Ricina a Pietracatella, i rapporti dell’ex sindaco Di Vita sotto la lente: le amiche sentite più volte e il premio dedicato a De André

Gianni Di Vita con Dori Ghezzi, vedova di Fabrizio De André

Sei interrogatori alla cugina dell’ex sindaco, tre audizioni a un’amica di famiglia e una nuova serie di accertamenti informatici che coinvolgerà tre scuole del Molise. L’inchiesta sulla morte di Antonella e Sara Di Vita, madre e figlia avvelenate dalla ricina a Pietracatella, continua ad allargarsi alla rete di conoscenze e frequentazioni della famiglia. Gli investigatori cercano di ricostruire ogni possibile contatto e verificare da dove siano partite le ricerche online relative alla sostanza che ha provocato la tragedia.

Al centro della ricostruzione c’è anche la figura di Gianni Di Vita, 55 anni, commercialista ed ex sindaco del paese, che ha perso la moglie e la figlia minore. L’uomo ha sempre mantenuto il massimo riserbo sulla vicenda, evitando dichiarazioni pubbliche mentre gli investigatori cercano di chiarire come il veleno sia entrato nella vita della famiglia.

La cugina dell’ex sindaco ascoltata sei volte, tre audizioni per un’amica

Gli accertamenti si concentrano anche su due donne legate a Gianni Di Vita attraverso rapporti familiari, personali e associativi. Si tratta di Laura Di Vita, cugina dell’ex sindaco, e di Monia, insegnante di matematica e sua amica.

Laura avrebbe già risposto alle domande degli investigatori almeno sei volte, mentre Monia sarebbe stata ascoltata in tre occasioni. Tra gli accertamenti figura anche un confronto tra quest’ultima e lo stesso Di Vita.

Entrambe sono state convocate come persone informate sui fatti. Le ripetute audizioni non comportano automaticamente il loro coinvolgimento nella morte delle due vittime, ma testimoniano la necessità degli inquirenti di approfondire circostanze e rapporti personali.

Gli investigatori stanno cercando di ricostruire il contesto familiare e sociale precedente all’avvelenamento, senza trascurare le informazioni raccolte attraverso le testimonianze.

Il premio dedicato a Fabrizio De André e i rapporti nell’associazione

A collegare Gianni Di Vita, Laura e Monia c’è anche un’attività culturale che da anni rappresenta un appuntamento importante per Pietracatella.

Durante il suo mandato da sindaco, Di Vita aveva promosso iniziative dedicate a Fabrizio De André, culminate nel 2014 con l’inaugurazione di un parco giochi intitolato al cantautore genovese.

Alla cerimonia aveva partecipato Dori Ghezzi, compagna di De André, invitata per condividere il significato di un progetto ispirato ai valori sociali e umani raccontati nelle sue canzoni.

Da quell’esperienza è nato anche un premio letterario che si svolge ogni estate, organizzato dall’associazione senza scopo di lucro Creuza de ma.

Nell’organigramma figurano Gianni Di Vita come revisore dei conti, Laura Di Vita come cassiera e Monia come segretaria. Nel corso degli anni la manifestazione ha coinvolto personalità del mondo culturale, tra cui Vauro, David Riondino, Moni Ovadia e Dario Salvatori.

Il rapporto associativo costituisce uno degli elementi utili a ricostruire la rete di conoscenze dell’ex sindaco. Non rappresenta, di per sé, un collegamento con l’avvelenamento.

Ricina, verifiche nei computer di tre scuole del Molise

Il prossimo passaggio investigativo riguarderà gli accertamenti informatici programmati tra martedì e giovedì in tre istituti scolastici.

L’obiettivo è verificare eventuali ricerche sulla ricina che sarebbero state effettuate attraverso computer utilizzati negli ambienti scolastici. Gli investigatori intendono ricostruire gli accessi e valutare se emergano elementi utili a chiarire la provenienza delle informazioni sul veleno.

In uno degli istituti insegna Monia, mentre in un altro lavora suo marito, tecnico di laboratorio. La terza scuola è il liceo classico di Campobasso frequentato da Alice Di Vita, la figlia maggiore della coppia sopravvissuta alla tragedia.

Gli accertamenti dovranno chiarire se le ricerche informatiche siano effettivamente avvenute, quando siano state eseguite e attraverso quali dispositivi o utenze.

La presenza di una ricerca online sulla ricina, anche qualora venisse confermata, richiederebbe ulteriori verifiche per stabilire chi l’abbia effettuata e per quale ragione.

La tragedia di Antonella e Sara e quella sera del 23 dicembre

La vicenda ha sconvolto Pietracatella, piccolo centro della provincia di Campobasso con poco più di mille abitanti.

Antonella e Sara Di Vita sono morte dopo aver ingerito ricina, una sostanza estremamente tossica. Gli investigatori stanno ancora cercando di stabilire come sia avvenuta la contaminazione e chi possa averla provocata.

Una delle date considerate più importanti nella ricostruzione è il 23 dicembre, quando potrebbe essersi verificata l’esposizione al veleno.

Quella sera Alice, la figlia maggiore di 19 anni, si trovava fuori casa per una pizza con gli amici. Una circostanza che potrebbe spiegare perché la ragazza non abbia subito le stesse conseguenze della madre e della sorella.

La ricostruzione degli alimenti consumati, degli spostamenti e delle persone entrate in contatto con la famiglia rimane quindi un passaggio centrale dell’inchiesta.

Gianni Di Vita, dall’impegno politico al silenzio dopo la tragedia

Gianni Di Vita è una figura molto conosciuta a Pietracatella. Commercialista, appassionato di calcio e tifoso della Juventus, ha giocato per anni nella squadra locale, l’Asd Morgia Pietracatella.

È stato sindaco del paese per due mandati, dal 2006 al 2014, e ha ricoperto anche l’incarico di tesoriere regionale del Partito democratico.

Chi lo conosce lo descrive come una persona socievole, impegnata nella vita pubblica e nelle iniziative culturali del territorio.

Nelle ricostruzioni emerse dopo la tragedia hanno trovato spazio anche le difficoltà matrimoniali che Antonella avrebbe confidato a un’amica. Il padre della donna, Salvatore, aveva espresso considerazioni critiche sul rapporto tra i coniugi.

Si tratta di elementi del contesto familiare che gli investigatori possono valutare, ma che non consentono di formulare conclusioni sulle responsabilità dell’avvelenamento.

Di Vita, da parte sua, ha evitato di commentare pubblicamente le indagini. Ai giornalisti che lo hanno avvicinato ha risposto: «Non ho niente da dire, parlerò quando sarà il momento».

Gli investigatori cercano la prova decisiva sull’origine del veleno

La nuova fase dell’inchiesta si sviluppa lungo due direttrici: da una parte le testimonianze delle persone vicine alla famiglia, dall’altra gli accertamenti tecnologici per individuare eventuali tracce digitali relative alla ricina.

Le audizioni ripetute di Laura Di Vita e Monia mostrano quanto gli investigatori stiano approfondendo la ricostruzione dei rapporti personali. Le verifiche nei tre istituti scolastici potrebbero invece fornire risposte sulla circolazione delle informazioni riguardanti il veleno.

Rimane ancora da risolvere la domanda principale: come è arrivata la ricina ad Antonella e Sara e chi ha provocato l’avvelenamento?

Per rispondere serviranno riscontri concreti, capaci di collegare eventuali elementi informatici e testimonianze alla sostanza che ha ucciso madre e figlia. È su questa ricerca che si concentra ora l’inchiesta, mentre Pietracatella attende di conoscere la verità su una tragedia che ha sconvolto l’intera comunità.