Un manoscritto datato 13 novembre 2011, alcuni post-it con annotazioni a penna e una serie di documenti riservati che sarebbero passati dalla Procura alla scrivania dell’ex comandante del Ris Luciano Garofano. Sono gli elementi al centro di un nuovo filone investigativo legato al delitto di Garlasco. Secondo quanto riportato dal Giornale e ripreso dal Messaggero, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano avrebbero ricostruito alcuni passaggi nella circolazione di atti secretati relativi alla prima indagine su Andrea Sempio.
Il materiale si inserisce nell’inchiesta della Procura di Pavia sulla presunta corruzione in atti giudiziari, che punta a chiarire anche come determinate informazioni riservate siano uscite dagli uffici giudiziari. Sullo sfondo resta la condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, mentre Sempio si prepara ad affrontare le prossime decisioni dei magistrati.
Il manoscritto del 2011 e i post-it trovati nei faldoni del Ris
La novità riguarda alcuni documenti individuati tra le carte del Ris, che potrebbero aiutare gli investigatori a ricostruire i rapporti tra magistrati e appartenenti alla polizia giudiziaria. Secondo la ricostruzione giornalistica, tra gli atti figurerebbe un manoscritto del 13 novembre 2011 con la firma del sostituto procuratore generale Laura Barbaini.
L’attenzione si sarebbe concentrata sulla grafia del documento, ritenuta coerente con quella di alcuni post-it rinvenuti su una copia degli atti secretati della prima indagine su Andrea Sempio, successivamente archiviata.
Quegli atti sarebbero arrivati nelle mani di Luciano Garofano, già comandante del Ris, attraverso un percorso che gli investigatori stanno cercando di chiarire. La possibile corrispondenza tra le grafie rappresenta un elemento investigativo, non una prova definitiva della provenienza delle annotazioni. Per attribuire con certezza i documenti e ricostruirne la circolazione servono ulteriori riscontri.
La fuga degli atti riservati e il ruolo attribuito a Luciano Garofano
Il punto centrale dell’inchiesta riguarda la presunta diffusione illecita di documenti che avrebbero dovuto rimanere riservati. Secondo quanto riportato dal Messaggero, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano avrebbero individuato elementi utili a ricostruire il passaggio di alcuni atti dagli uffici della magistratura fino a Garofano.
L’ex comandante del Ris figura, secondo la ricostruzione pubblicata, tra le persone coinvolte negli approfondimenti investigativi, insieme all’allora capitano Alberto Marino. Gli accertamenti mirano a stabilire chi avesse accesso alla documentazione, attraverso quali canali sia stata trasmessa e per quale ragione fosse finita nella disponibilità di persone che non avrebbero dovuto riceverla.
Resta da verificare anche l’eventuale collegamento tra questa circolazione di documenti e le successive decisioni giudiziarie. L’esistenza di annotazioni e copie di atti riservati non dimostra, da sola, un accordo illecito o un tentativo di condizionare le indagini.
L’inchiesta per corruzione e il denaro prelevato dalla famiglia Sempio
La vicenda si inserisce nel procedimento sulla presunta corruzione in atti giudiziari, distinto dalla nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi. Secondo il quadro investigativo riportato dal quotidiano, gli accertamenti coinvolgono almeno nove persone, tra cui Andrea Sempio, suo padre Giuseppe, alcuni avvocati che lo assistevano all’epoca e appartenenti alla polizia giudiziaria.
Tra i nomi citati figura quello del luogotenente Silvio Sapone. Gli investigatori stanno esaminando anche le somme di denaro contante prelevate dai conti della famiglia Sempio. Secondo l’ipotesi accusatoria, quei soldi potrebbero essere stati utilizzati per ottenere l’archiviazione della precedente indagine.
Si tratta di una ricostruzione ancora da dimostrare. Il prelievo di denaro, infatti, non prova automaticamente che le somme siano state destinate a un pubblico ufficiale o impiegate per corrompere qualcuno. L’obiettivo degli accertamenti è verificare l’effettiva destinazione del denaro e l’eventuale esistenza di accordi illeciti.
Alberto Stasi e i dubbi sulle vecchie indagini: cosa potrebbe cambiare
Il ritrovamento dei documenti riporta l’attenzione anche sulle modalità con cui furono condotti alcuni accertamenti nelle diverse fasi della vicenda giudiziaria.
Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi. La nuova inchiesta su Sempio e gli approfondimenti sulla presunta corruzione non cancellano quella sentenza.
Gli investigatori stanno però cercando di chiarire se la circolazione di documenti riservati e gli eventuali comportamenti irregolari abbiano avuto conseguenze sulle indagini.
Anche Andrea Sempio, pur dichiarandosi estraneo al delitto, ha espresso la necessità di approfondire eventuali errori investigativi e il loro possibile peso sulla condanna di Stasi.
La questione riguarda quindi due piani differenti: l’accertamento di eventuali illeciti nella gestione degli atti e la valutazione delle prove relative all’omicidio. Soltanto elementi concreti e verificabili potrebbero determinare conseguenze sul piano processuale.
Sempio teme il carcere ma contesta l’impronta 33 e le tracce delle scarpe
Mentre emergono nuovi particolari sull’inchiesta collaterale, Andrea Sempio continua a respingere le accuse relative all’omicidio. L’indagato ha raccontato di vivere con la paura di essere arrestato e di aspettarsi una possibile richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Pavia.
La difesa, rappresentata dagli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, ha preparato nuove consulenze scientifiche per contestare alcuni elementi raccolti dagli investigatori. Uno dei punti principali riguarda l’impronta 33, individuata sulla parete della scala che conduce alla cantina della villetta dei Poggi. Sempio sostiene che la traccia non sia attribuibile con certezza a nessuno e contesta l’ipotesi che sia stata lasciata con una mano insanguinata.
Secondo il suo racconto, quella parete veniva utilizzata abitualmente come appoggio da chi scendeva le scale. La presenza di un’impronta, quindi, non dimostrerebbe necessariamente un contatto avvenuto durante l’omicidio.
L’altro fronte riguarda le impronte delle scarpe. Sempio ha dichiarato di portare il numero 44 fin dall’età di 17 o 18 anni, mentre i consulenti difensivi ritengono che le tracce attribuite all’assassino siano compatibili con calzature sensibilmente più piccole. La difesa sostiene di aver raggiunto conclusioni concordanti attraverso il lavoro di esperti diversi. Sarà necessario verificare la solidità scientifica dei risultati e il loro significato nell’ambito dell’indagine.
I video intimi di Chiara Poggi e il desiderio di incontrare la famiglia
Nelle sue ultime dichiarazioni, Sempio ha affrontato anche alcune questioni personali emerse nel corso della nuova indagine. Ha negato di aver mai visto i video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi, affermando di averne appreso l’esistenza soltanto attraverso le notizie pubblicate dai mezzi d’informazione.
Ha inoltre descritto il rapporto con Chiara come distante e occasionale. Frequentava la casa dei Poggi in quanto amico del fratello Marco, ma sostiene di non aver avuto un legame personale con la ragazza.
Sempio ha infine espresso il desiderio di incontrare i familiari di Chiara, pur riconoscendo che le circostanze attuali rendono inopportuno un confronto. L’indagato ha dichiarato di comprendere il dolore della famiglia e di ritenere che la sua situazione emotiva sia ancora più difficile della propria.
Garlasco, due inchieste e nuovi interrogativi sui documenti riservati
La vicenda giudiziaria continua dunque a svilupparsi su due fronti distinti.
Da una parte c’è la nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, nella quale Andrea Sempio è chiamato a confrontarsi con gli elementi raccolti dalla Procura di Pavia. Dall’altra procede l’inchiesta sulla presunta corruzione, che comprende anche gli approfondimenti sulla circolazione di atti riservati.
Il manoscritto del 2011 e i post-it individuati nei faldoni del Ris potrebbero contribuire a ricostruire il percorso di alcuni documenti. Il loro significato, tuttavia, dipenderà dai riscontri che gli investigatori riusciranno a ottenere.
Restano da chiarire la provenienza delle annotazioni, le modalità di trasmissione degli atti e l’eventuale collegamento con comportamenti penalmente rilevanti.
Nel frattempo, Alberto Stasi resta condannato in via definitiva e Andrea Sempio continua a dichiararsi innocente. Per tutte le persone coinvolte nei nuovi accertamenti vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, anche alcuni fogli conservati negli archivi investigativi potrebbero dunque diventare importanti per comprendere che cosa accadde nelle indagini successive al delitto.







