Nuovi sviluppi nell’inchiesta sull’attentato che il 16 ottobre 2025 ha colpito la residenza di Sigfrido Ranucci, ex conduttore di Report. A piazzale Clodio l’attenzione si concentra sulla convocazione del giornalista, attesa entro la fine del mese di settembre. L’esito del nuovo colloquio con i magistrati romani potrebbe determinare una svolta decisiva: la posizione di Ranucci, attualmente persona offesa, rischia infatti di mutare in base ai chiarimenti che fornirà agli inquirenti.
Tutti i dubbi della Procura
Il vertice tra il pubblico ministero Edoardo De Santis e il procuratore capo Francesco Lo Voi, durato circa quindici minuti a margine dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame, ha fatto il punto sulle priorità investigative. Al centro dei dubbi della Procura ci sono i motivi per cui il giornalista, durante la deposizione del 2 luglio scorso, non abbia menzionato gli avvertimenti ricevuti da Valter Lavitola sui pericoli per la sua incolumità. Lavitola, attualmente in carcere con l’accusa di essere il presunto mandante dell’ordigno, ha sostenuto di aver messo in guardia l’amico in più occasioni, e non solo nella giornata del 7 settembre dello scorso anno.
La memoria difensiva di Lavitola
Secondo quanto riportato nella memoria difensiva del faccendiere, Lavitola avrebbe riferito a Ranucci di presunti interessi di ambienti israeliani legati alla vicenda dei cantieri navali di Adria, escludendo il coinvolgimento della camorra. Di queste conversazioni e dei presunti avvertimenti non vi è traccia nelle prime dichiarazioni rese da Ranucci ai pm. Inoltre, proprio sulla vicenda dei cantieri di Adria, la posizione dell’ex conduttore si è complicata a seguito dell’iscrizione nel registro degli indagati da parte della pm Nadia Plastina, scaturita dall’esposto per diffamazione e calunnia presentato dal parlamentare di Fratelli d’Italia Gimmi Cangiano.
Le dichiarazioni spontanee del faccendiere
Nel corso dell’udienza al Riesame, Lavitola ha reso dichiarazioni spontanee in videoconferenza, definendo la bomba una “bomba d’amore” e sostenendo di aver agito con l’unico scopo di proteggere il giornalista, arrivando a sollecitare per mesi un rafforzamento della sua scorta. Il faccendiere ha ammesso l’esistenza di un’amicizia “interessata”, mossa dalla speranza di ottenere un riscatto sociale e una riabilitazione reputazionale attraverso il legame con la figura pubblica di Ranucci, ipotizzando persino progetti futuri come la produzione autonoma del programma televisivo o un supporto a un’eventuale candidatura politica del giornalista.
Affetto e stima reciproca nei messaggi scambiati
Dalle carte dell’inchiesta emergono anche i contatti tra Ranucci e gli imprenditori Pulcini per il tramite di Lavitola, il quale cercava un’intermediazione per l’acquisto dei locali di un ristorante a lui riconducibile. I messaggi scambiati tra i due rivelano un tono adulatorio da parte di Lavitola, affiancato da attestazioni di stima da parte di Ranucci. Sul fronte dell’esecuzione dell’attentato, il faccendiere ha parlato di un “mandato in bianco” affidato all’intermediario latitante Clesio Gomes Tavares, configurando un’accettazione del rischio per un’azione diversa da quella concordata.
Il no alla scarcerazione di Lavitola
Mentre la Procura ha espresso parere contrario alla scarcerazione di Lavitola, gli investigatori continuano ad analizzare i flussi di comunicazione su Signal, collocando temporaneamente i vuoti nelle chat, ed escludono per ora di ascoltare la moglie di Lavitola, ritenendo le sue dichiarazioni irrilevanti ai fini dell’attentato ma potenzialmente strumentali. Nei prossimi giorni, con la deposizione di Ranucci a piazzale Clodio, la magistratura cercherà di fare definitivamente luce sui punti d’ombra che ancora avvolgono la vicenda.







