Ricina a Pietracatella, primi risultati dalla Germania: nuove piste sulla morte di Antonella e Sara

Morte avvelenate, procuratrice e questore hanno lasciato Pietracatella

Potrebbe essere arrivata una svolta nelle indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, le due vittime del misterioso avvelenamento da ricina a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Dai laboratori del Robert Koch Institut di Berlino sarebbero infatti giunti i primi risultati degli esami scientifici commissionati dalla Procura di Larino, impegnata a ricostruire le circostanze della tragedia.

A riferirlo è Primo Piano Molise, secondo cui una parte degli accertamenti effettuati in Germania sarebbe già stata trasmessa agli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso, diretta da Marco Graziano. Si tratterebbe di risultati ancora parziali, ma potenzialmente importanti per orientare le prossime attività investigative.

Il contenuto dei documenti rimane riservato. Non è quindi possibile stabilire se i nuovi elementi riguardino la provenienza della sostanza tossica, le modalità dell’avvelenamento o altri aspetti scientifici della vicenda. Secondo le indiscrezioni, tuttavia, i primi riscontri avrebbero già fornito alcune delle informazioni richieste dagli inquirenti.

Ricina a Pietracatella, i primi risultati del Robert Koch Institut

La collaborazione con il Robert Koch Institut rappresenta uno dei passaggi centrali dell’inchiesta coordinata dalla pubblico ministero Elvira Antonelli, titolare del fascicolo aperto dalla Procura di Larino.

L’istituto tedesco è stato incaricato di effettuare approfondimenti tossicologici e scientifici sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, attraverso analisi specialistiche ritenute necessarie per chiarire la dinamica dell’avvelenamento.

Fin dall’inizio era stata prevista la possibilità di trasmettere agli investigatori risultati intermedi, senza attendere la conclusione di tutti gli esami.

Secondo quanto riportato da Primo Piano Molise, proprio una prima parte di questi riscontri sarebbe arrivata negli uffici della Questura di Campobasso tra il 17 e il 18 ottobre.

Gli agenti della Squadra Mobile avrebbero quindi potuto esaminare i nuovi elementi insieme al materiale già raccolto nel corso delle indagini.

La relazione scientifica completa potrebbe essere disponibile entro la fine del 2026, mentre i risultati preliminari consentirebbero agli investigatori di approfondire alcuni aspetti ancora irrisolti.

Gli investigatori cercano di ricostruire il percorso della ricina

L’obiettivo principale dell’inchiesta rimane stabilire come la sostanza tossica sia arrivata alle due vittime.

Gli investigatori devono ricostruire il percorso della ricina, individuandone la possibile provenienza e verificando le circostanze nelle quali Antonella e Sara potrebbero esservi state esposte.

Si tratta di un accertamento particolarmente complesso, perché la ricina è una tossina molto potente che può essere ricavata dai semi della pianta di ricino, ma la presenza della pianta in un determinato luogo non dimostra automaticamente che da essa sia stata estratta la sostanza responsabile di un avvelenamento.

Per questo motivo gli esami di laboratorio assumono un’importanza fondamentale. Le analisi potrebbero aiutare a ricostruire la natura dell’esposizione e fornire indicazioni utili per confrontare le diverse ipotesi investigative.

Gli inquirenti stanno cercando inoltre di stabilire se dietro la tragedia vi sia stata un’azione intenzionale e, in tal caso, quale possa essere stato il movente.

Al momento, però, non sono stati resi pubblici elementi che permettano di attribuire responsabilità individuali.

Pietracatella, controlli nelle scuole e indirizzi IP sotto esame

Parallelamente agli accertamenti tossicologici, la Squadra Mobile ha concentrato l’attenzione anche su alcuni istituti scolastici del territorio.

Nei giorni precedenti sarebbero state effettuate quattro ispezioni in altrettanti plessi, nell’ambito delle verifiche finalizzate a ricostruire eventuali collegamenti con la vicenda.

