Prima l’esperienza di Roberto Vannacci a Mosca come addetto militare dell’ambasciata italiana, poi le sue posizioni sulla Russia e sulla guerra in Ucraina. Adesso, attorno a Futuro Nazionale, emerge una costellazione di personaggi che, a diverso titolo e con storie molto differenti tra loro, hanno avuto rapporti politici, professionali o culturali con il mondo russo. Ci sono uomini premiati personalmente da Vladimir Putin, frequentatori del consolato russo, amici e interlocutori di Aleksandr Dugin, sostenitori della Russia imperiale ed esponenti politici che da anni difendono apertamente le ragioni di Mosca.
L’ultimo nome è quello di Iana Permiakova, moglie di Luca Carleo, nominato responsabile vicario di Futuro Nazionale in Lombardia e dimessosi appena ventiquattr’ore dopo l’incarico in seguito all’emergere del suo coinvolgimento nell’inchiesta milanese sul gruppo Ops. Permiakova, che sedeva nel consiglio di amministrazione di Ops Retail, ha lavorato per cinque anni nel Dipartimento del Servizio Stampa e dell’Informazione del governo della Federazione Russa. Una nuova tessera di un mosaico che comincia ad attirare attenzione anche fuori dall’Italia.
Vannacci a Mosca e quella previsione sbagliata sull’invasione dell’Ucraina
Il rapporto di Vannacci con la Russia precede di molto la sua avventura politica. Nel 2021 l’allora generale arriva all’ambasciata italiana a Mosca come addetto militare, proprio mentre i rapporti tra Nato e Federazione Russa stanno entrando nella fase più delicata. John Foreman, all’epoca addetto alla Difesa britannico, ha raccontato al Financial Times che Vannacci considerava Mosca un possibile «partner», riteneva che l’Occidente dovesse evitare uno scontro con la Russia e mostrava una certa affinità con la «mano forte» di Putin.
Alla vigilia del 24 febbraio 2022 Vannacci, secondo le ricostruzioni pubblicate, non riteneva probabile un’invasione russa dell’Ucraina su vasta scala. Dopo l’ingresso delle truppe di Mosca avrebbe inoltre detto all’ambasciatore italiano Giorgio Starace che i russi sarebbero entrati nel Paese «come un coltello nel burro» e che Kiev sarebbe caduta rapidamente. La previsione si rivelò completamente sbagliata. Vannacci lasciò Mosca nel maggio successivo, espulso insieme ad altri diplomatici italiani nella rappresaglia decisa dalla Russia dopo le espulsioni disposte da Roma.
Da Dugin agli uomini premiati da Putin: la galassia filorussa
Quattro anni dopo diversi nomi legati al mondo filorusso ricompaiono nella galassia politica che ruota attorno a Futuro Nazionale. Tra questi c’è Eliseo Bertolasi, giornalista e analista che nel novembre 2025 è entrato al Cremlino per ricevere direttamente da Vladimir Putin l’Ordine dell’Amicizia. C’è Antonio Imperatore, ex paracadutista e animatore del circolo «Amici della Russia Imperiale Terza Roma», una cui delegazione è stata ricevuta dal console generale russo a Milano.
E poi c’è Aleksandr Dugin, filosofo ultranazionalista, teorico dell’eurasianismo e uno dei riferimenti ideologici più conosciuti del nazionalismo russo. Roberto Jonghi Lavarini, il «Barone Nero», indicato tra i personaggi vicini all’area vannacciana, frequenta il consolato russo di Milano ed è vicino a Dugin. Giovanni Trombetta, consulente finanziario e presidente del circolo R360, viene indicato a sua volta come uno dei referenti italiani del filosofo russo. Rapporti che, singolarmente, non dimostrano alcun collegamento operativo tra il movimento di Vannacci e il Cremlino, ma che nel loro insieme delineano un’area politica nella quale la Russia putiniana esercita una forte capacità di attrazione.
Da Alemanno a Valdegamberi, la vecchia destra filorussa guarda a Vannacci
Nel nuovo movimento sono confluiti o gravitano anche pezzi di mondi politici precedenti. Una parte della rete proveniente dall’area di Gianni Alemanno e di Indipendenza si è avvicinata a Futuro Nazionale. A Roma si muove attorno a quest’area Ramona Castellino, sorella di Giuliano Castellino, ex leader di Forza Nuova condannato per l’assalto alla sede nazionale della Cgil e da tempo vicino agli ambienti filorussi.
