Un post-it apparentemente insignificante potrebbe diventare un elemento importante nel nuovo filone investigativo sul delitto di Garlasco. Il foglietto, contenente alcune annotazioni scritte a mano, sarebbe stato individuato nella copia di un fascicolo nella disponibilità dell’ex comandante dei Ris Luciano Garofano, già consulente di Andrea Sempio. La scoperta ha attirato l’attenzione della Procura di Pavia, impegnata a ricostruire come determinati documenti relativi alle precedenti indagini sul 38enne siano arrivati nelle mani della sua difesa e se, durante questo passaggio, possano essersi verificate irregolarità.
Il post-it nel fascicolo di Garofano e il mistero della calligrafia
Il particolare che ha suscitato l’interesse degli investigatori riguarda la presenza di annotazioni manoscritte su documenti che potrebbero essere collegati alle prime fasi degli accertamenti su Andrea Sempio. L’attenzione si concentra soprattutto sulla possibile corrispondenza tra la grafia riportata sul post-it e quella di altri appunti presenti nella documentazione esaminata.
L’eventuale attribuzione delle annotazioni a Luciano Garofano potrebbe contribuire a ricostruire chi abbia avuto accesso ai documenti e in quale momento. Tuttavia, al momento non risulta accertato che la scrittura appartenga all’ex comandante dei Ris, né che la presenza del foglietto dimostri un’acquisizione irregolare degli atti.
Il nodo principale riguarda proprio la cronologia degli accessi alla documentazione. Gli inquirenti vogliono stabilire se determinati materiali siano stati consultati quando non erano ancora disponibili alle parti interessate e, soprattutto, attraverso quali canali siano eventualmente usciti dagli uffici giudiziari.
La Procura verifica come gli atti siano arrivati alla difesa di Sempio
Gli approfondimenti sono coordinati dal procuratore aggiunto Stefano Civardi, che sta esaminando la documentazione proveniente da Brescia nell’ambito del filone relativo alla presunta corruzione.
L’obiettivo è ricostruire il percorso seguito da alcuni atti investigativi e chiarire se siano stati trasmessi secondo le procedure previste oppure attraverso modalità non consentite. In questo contesto, le annotazioni manoscritte potrebbero offrire indicazioni utili per individuare le persone che hanno avuto accesso ai documenti.
La possibile comparazione delle grafie rappresenta soltanto uno degli strumenti a disposizione degli investigatori. Anche qualora venisse individuato l’autore del post-it, sarebbe necessario stabilire quando il foglietto sia stato scritto, perché sia stato inserito nel fascicolo e quale relazione abbia con gli atti oggetto degli accertamenti.
L’ipotesi di corruzione e gli interrogativi sui documenti riservati
La questione si inserisce nell’inchiesta parallela a quella sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco. Il nuovo filone riguarda possibili irregolarità nella gestione e nella circolazione della documentazione investigativa relativa ad Andrea Sempio.
L’ipotesi di una presunta corruzione richiede però riscontri che vadano oltre la semplice presenza di annotazioni su un fascicolo. Per dimostrare un eventuale illecito sarebbe necessario accertare non soltanto un passaggio irregolare di documenti, ma anche l’esistenza degli ulteriori elementi richiesti dalla fattispecie penale contestata.
Per questo motivo, il ritrovamento del post-it non consente di attribuire responsabilità né a Garofano né a Sempio. La provenienza delle annotazioni, il loro autore e le circostanze nelle quali i documenti sono stati acquisiti restano questioni aperte.
Le verifiche sulla grafia potrebbero chiarire il percorso degli atti
L’attenzione degli investigatori si concentra ora sulla ricostruzione dei passaggi attraverso i quali il materiale sarebbe arrivato nella disponibilità della difesa. Un eventuale confronto calligrafico potrebbe contribuire a individuare l’autore delle annotazioni, mentre l’esame dei fascicoli dovrebbe permettere di verificare la cronologia della circolazione dei documenti.
Il punto decisivo sarà comprendere se gli atti siano stati acquisiti legittimamente oppure se qualcuno abbia consentito un accesso non autorizzato. Solo in quest’ultimo caso si aprirebbe la necessità di accertare eventuali responsabilità e la possibile esistenza di ulteriori condotte illecite.
La Procura di Pavia prosegue quindi gli approfondimenti su un elemento che, pur nella sua apparente semplicità, potrebbe aiutare a ricostruire alcuni passaggi ancora oscuri della vicenda. Per il momento, tuttavia, il post-it rimane un indizio da verificare e non una prova di corruzione.