Particolare attenzione sarebbe stata dedicata ai computer dell’Istituto Agrario di Riccia, in provincia di Campobasso, dove sarebbero emersi alcuni indirizzi IP ritenuti meritevoli di ulteriori approfondimenti.

Non sono stati divulgati dettagli sul contenuto degli accertamenti informatici né sulle ragioni per le quali quegli indirizzi abbiano attirato l’interesse degli investigatori.

Le verifiche potrebbero proseguire con nuovi rilievi, mentre la Procura mantiene il massimo riserbo sugli sviluppi dell’inchiesta.

Un altro elemento emerso riguarda la presenza di piante di ricino segnalate nei pressi di scuole di Casacalenda e Riccia, località collegate alla vita scolastica della famiglia.

Anche in questo caso, tuttavia, non è stato dimostrato alcun nesso tra gli esemplari individuati e l’avvelenamento delle due donne.

Gianni Di Vita e il presunto tradimento della moglie Antonella

Sul fronte investigativo continua a suscitare attenzione anche la posizione di Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara, nonché ex sindaco di Pietracatella.

Secondo un’indiscrezione pubblicata dal Corriere della Sera il 18 ottobre, l’uomo avrebbe ammesso durante un interrogatorio di aver avuto una relazione extraconiugale.

La dichiarazione sarebbe arrivata in risposta a una domanda diretta della pubblico ministero Elvira Antonelli, che avrebbe chiesto chiarimenti su alcuni aspetti della sua vita privata.

Sempre secondo la ricostruzione giornalistica, la donna con cui Di Vita avrebbe avuto la relazione sarebbe la moglie di un uomo già ascoltato più volte dagli investigatori.

La circostanza ha riportato l’attenzione sulla possibile pista sentimentale, una delle ipotesi che la Procura starebbe valutando nella ricerca di un eventuale movente.

È però necessario distinguere nettamente i due piani: l’ammissione di una relazione extraconiugale non costituisce una prova di responsabilità nelle morti, né permette da sola di stabilire un collegamento con l’avvelenamento. Le indagini dovranno verificare se questi elementi personali abbiano una reale rilevanza investigativa oppure siano estranei alla tragedia.

La pista sentimentale e gli interrogatori della Procura di Larino

L’attenzione riservata ai rapporti personali delle persone coinvolte nella vicenda rientrerebbe nel tentativo degli investigatori di individuare un possibile movente.

Secondo quanto emerso dalle indiscrezioni, la Procura avrebbe approfondito diversi aspetti della vita familiare e delle relazioni personali, ascoltando persone che potrebbero essere in grado di fornire informazioni utili.

La pista sentimentale rimarrebbe quindi una possibilità investigativa, ma non risulta confermata come spiegazione delle morti di Antonella e Sara.

L’arrivo dei risultati dalla Germania potrebbe contribuire a dare maggiore concretezza alle ipotesi, permettendo di confrontare gli elementi raccolti attraverso testimonianze e interrogatori con i dati scientifici.

È proprio questo uno degli aspetti più delicati dell’inchiesta: ricostruire una sequenza di fatti verificabili, evitando che sospetti e indiscrezioni prendano il posto delle prove.

Attesa per la relazione definitiva dalla Germania

I primi risultati del Robert Koch Institut rappresentano un possibile avanzamento delle indagini, ma non equivalgono ancora a una conclusione del caso.

Gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso, sotto il coordinamento della Procura di Larino, stanno continuando a esaminare il materiale raccolto, mentre sono attesi ulteriori approfondimenti scientifici.

Il quadro completo delle analisi potrebbe arrivare entro la fine dell’anno. Solo allora sarà possibile comprendere se gli esami abbiano fornito risposte decisive sulla provenienza della ricina e sulle modalità dell’avvelenamento.

Nel frattempo, restano aperti gli interrogativi sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita. La ricerca della verità passa ora soprattutto attraverso il confronto tra gli accertamenti di laboratorio, le verifiche informatiche e le testimonianze raccolte dagli investigatori.