Un altro elemento significativo riguarda i canali social di «Roma ai Romani», movimento confluito prima in Indipendenza e successivamente nell’area vannacciana, trasformati in «Futuro Nazionale Roma». Il 20 agosto su quelle pagine è comparso un omaggio a Dar’ja Dugina, figlia di Aleksandr Dugin, uccisa nel 2022 nell’esplosione della sua automobile. C’è poi Stefano Valdegamberi, da anni tra gli esponenti politici italiani più apertamente filorussi, che in Veneto ha costituito nel gruppo misto del Consiglio regionale una componente di Futuro Nazionale.
Iana Permiakova, cinque anni nella comunicazione del governo russo
Il capitolo più recente riguarda il mondo dell’informazione. Iana Permiakova è nata a Mosca, vive da circa dieci anni in Italia ed è sposata con Luca Carleo. Il 28 luglio quest’ultimo era stato nominato responsabile vicario di Futuro Nazionale in Lombardia con delega a Milano, ma l’incarico è durato appena ventiquattr’ore: quando è emerso il suo coinvolgimento nell’inchiesta della Procura di Milano sul gruppo Ops, Carleo si è dimesso dal movimento.
Carleo era ai vertici di Ops Retail, l’ex Netweek, gruppo proprietario di numerose testate cartacee e siti di informazione locale. Nel consiglio di amministrazione sedeva anche Permiakova, a sua volta coinvolta nell’inchiesta e dimessasi nelle ultime ore. Il particolare che ha attirato l’attenzione riguarda il suo curriculum: dal 2011 al 2016 ha lavorato nel «Dipartimento del Servizio Stampa e dell’Informazione» del governo della Federazione Russa. Non al Cremlino, dunque, ma all’interno della struttura di comunicazione del governo russo.
Permiakova ha respinto qualsiasi interpretazione che lasci intendere l’esistenza di rapporti attuali con Mosca. Ha spiegato di vivere in Italia da dieci anni e di non avere più alcun rapporto con la Federazione Russa, fatta eccezione per quello personale con i genitori che vivono ancora nel Paese. Ha inoltre precisato che le dimissioni da Ops Retail sono state una sua scelta, dovuta a motivi personali e alla volontà di dedicarsi a nuovi progetti.
La Russia diventa una questione politica per Futuro Nazionale
Nella galassia che ruota attorno al generale compare inoltre Pietro Veniamin Andrejevich Stramezzi, italorusso residente a Mosca, fotografato alla Duma e indicato tra gli interlocutori di Anton Kobyakov, consigliere di Putin. C’è poi Larissa Yudina, soprano italorussa vicina a Futuro Nazionale. Storie e rapporti molto diversi, che sarebbe scorretto sovrapporre: conoscere Dugin non significa lavorare per Putin, frequentare un consolato non equivale a rappresentare gli interessi della Russia e aver lavorato anni prima nell’amministrazione russa non dimostra l’esistenza di legami attuali con il governo di Mosca.
Politicamente, però, è la concentrazione di queste presenze a diventare rilevante. Vannacci ha prestato servizio a Mosca, ha espresso negli anni posizioni concilianti verso la Russia e sta costruendo un movimento attorno al quale compaiono persone premiate da Putin, interlocutori di Dugin, frequentatori delle rappresentanze diplomatiche russe ed esponenti che sostengono apertamente le ragioni del Cremlino. Il Financial Times ha già posto il tema dell’influenza russa nell’area dell’ex generale.
Non esistono elementi per sostenere che Futuro Nazionale sia controllato da Mosca, e confondere vicinanza politica e influenza diretta significherebbe andare oltre i fatti disponibili. Ma la politica estera diventa inevitabilmente una delle questioni sulle quali Vannacci dovrà chiarire la natura del proprio progetto: capire quanto spazio avrà la Russia di Vladimir Putin nel sistema di alleanze, riferimenti culturali e prospettive internazionali del movimento che l’ex generale vuole trasformare in una nuova forza della destra italiana.







