Garlasco, Sempio sospetta dell’ex avvocato: «Mille euro ai carabinieri per avere informazioni riservate?»

Andrea Sempio arriva in auto davanti alla Procura di Pavia

Andrea Sempio avrebbe ipotizzato che il suo ex avvocato Massimo Soldani potesse aver versato mille euro a un carabiniere per ottenere informazioni riservate sulle indagini. È quanto emerge da un’intercettazione riportata nei brogliacci dell’inchiesta di Brescia e trasmessa agli investigatori di Pavia, secondo le ricostruzioni pubblicate da La Verità e riprese da Open.

La vicenda riguarda i rapporti tra Sempio, il suo precedente difensore e Silvio Sapone, all’epoca responsabile della polizia giudiziaria di Pavia, che nel gennaio 2017 ebbe diversi contatti telefonici con l’uomo oggi nuovamente indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.

Le conversazioni intercettate nel 2025 mostrerebbero i timori di Sempio rispetto alla possibilità che alcune informazioni investigative fossero state ottenute attraverso canali non ufficiali. Si tratta, tuttavia, di sospetti formulati dall’indagato e riportati dagli investigatori, non della prova che un pagamento sia realmente avvenuto.

Il sospetto di Sempio

La frase che emerge dai brogliacci è particolarmente delicata: «C’è la possibilità che Soldani abbia messo nelle mani di qualche carabiniere un 1.000 euro per farsi girare qualche informazione».

Secondo quanto riportato, si tratta di una sintesi in forma indiretta redatta dagli investigatori che hanno ascoltato le intercettazioni. Non sarebbe quindi una citazione letterale pronunciata da Sempio, ma la ricostruzione del contenuto della conversazione.

L’ipotesi formulata dall’indagato riguarda la possibilità che Massimo Soldani, suo precedente difensore, avesse avuto contatti con appartenenti all’Arma per acquisire documenti o notizie riguardanti il procedimento del 2017.

In un’altra conversazione, già anticipata da La Verità, Sempio esprimeva un dubbio ancora più preciso: «La mia idea… è che non vorrei che davvero Soldani abbia avuto dei contatti con Sapone oltre quelli che so io, non vorrei che avesse davvero… recuperato delle carte, qualcosa».

Il riferimento è a Silvio Sapone, che all’epoca svolgeva funzioni di responsabilità nella polizia giudiziaria di Pavia.

Le parole dell’indagato non consentono di stabilire se quei contatti ulteriori siano effettivamente esistiti, né se vi sia stato uno scambio di denaro. Mostrano però che Sempio, nelle conversazioni intercettate, prendeva in considerazione questa possibilità.

Le telefonate tra Sapone, Sempio e Soldani

Un altro elemento emerso riguarda i tabulati telefonici del gennaio 2017, quando Andrea Sempio era già stato iscritto nel registro degli indagati nell’ambito delle verifiche sull’omicidio di Chiara Poggi.

Secondo la ricostruzione pubblicata, il 21 gennaio Silvio Sapone tentò di contattare Sempio quattro volte dal proprio cellulare, tra le 10.33 e le 12.46. Ulteriori tentativi sarebbero partiti da un numero della polizia giudiziaria.

Il giorno successivo, domenica 22 gennaio, i contatti risultano invece documentati attraverso una sequenza precisa.

Alle 17.30 Sapone parlò con Sempio per oltre cinque minuti. Alle 17.37 Andrea chiamò il proprio avvocato Massimo Soldani e, alle 17.48, ricontattò Sapone. Due minuti dopo, alle 17.50, inviò al carabiniere un messaggio contenente il numero telefonico del difensore.

La successione delle chiamate costituisce un dato documentale, ma il loro contenuto non può essere ricavato dai soli tabulati.

Per comprendere il significato di quei contatti, gli investigatori hanno quindi preso in considerazione anche quanto raccontato successivamente da Sempio nelle conversazioni intercettate.

Il racconto di Sempio

In un’intercettazione del 3 novembre 2025, Andrea Sempio torna sui contatti avuti con Sapone nel 2017 e ricostruisce il modo in cui avrebbe coinvolto il proprio avvocato. «Qua è lui quando mi ha proposto la roba… io… metto giù, chiamo Soldani, glielo dico. Richiamo dicendo “guarda ti do il numero dell’avvocato”, gli passo il numero dell’avvocato», afferma.

Secondo il suo racconto, Sapone avrebbe voluto incontrarlo per parlare del caso Garlasco. Sempio avrebbe quindi chiesto se si trattasse di un interrogatorio formale.

