Il diritto come strumento di tutela, ma anche come lente attraverso cui leggere i cambiamenti della società. È questo il filo conduttore di “Codice di libertà. Storie di diritto, coraggio e libertà. Il percorso di una donna avvocato tra carriera, diritti e nuove sfide della società digitale”, il nuovo libro di Micaela Ottomano. Un volume che parte dall’esperienza personale e professionale dell’autrice per affrontare questioni di interesse collettivo: la condizione delle donne nel mondo del lavoro, il rapporto tra libertà e diritto, le trasformazioni della società e le nuove forme di vulnerabilità che si sviluppano nello spazio digitale.
La tecnologia ha cambiato profondamente il modo di comunicare e di vivere le relazioni, ma ha introdotto anche nuove problematiche sul piano della tutela della persona. Il libro si interroga quindi sulla capacità del diritto di accompagnare questi cambiamenti e di offrire risposte adeguate a fenomeni che spesso evolvono più rapidamente delle norme.
La prefazione di Antonio Rapisarda, direttore de Il Secolo d’Italia, affronta proprio il ruolo delle donne nella società contemporanea e dedica attenzione anche alle nuove forme di violenza legate alla dimensione digitale. Una riflessione che si inserisce nel percorso tracciato dal volume, dove il concetto di libertà viene declinato attraverso il diritto, la professione, la vita quotidiana e la responsabilità individuale.
Perché “Codice di libertà”? Che significato ha per lei questo titolo?
«Il titolo racchiude il senso dell’intero libro. Il codice richiama naturalmente il diritto, le regole che disciplinano la nostra società, mentre la libertà rappresenta uno dei valori fondamentali che quelle regole devono contribuire a tutelare. Ho voluto raccontare il rapporto tra questi due concetti partendo dall’esperienza concreta e dalle domande che il lavoro quotidiano nel mondo del diritto inevitabilmente pone».
Nel libro parla di diritto, ma anche di coraggio e di libertà. Perché ha scelto di unire questi elementi?
«Perché credo che il diritto non sia qualcosa di distante dalla vita delle persone. Dietro ogni norma ci sono diritti da proteggere, conflitti da risolvere, persone che chiedono tutela. E in molte situazioni il diritto richiede anche coraggio: il coraggio di difendere le proprie ragioni, di affrontare le difficoltà e di non rinunciare alla propria libertà».
Uno dei temi del volume riguarda il percorso delle donne nel mondo professionale. Qual è oggi la sfida principale?
«La sfida è continuare a costruire una società nella quale una donna possa affermarsi professionalmente senza dover dimostrare più degli altri il proprio valore e senza essere costretta a scegliere tra realizzazione professionale e vita personale. Molto è cambiato, ma il percorso verso una piena parità non può considerarsi concluso».
Il libro dedica attenzione anche alla società digitale. Quali sono le nuove frontiere della tutela dei diritti?
«La dimensione digitale ha ampliato enormemente le nostre possibilità, ma ha anche creato nuove forme di esposizione e vulnerabilità. Pensiamo alla diffusione incontrollata delle informazioni personali, alle aggressioni online, alla reputazione e alle diverse forme di violenza che possono essere amplificate dalla rete. Il diritto deve riuscire a mantenere la persona al centro, anche quando le modalità attraverso cui i diritti vengono violati cambiano rapidamente».
Possiamo dire che la tecnologia abbia reso più difficile difendere la libertà individuale?
«Ha certamente reso più complessa la tutela. La tecnologia non è in sé positiva o negativa: dipende dall’uso che se ne fa. Il punto è garantire che l’innovazione non diventi uno strumento attraverso cui comprimere i diritti fondamentali. Per questo servono norme adeguate, ma anche consapevolezza e responsabilità».
Che ruolo deve avere oggi il diritto davanti a una società che cambia così velocemente?
«Il diritto non può limitarsi a inseguire i cambiamenti. Deve essere capace di interpretarli e, quando necessario, di anticipare le nuove esigenze di tutela. Questo significa avere norme efficaci, ma anche una cultura giuridica attenta alla realtà sociale».
Il suo libro è anche una riflessione sulla libertà personale. Che cosa significa essere liberi oggi?
«Significa poter scegliere, poter costruire il proprio percorso e poter esprimere le proprie idee nel rispetto degli altri. Ma significa anche conoscere i propri diritti e sapere che esistono strumenti per difenderli. La libertà, senza tutela, rischia di rimanere soltanto un principio astratto».
Qual è il messaggio che vorrebbe arrivasse al lettore alla fine del libro?
«Vorrei che il lettore si interrogasse sul valore della libertà e sul ruolo che ciascuno di noi può avere nella sua difesa. Il diritto non appartiene soltanto agli addetti ai lavori: riguarda la vita quotidiana di tutti. Conoscere i propri diritti significa anche essere più consapevoli delle proprie responsabilità e delle proprie possibilità».
di Cataldo Calabretta







