti dei suoi quaderni, nei quali figurano riflessioni su sessualità, pornografia, violenza ed esperienze personali. Frasi che hanno attirato l’attenzione degli investigatori e dell’opinione pubblica, ma il cui significato rimane oggetto di interpretazioni e verifiche.
Andrea Sempio: «Non scrivo più per paura di fraintendimenti»
Nel corso dell’intervista, Sempio ha spiegato di aver rinunciato a un’abitudine che lo accompagnava da tempo, proprio perché i suoi scritti potrebbero essere nuovamente acquisiti e analizzati dagli investigatori.
«Per paura di fraintendimenti, ma anche perché alla fine abbiamo già subito due perquisizioni», ha dichiarato. L’indagato ha poi descritto il timore che anche parole pronunciate senza particolari intenzioni possano diventare oggetto di ulteriori accertamenti.
«Domani c’è un’intercettazione dove dici: “Beh”, allora potresti essere coinvolto e andiamo di nuovo a casa», ha osservato, facendo riferimento alla possibilità che espressioni isolate vengano interpretate in maniera diversa rispetto al contesto originale.
Sempio ha ribadito di non avere responsabilità nell’omicidio di Chiara Poggi e di convivere con la paura fin dall’inizio della nuova inchiesta. «La paura del resto c’è dal primo giorno, l’ho sempre detto», ha spiegato.
Secondo il suo racconto, l’incertezza giudiziaria avrebbe modificato profondamente anche il rapporto con le attività più private, compresa la possibilità di scrivere liberamente i propri pensieri.
I diari sequestrati durante le perquisizioni: cosa contengono
Nel corso degli accertamenti, gli investigatori hanno sequestrato ad Andrea Sempio agende, bloc notes e quaderni personali. Alcuni estratti sono stati resi pubblici dalla stampa, a partire da un articolo di Repubblica del 9 maggio, e hanno suscitato particolare attenzione per i temi affrontati.
Tra gli argomenti presenti negli scritti figurerebbero l’autoerotismo, la pornografia, il sesso e la violenza, oltre a riflessioni personali su esperienze e difficoltà vissute. In un foglio formato A4, per esempio, Sempio aveva annotato: «Ne ho passate tante. Decisamente. Cose che altri non hanno mai vissuto né mai vivranno».
Si tratta di parole dal significato generico, che non consentono da sole di stabilire a quali episodi si riferisse l’autore. La loro rilevanza investigativa dipende quindi dal contesto nel quale sono state scritte e dagli eventuali collegamenti con altri elementi raccolti nell’inchiesta.
«Ho commesso cose brutte»: le frasi sui suoi diari finite al centro dell’attenzione
Un’altra annotazione che ha attirato l’attenzione è quella nella quale Sempio scriveva: «Ho commesso cose brutte». L’espressione ha alimentato interrogativi perché non specifica quali comportamenti l’autore intendesse richiamare.
Non è noto, sulla base degli elementi riportati, se la frase riguardasse episodi personali, valutazioni morali o fatti di altra natura. Per questo motivo non è possibile attribuirle automaticamente un collegamento con l’omicidio di Chiara Poggi.
La difesa di Sempio ha più volte contestato le interpretazioni che, a suo giudizio, trasformerebbero considerazioni private e generiche in elementi accusatori. Il valore di questi scritti dovrà essere valutato insieme agli altri riscontri investigativi, distinguendo il contenuto letterale delle annotazioni dalle ipotesi formulate sul loro significato.
«Mamma in panico per la cosa di Stasi»: il misterioso appunto sui diari del 2020
Tra le frasi contenute nei quaderni di Sempio ce n’è una che presenta un riferimento diretto al caso Garlasco. Il 24 giugno 2020, su un’agenda Moleskine, l’uomo aveva scritto: «Mamma in panico per la cosa di Stasi».
L’annotazione ha sollevato interrogativi su quale episodio potesse aver preoccupato sua madre, Daniela Ferrari. Un possibile collegamento temporale riguarda una notizia pubblicata il giorno precedente, 23 giugno 2020, dal Corriere della Sera.
In quell’occasione, l’avvocata Laura Panciroli aveva comunicato di aver depositato una richiesta di revisione della condanna di Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara Poggi condannato definitivamente per il suo omicidio. La coincidenza delle date ha fatto ipotizzare che la preoccupazione annotata da Sempio potesse riferirsi proprio alla notizia della richiesta di revisione.
Non esiste però, negli elementi riportati, una conferma che l’espressione «la cosa di Stasi» riguardasse effettivamente quell’iniziativa giudiziaria. Il significato dell’appunto resta quindi da chiarire.
Diari addio: le notti insonni e il timore di affrontare un processo
Durante l’intervista a Dentro la Notizia, Sempio ha affrontato anche le conseguenze personali della nuova inchiesta. L’indagato ha raccontato di avere difficoltà a dormire e di temere soprattutto i momenti che potrebbero precedere un’eventuale comparizione in aula.
L’incertezza sul futuro giudiziario peserebbe sulla possibilità di organizzare la propria vita e programmare progetti personali. Nonostante questo, Sempio non avrebbe escluso la possibilità di costruire un giorno una famiglia.
Le sue dichiarazioni descrivono una quotidianità condizionata dall’attenzione mediatica e dalla prospettiva di ulteriori sviluppi processuali, mentre continua a dichiararsi estraneo all’omicidio.
Delitto di Garlasco, le nuove indagini e la condanna di Alberto Stasi
L’inchiesta della Procura di Pavia riguarda l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco. La giovane, che aveva 26 anni, si trovava sola in casa mentre i familiari erano in vacanza in Trentino.
Fu colpita ripetutamente al volto e alla testa con un oggetto contundente mai ritrovato. Il suo corpo venne rinvenuto lungo la scala che conduceva alla cantina dell’abitazione.
Per l’omicidio è stato condannato in via definitiva nel 2015 Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della vittima, che ha sempre sostenuto la propria innocenza. La nuova inchiesta vede invece Andrea Sempio indagato per il delitto. Tra le ipotesi investigative riportate dalla stampa figura quella di un possibile movente legato a un approccio sessuale respinto dalla vittima, una ricostruzione che la difesa contesta.
I legali di Sempio hanno depositato diverse consulenze tecniche con l’obiettivo di mettere in discussione gli elementi dell’accusa.
Nel frattempo, sono emerse anche contestazioni relative ad alcune analisi effettuate nel 2007, comprese verifiche sul materiale biologico repertato sui pedali della bicicletta di Stasi.
I diari di Sempio e il loro possibile peso nell’inchiesta
Le annotazioni personali di Andrea Sempio rappresentano uno degli aspetti più discussi della nuova indagine, soprattutto per la difficoltà di stabilire il significato di frasi scritte senza un destinatario e, in diversi casi, prive di riferimenti precisi.
L’indagato sostiene che la pubblicazione e l’interpretazione di quegli appunti abbiano contribuito a modificare profondamente la sua vita, fino a convincerlo a smettere di scrivere.
Resta però distinta la questione del loro eventuale valore probatorio. Per assumere rilievo nell’accertamento dei fatti, le annotazioni dovranno essere considerate nel loro contesto e confrontate con elementi verificabili.
La scelta di non tenere più un diario racconta il clima di tensione nel quale Sempio afferma di vivere, ma non aggiunge elementi sulla sua responsabilità nel delitto. Saranno gli accertamenti della magistratura a stabilire se gli scritti sequestrati abbiano un collegamento concreto con l’omicidio di Chiara Poggi.