«Eh ma è un interrogatorio?», avrebbe domandato. La risposta attribuita al carabiniere sarebbe stata: «No no parliamo così». Nella conversazione compare anche il riferimento alla possibilità di incontrarsi in un luogo da concordare: «No noi ci vediamo… ci vediamo da qualche parte…».

Questa ricostruzione proviene dal racconto fatto da Sempio anni dopo i fatti. Non equivale quindi a una trascrizione diretta della telefonata del 2017, ma rappresenta la versione che l’indagato ha fornito durante una conversazione successivamente intercettata.

Il riferimento alla corruzione e il timore di coinvolgere il padre Giuseppe

Nelle intercettazioni emerge anche la preoccupazione di Sempio per le possibili conseguenze di un’eventuale indagine sulla corruzione.

In un passaggio, rivolgendosi al padre Giuseppe, afferma: «Probabilmente la corruzione […] si fermerà probabilmente alla posizione dei carabinieri… cioè come se noi avessimo… come se tu avessi appunto corrotto i carabinieri».

Le parole mostrano che l’indagato stava ragionando su un possibile scenario investigativo nel quale sarebbero stati coinvolti anche alcuni militari dell’Arma.

Non è però possibile dedurre da questa conversazione che Giuseppe Sempio abbia effettivamente consegnato denaro a qualcuno, né che siano stati accertati episodi di corruzione riconducibili ai soggetti menzionati.

La distinzione è fondamentale, perché le intercettazioni riportano ipotesi, timori e interpretazioni personali, che devono essere confrontati con eventuali riscontri documentali e investigativi.

Il riferimento a possibili pagamenti assume comunque rilievo nel quadro degli accertamenti sui rapporti tra la famiglia Sempio e gli investigatori che si occuparono del caso nel 2017.

«Se mi dai i soldi ti aiuto»: l’altra conversazione del settembre 2025

Un ulteriore passaggio risale al 27 settembre 2025, quando Sempio, parlando con alcuni familiari, riferisce di aver sentito parlare di un presunto sistema attraverso il quale persone sottoposte a indagine sarebbero state avvicinate con la prospettiva di ricevere aiuto.

L’indagato descrive un meccanismo nel quale qualcuno avrebbe cercato di sfruttare la posizione di difficoltà di chi era coinvolto in un procedimento giudiziario.

«Un sistema in cui loro cercavano di prendere le persone che erano sottoposte ad indagine», racconta, con un riferimento che, secondo la ricostruzione giornalistica, potrebbe riguardare gli investigatori. La conversazione si conclude con una frase che sintetizza il presunto meccanismo: «Se mi dai i soldi ti aiuto».

Anche in questo caso, però, occorre distinguere tra il racconto di Sempio e l’effettiva esistenza di un sistema illecito. L’intercettazione documenta che l’indagato ne ha parlato, non dimostra da sola che il sistema descritto sia realmente esistito.

Garlasco, perché le intercettazioni sono importanti per l’inchiesta

I nuovi elementi riportano l’attenzione su una fase particolarmente delicata della vicenda giudiziaria di Garlasco: le indagini svolte nel 2017 nei confronti di Andrea Sempio.

Le telefonate documentate dai tabulati, i contatti tra Sempio e il suo precedente difensore e le conversazioni intercettate nel 2025 costituiscono materiali differenti che gli investigatori possono mettere a confronto per verificare eventuali incongruenze o collegamenti.

Da una parte ci sono dati oggettivi, come date, orari e durata delle chiamate. Dall’altra ci sono dichiarazioni nelle quali Sempio ricostruisce avvenimenti lontani nel tempo e formula ipotesi su comportamenti altrui.

L’eventuale rilevanza penale di questi elementi dipenderà dalla possibilità di individuare riscontri indipendenti, soprattutto per quanto riguarda le ipotesi di pagamenti e di accesso irregolare a informazioni riservate.

Sul fondo rimane l’indagine per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di famiglia a Garlasco il 13 agosto 2007. Per quel delitto Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva nel 2015, mentre Andrea Sempio è nuovamente indagato e continua a dichiararsi innocente.

Le conversazioni emerse non dimostrano che l’ex avvocato di Sempio abbia corrotto un carabiniere, ma documentano i dubbi espressi dall’indagato sui rapporti tra il proprio precedente difensore e alcuni investigatori. Saranno gli accertamenti della magistratura a stabilire se quei sospetti abbiano un fondamento concreto o siano soltanto ipotesi formulate nelle conversazioni private.