Roma, dal 41 bis a custode giudiziario a Caracalla: sul parco sequestrato spunta il nome del boss Giuseppe Casamonica

Giuseppe Casamonica

Sembra una di quelle storie che a Roma diventano una battuta prima ancora di essere spiegate. Invece è tutto scritto nero su bianco sul cancello del Parco di Caracalla, nel cuore della Capitale: «Manufatto sottoposto a sequestro preventivo». E subito sotto compare il nome del custode giudiziario: Casamonica Giuseppe.

Non un omonimo. Si tratta di Giuseppe Casamonica detto «Bitalo», condannato per associazione mafiosa e indicato come esponente di vertice della famiglia criminale egemone nella zona di Porta Furba. Nel 2018 i carabinieri erano andati ad arrestarlo, poi erano arrivati il carcere, la condanna e anche il regime del 41 bis. Otto anni dopo il suo nome compare all’ingresso di un’area sottoposta a sequestro preventivo dall’autorità giudiziaria.

Giuseppe Casamonica, dal carcere al lavoro nel Parco di Caracalla

La vicenda parte dal rapporto lavorativo di Casamonica con una società impegnata nell’area. Il Parco di Caracalla era stato concesso da Roma Capitale alla Omon srl, guidata dall’imprenditore Alessandro Asoli. Casamonica sarebbe stato assunto come stagionale dalla Intermedia srl, società con la quale Asoli aveva sottoscritto un contratto, e impiegato principalmente in attività di facchinaggio.

Asoli ha spiegato di conoscere il passato dell’uomo e di aver deciso di concedergli una possibilità dopo aver ascoltato la sua richiesta: «Chiedo solo la dignità di un lavoro che non mi dà nessuno per il mio cognome. Posso fare tutto, dalle pulizie al facchinaggio». L’imprenditore difende la scelta ricordando che «la rieducazione passa dal lavoro» e che Casamonica ha scontato la propria pena.

Ed è un punto che va tenuto distinto dal resto della vicenda. Un condannato che ha espiato la pena ha diritto a reinserirsi nella società e il lavoro costituisce uno degli strumenti fondamentali di quel percorso. La questione che solleva interrogativi è un’altra: come si sia arrivati dal lavoro di facchinaggio alla qualifica indicata sul cartello di un bene sottoposto a sequestro.

Il Parco di Caracalla sequestrato per i presunti abusi edilizi

A metà agosto l’area è stata sottoposta a sequestro preventivo nell’ambito di un’indagine per presunte irregolarità edilizie. Gli accertamenti riguardano diverse strutture che sarebbero state collocate senza titolo in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico: container, tre wc, strutture adibite a bar e vendita, dieci bagni chimici, un chiosco, tre portali in acciaio e una pedana in legno.

L’imprenditore Alessandro Asoli, indagato nell’inchiesta, sostiene la correttezza del proprio operato. Sulla vicenda è inoltre in corso un contenzioso davanti alla giustizia amministrativa e le contestazioni relative agli abusi restano quindi ipotesi sottoposte agli accertamenti dell’autorità giudiziaria.

È dopo il sequestro che all’ingresso compare il cartello destinato a trasformare una vicenda urbanistica in un caso molto più imbarazzante: «Custode giudiziario Casamonica Giuseppe». Il lavoratore assunto per svolgere attività di facchinaggio risulta così indicato come custode dell’area sequestrata.

Chi è «Bitalo», l’uomo indicato come vertice del clan di Porta Furba

Giuseppe Casamonica non porta soltanto un cognome diventato tristemente noto nella cronaca giudiziaria romana. È stato condannato come esponente di vertice del clan e sottoposto anche al regime del 41 bis. Nelle carte delle inchieste sulla famiglia il suo nome compare in vicende che hanno raccontato il potere esercitato per anni dal gruppo criminale attraverso intimidazioni, violenze, estorsioni e controllo del territorio.

Tra le storie più drammatiche c’è quella di Ernesto Sanità, che nel 2007 denunciò la sottrazione della propria casa popolare da parte dei Casamonica. La denuncia rimase a lungo senza conseguenze e l’uomo arrivò a dormire sotto i ponti mentre cercava di recuperare l’abitazione. Quando tentò di riprendersela personalmente, secondo quanto ricostruito nelle carte processuali, Bitalo e altri uomini gliela sottrassero nuovamente. Soltanto nel 2015, dopo anni di denunce, arrivarono gli arresti e Sanità riuscì a riavere la casa, che nel frattempo era stata utilizzata da Guerrino Casamonica, figlio di Giuseppe.

Il caso Caracalla e la domanda su chi abbia scelto il custode

Resta infine il nodo amministrativo. Secondo quanto ricostruito, dal Comune di Roma nessuno si sarebbe accorto dell’identità dell’uomo che lavorava nell’area. Ma il problema più delicato riguarda adesso il passaggio successivo e le procedure attraverso le quali Casamonica è stato indicato come custode giudiziario dopo il sequestro.

Che una persona condannata, una volta espiata la pena, possa lavorare è un principio fondamentale di qualsiasi sistema penale che abbia come obiettivo anche il reinserimento. Il cortocircuito nasce quando un uomo condannato per mafia e indicato come esponente di vertice di uno dei clan più conosciuti della Capitale compare come custode di un bene sul quale è appena intervenuta l’autorità giudiziaria.

Per capire davvero come sia potuto accadere serve quindi ricostruire chi abbia effettuato la nomina, sulla base di quale procedura e quali verifiche siano state compiute. Perché il dato che resta, al momento, è quello impresso sul cartello all’ingresso del Parco di Caracalla: «Custode giudiziario Casamonica Giuseppe».