«Immaginate che io sia innocente. Ho perso una moglie e una figlia». Sono le parole con cui Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella, ha risposto ai giornalisti che lo hanno raggiunto per chiedergli chiarimenti sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, le due donne decedute in seguito a un avvelenamento da ricina.
Una vicenda che da dieci mesi sconvolge il piccolo centro molisano e sulla quale gli investigatori stanno ancora cercando di fare piena luce. Di Vita, marito e padre delle vittime, si è trovato nuovamente al centro dell’attenzione mediatica dopo le indiscrezioni relative a una presunta relazione extraconiugale, che avrebbe ammesso durante un interrogatorio.
Intercettato dagli inviati di alcune trasmissioni televisive, tra cui La Vita in Diretta, l’uomo ha manifestato tutta la propria esasperazione per la pressione giornalistica e ha chiesto che il suo dolore venga rispettato, ribadendo di non poter discutere pubblicamente gli elementi di un’indagine ancora in corso.
Gianni Di Vita ai giornalisti: «Immaginate che io sia innocente»
Le dichiarazioni dell’ex sindaco arrivano in un momento particolarmente delicato dell’inchiesta. La morte della moglie Antonella e della figlia Sara ha sollevato numerosi interrogativi, mentre gli accertamenti scientifici e investigativi proseguono per chiarire le circostanze dell’avvelenamento.
Di Vita ha invitato i cronisti a considerare anche la sua posizione di familiare delle vittime, chiedendo di non trasformare ogni aspetto della sua vita privata in un elemento di sospetto.
«Immaginate che io sia innocente», ha ripetuto, spiegando di non voler entrare nei dettagli delle domande ricevute dagli investigatori.
«Qualcosa è successo, non ho nulla da dire e tante cose che riguardano me intimamente non le voglio dire perché sono cose private. Mica posso raccontare cosa mi hanno chiesto».
Le sue parole non rappresentano una ricostruzione dei fatti, ma una richiesta di riservatezza e di rispetto in una vicenda nella quale non è stata ancora accertata pubblicamente la responsabilità di chi abbia provocato l’avvelenamento.
Il presunto tradimento della moglie e le indiscrezioni sull’interrogatorio
A riportare l’attenzione su Gianni Di Vita sono state le indiscrezioni pubblicate nei giorni scorsi dal Corriere della Sera.
Secondo il quotidiano, durante un interrogatorio l’ex sindaco avrebbe ammesso di aver avuto una relazione extraconiugale mentre era sposato con Antonella Di Ielsi, indicando anche l’identità della donna coinvolta.
La notizia ha alimentato l’interesse mediatico intorno alla vita privata della famiglia, ma l’esistenza di una relazione sentimentale, anche qualora confermata, non costituisce di per sé una prova di coinvolgimento nelle morti.
Interpellato dai giornalisti, Di Vita ha preferito non approfondire la questione, spiegando che alcuni aspetti riguardano esclusivamente la sua sfera personale e che non intende discuterne davanti alle telecamere.
La distinzione tra gli elementi effettivamente accertati e le ipotesi investigative resta fondamentale in un caso nel quale sono ancora attesi risultati scientifici considerati importanti per la ricostruzione degli eventi.
Ricina a Pietracatella, attesi i risultati delle analisi dalla Germania
Uno dei passaggi più significativi dello sfogo riguarda gli accertamenti ancora in corso.
«Aspettiamo le analisi dalla Germania», ha dichiarato Di Vita, facendo riferimento agli esami dai quali potrebbero arrivare nuovi elementi utili agli investigatori.
L’ex sindaco ha anche lamentato che alcune sue precedenti dichiarazioni sarebbero state interpretate in maniera diversa rispetto alle sue intenzioni.
«Quando ho detto di immaginare che la Procura e gli inquirenti ne sappiano più di noi le mie parole sono state travisate», ha sostenuto.
Ha quindi ribadito la necessità di mantenere riservate le informazioni legate agli accertamenti giudiziari: «Ci sono indagini in corso e delle cose che riguardano le indagini non si parla davanti alle telecamere».
L’attesa degli esiti delle analisi sottolinea come la vicenda sia ancora lontana da una conclusione definitiva. Stabilire le modalità dell’esposizione alla sostanza tossica e ricostruire l’origine dell’avvelenamento resta uno degli aspetti centrali dell’inchiesta.
Le piante di ricino trovate vicino alle scuole: un altro elemento da chiarire
Tra le circostanze emerse nelle ultime settimane figura anche la segnalazione di piante di ricino nei pressi di istituti scolastici frequentati da componenti della famiglia Di Vita, nelle località di Casacalenda e Riccia.
Si tratta di un elemento che ha richiamato l’attenzione per la particolare natura della sostanza coinvolta nelle morti.
La ricina è infatti una tossina estremamente pericolosa presente nei semi della pianta di ricino. La semplice presenza di esemplari della pianta sul territorio, tuttavia, non dimostra che da essi sia stata ricavata la sostanza responsabile dell’avvelenamento.
Occorre quindi distinguere le segnalazioni botaniche dagli eventuali riscontri scientifici e investigativi. Soltanto accertamenti specifici potranno stabilire se esista un collegamento tra quelle piante e la morte delle due donne.
«Siamo stanchi»: il dolore della famiglia dopo dieci mesi
Nel confronto con i giornalisti, Gianni Di Vita ha insistito soprattutto sulle conseguenze personali della tragedia e sulla difficoltà di convivere con l’attenzione mediatica.
«Noi siamo stanchi, il dolore è una cosa intima e privata, di quello che provo ne parlo con mia figlia e con i miei amici, non posso parlarne davanti alle telecamere», ha dichiarato.
L’ex sindaco ha ricordato di avere un’altra figlia che frequenta l’università e di aver cercato di mantenere, nonostante tutto, una quotidianità lavorativa.
«Ho una figlia all’università, in questi mesi non ho perso un giorno di lavoro, spero solo che questa vicenda si concluda il prima possibile».
La sua richiesta è che l’inchiesta arrivi rapidamente a una conclusione, permettendo alla famiglia di conoscere la verità sulla morte di Antonella e Sara.
La vicenda ha avuto un impatto profondo sulla comunità di Pietracatella, dove il decesso delle due donne e le successive indagini hanno suscitato interrogativi e preoccupazione.
Pietracatella, l’inchiesta prosegue tra accertamenti e interrogativi
A dieci mesi dalla tragedia, il caso resta aperto. Gli investigatori devono ancora ricostruire compiutamente le circostanze dell’avvelenamento e chiarire come la ricina sia entrata in contatto con le vittime.
Le dichiarazioni di Gianni Di Vita aggiungono un nuovo capitolo alla vicenda, ma non forniscono risposte definitive sui punti ancora oscuri.
L’ex sindaco rivendica il diritto di mantenere privata una parte della propria vita e chiede di non essere giudicato attraverso indiscrezioni e ricostruzioni parziali. Al tempo stesso, la ricerca della verità sulle morti di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita rimane affidata agli accertamenti della magistratura.
Il prossimo passaggio potrebbe arrivare dai risultati delle analisi attese dalla Germania, che potrebbero contribuire a chiarire alcuni aspetti ancora irrisolti. Fino ad allora, la vicenda rimane un’indagine aperta, nella quale è necessario distinguere le dichiarazioni dei protagonisti, le ipotesi e i fatti effettivamente accertati.







