La Lega torna a fare i conti con il suo Nord. E questa volta il malumore dei governatori potrebbe trasformarsi in qualcosa di organizzato. Luca Zaia, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga lavorano infatti alla nascita di un’associazione capace di raccogliere l’area autonomista e territoriale del partito, quella che da mesi contesta a Matteo Salvini una linea considerata troppo spostata sul sovranismo nazionale e troppo distante dal vecchio Dna del Carroccio. L’ipotesi di una scissione resta lontana, ma quella di una corrente strutturata ha ormai assunto contorni molto più concreti.
Il progetto arriva dopo il fallimento dell’idea della cosiddetta “doppia Lega”: un partito fortemente radicato al Nord e un’altra struttura politica più nazionale e sovranista nel Centro-Sud. Salvini ha chiuso quella porta. I governatori, però, non hanno rinunciato a chiedere un cambio di rotta e ora cercano uno strumento diverso per organizzare il dissenso senza uscire dal partito.
Lega, Zaia e Fontana preparano il fronte del Nord
Luca Zaia appare tra i principali promotori dell’iniziativa. L’ex presidente del Veneto non intende abbandonare la politica e continua a rappresentare uno dei riferimenti più forti dell’area autonomista. Accanto a lui si muovono Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga, mentre in Lombardia segue con attenzione il dossier anche Massimiliano Romeo, segretario regionale e capogruppo del Carroccio al Senato.
Negli ultimi giorni proprio Fontana avrebbe fatto circolare una bozza di statuto per una nuova struttura definita “liberale”, presentandola come uno spazio di confronto e non come l’embrione di un nuovo partito. La precisazione prova a raffreddare le letture più esplosive, ma non cancella la portata politica della mossa: i governatori vogliono costruire un luogo stabile nel quale discutere autonomia, federalismo, economia e rapporto con i territori senza lasciare completamente l’agenda nelle mani della segreteria federale.
Il precedente che circola nelle conversazioni interne è quello dell’associazione costruita da Roberto Vannacci prima della nascita di Futuro Nazionale. I nordisti ricordano che quella struttura parallela, con circoli e adesioni proprie, aveva convissuto a lungo con la Lega. Il ragionamento è semplice: se allora Salvini accettò quella presenza, sarebbe politicamente difficile impedire oggi ai governatori di creare uno spazio associativo interno.
Salvini convoca il direttivo lombardo e chiede unità
Il segretario conosce perfettamente la portata del problema. Per questo ha voluto riunire oggi, 7 agosto, il direttivo della Lega lombarda nella sede di via Bellerio a Milano, nonostante la pausa parlamentare. Salvini parteciperà personalmente e punta a riportare ordine in una fase nella quale le tensioni interne si sommano alla concorrenza esterna di Vannacci.
Al tavolo sono stati chiamati anche i ministri e i principali dirigenti del partito. Il messaggio che Salvini intende portare è quello dell’unità: le istanze territoriali possono restare centrali, ma senza trasformarsi in una contrapposizione pubblica alla leadership. Il problema è che una parte del gruppo dirigente settentrionale considera insufficiente questa impostazione e chiede una revisione più profonda della linea politica.
Massimiliano Romeo ha già manifestato dubbi sul posizionamento della Lega, giudicato troppo spostato a destra. I risultati dei sondaggi e la pressione esercitata da Futuro Nazionale rendono ancora più delicato il confronto. Per i nordisti, inseguire Vannacci sul terreno sovranista rischia di indebolire ulteriormente il radicamento storico del Carroccio nelle regioni settentrionali.
Pontida può diventare il banco di prova della nuova corrente
La data politica decisiva resta Pontida. L’associazione potrebbe prendere forma proprio nelle settimane che precedono il tradizionale raduno leghista, trasformando il pratone bergamasco nel primo vero banco di prova dei rapporti di forza interni.
Per Salvini sarebbe uno scenario particolarmente delicato. Pontida rappresenta da sempre il luogo simbolico della Lega delle origini, quella costruita intorno all’autonomia del Nord e alla battaglia federalista. Una contestazione organizzata proprio lì avrebbe quindi un peso politico molto superiore a quello di una normale riunione di corrente.
Il leader prepara una contromossa: una convention nazionale e programmatica all’inizio di settembre per rilanciare il partito e ricompattare dirigenti e militanti. Ma Zaia, secondo le indiscrezioni riportate in queste ore, avrebbe già fatto sapere che non parteciperà. Un’assenza che, se confermata, aumenterebbe ulteriormente la distanza tra il segretario e uno dei protagonisti più popolari della storia recente del Carroccio.
Nessuna scissione, ma la Lega entra in una nuova fase
Per ora nessuno dei protagonisti parla apertamente di separazione. L’associazione nasce proprio per restare dentro il perimetro della Lega, organizzando però una voce autonoma capace di incidere sulle scelte del partito. È questo il punto politico più importante: il dissenso non vuole più limitarsi alle dichiarazioni individuali dei governatori o alle tensioni nelle riunioni interne.
Zaia, Fontana e Fedriga puntano a trasformarlo in una struttura riconoscibile. Salvini dovrà decidere se considerarla una componente legittima oppure una minaccia alla propria leadership. Da quella scelta dipenderà molto del futuro del Carroccio.
Il confronto, dunque, non riguarda soltanto nomi e correnti. Tocca la domanda che accompagna la Lega da anni: restare un partito nazionale e sovranista oppure recuperare con maggiore forza la propria identità settentrionale e autonomista. Pontida potrebbe diventare il luogo nel quale quella domanda smetterà di restare sotterranea.







