Lega, Garavaglia sfida Salvini al congresso: raccolte 80 firme, Fontana e Romeo con lui. Il voto segreto spaventa il Capitano

Matteo Salvini

Matteo Salvini non avrà il congresso plebiscitario che sembrava ormai apparecchiato. Massimo Garavaglia ha raccolto le 80 firme necessarie per candidarsi alla segreteria federale della Lega e sfidare il leader del Carroccio al congresso straordinario del 24 e 25 ottobre, in programma all’Allianz MiCo di Milano. Una candidatura che trasforma quello che avrebbe dovuto essere un appuntamento di riconferma in una conta dei rapporti di forza interni, con il fronte nordista deciso a misurare il proprio peso politico.

L’ex ministro del Turismo nel governo Draghi, considerato vicino al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ha ottenuto il sostegno di alcuni dei principali esponenti lombardi della Lega. Tra le firme figurano quelle del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e del capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, protagonisti negli ultimi mesi di una linea critica nei confronti della gestione salviniana.

Lega, Garavaglia raccoglie 80 firme: la Lombardia guida la rivolta contro Salvini

Il dato politicamente più significativo riguarda la provenienza delle sottoscrizioni. Delle 80 firme raccolte da Garavaglia, circa cinquanta arrivano dalla Lombardia, la regione nella quale la Lega ha costruito una parte fondamentale della propria storia e del proprio radicamento elettorale.

Oltre a Fontana e Romeo, hanno firmato gli assessori regionali Massimo Sertori e Claudia Maria Terzi. Un sostegno che rende la candidatura dell’ex ministro qualcosa di più di un’iniziativa personale e segnala l’esistenza di una componente organizzata, intenzionata a contestare la leadership federale.

Una decina di firme è arrivata dal Veneto, mentre altre sottoscrizioni sono state raccolte in Piemonte e Trentino-Alto Adige. La distribuzione geografica conferma il carattere settentrionale dell’operazione, nata negli ambienti che chiedono alla Lega di recuperare un rapporto più stretto con i territori e con le proprie tradizionali battaglie autonomiste.

Garavaglia aveva già criticato la strategia comunicativa di Salvini, osservando che «la sovraesposizione non lo ha aiutato». Una valutazione che si inserisce nel malcontento di una parte del partito per il ridimensionamento del consenso elettorale.

Fontana e Romeo sostengono Garavaglia: la fronda nordista esce allo scoperto

Il sostegno di Attilio Fontana e Massimiliano Romeo rappresenta uno degli aspetti più delicati della sfida congressuale. Entrambi hanno espresso negli ultimi mesi posizioni critiche nei confronti della linea del segretario, diventando riferimenti di una componente settentrionale sempre meno disposta ad accettare senza discussioni le scelte della leadership.

La firma di Fontana assume un significato particolare perché arriva dal presidente della Lombardia, mentre quella di Romeo coinvolge direttamente il capogruppo della Lega al Senato e segretario regionale lombardo.

Il risultato è che la contestazione a Salvini non proviene più soltanto da singoli militanti o amministratori locali, ma coinvolge figure che ricoprono incarichi di primo piano nelle istituzioni e nell’organizzazione del partito.

La candidatura di Garavaglia offre a questa componente un punto di riferimento riconoscibile e soprattutto la possibilità di verificare quanti delegati condividano realmente le critiche espresse negli ultimi mesi.

Congresso della Lega, il voto segreto cambia i piani di Salvini

La presenza di due candidati modifica anche le modalità del congresso. Con una sola candidatura, Salvini avrebbe potuto ottenere la riconferma attraverso una votazione per alzata di mano. La sfida con Garavaglia introduce invece il voto segreto, consentendo ai delegati di esprimere le proprie preferenze senza renderle pubbliche.

È questo il passaggio che rende la competizione particolarmente interessante. All’interno della Lega, infatti, diversi amministratori e dirigenti temerebbero ripercussioni politiche qualora manifestassero apertamente il proprio sostegno all’avversario del segretario uscente.

La segretezza del voto elimina almeno una parte di questo ostacolo. Chi non intende esporsi pubblicamente potrà sostenere Garavaglia senza dover dichiarare la propria scelta.

Secondo le ricostruzioni che circolano negli ambienti leghisti veneti, alcuni delegati inizialmente intenzionati a disertare il congresso avrebbero deciso di partecipare proprio dopo l’ufficializzazione della candidatura alternativa.

Zaia non firma per Salvini: il segnale politico degli astenuti veneti

In Veneto la situazione è ancora più complessa. Luca Zaia non ha sottoscritto la candidatura di Salvini, scegliendo di non firmare per nessuno dei due contendenti.

La stessa posizione è stata adottata da alcuni suoi ex assessori, tra cui Manuela Lanzarin, Elisa De Berti e Roberto Marcato, oltre al consigliere trevigiano Stefano Marcon.

Formalmente si tratta di una scelta di neutralità, ma nel contesto del congresso assume un significato politico preciso. Le firme a sostegno di Salvini sono state raccolte anche durante una seduta del Consiglio regionale, con l’appoggio dei vertici del partito. Non aderire alla richiesta significa quindi sottrarsi a una manifestazione pubblica di sostegno al segretario.

Il comportamento di Zaia e degli altri esponenti veneti non equivale automaticamente a un appoggio a Garavaglia, ma conferma che la leadership di Salvini non raccoglie un consenso unanime nemmeno tra alcune delle figure più conosciute della Lega.

Lega, la sfida di Garavaglia misura il malcontento del Nord

Il congresso arriva in una fase complicata per il Carroccio. Il partito, secondo le valutazioni riportate negli ambienti leghisti, si muove attorno al 5% dei consensi, un livello che alimenta preoccupazioni sulle prospettive elettorali e sulla possibilità di garantire una ricandidatura a tutti gli attuali rappresentanti.

In questo clima, la candidatura di Garavaglia diventa anche uno strumento per misurare il malcontento accumulato nei territori. Tra le questioni più discusse figurano il rapporto con Fratelli d’Italia, gli equilibri nelle amministrazioni regionali e la percezione di una progressiva perdita di centralità delle istanze settentrionali.

In provincia di Bergamo sono comparsi anche striscioni polemici contro il congresso e contro Salvini, con lo slogan: «Congresso farsa, il Nord non fa la comparsa».

Negli ambienti veneti circolano valutazioni molto diverse sulla consistenza del consenso che Garavaglia potrebbe raccogliere. Alcuni delegati parlano del 10%, altri ipotizzano percentuali comprese tra il 20 e il 30%. Si tratta di stime informali, che riflettono soprattutto l’incertezza sul comportamento degli aventi diritto al voto.

Salvini e Garavaglia, una sfida che può cambiare gli equilibri della Lega

La candidatura dell’ex ministro introduce un elemento di competizione in un congresso che sembrava destinato a confermare senza difficoltà la leadership di Salvini. Il risultato avrà un significato politico che andrà oltre la semplice elezione del segretario.

Garavaglia potrà infatti contare su un sostegno organizzato soprattutto in Lombardia, mentre il voto segreto consentirà anche agli esponenti meno esposti della componente nordista di esprimere la propria posizione.

Per Salvini, la sfida consiste nel dimostrare di conservare il sostegno della base congressuale e dei territori storici del partito. Per Garavaglia, invece, l’appuntamento rappresenta l’occasione per trasformare le critiche degli ultimi mesi in un dato politico misurabile.

Il congresso del 24 e 25 ottobre non sarà quindi soltanto una votazione per la segreteria della Lega, ma anche una verifica dei rapporti tra la leadership nazionale e una parte importante della sua classe dirigente settentrionale.