Garlasco, spuntano due relazioni del RIS sul computer di Alberto Stasi: protocolli corretti a mano e dubbi sull’alibi che gli investigatori già conoscevano

Alberto Stasi – credit,lapresse

Il delitto di Garlasco torna a far discutere per due relazioni del RIS di Parma risalenti al febbraio 2008, quando gli investigatori stavano ancora cercando di ricostruire i movimenti di Alberto Stasi nella mattina del 13 agosto 2007, giorno dell’omicidio di Chiara Poggi. I documenti presentano alcune particolarità: numeri di protocollo corretti a penna, identificativi invertiti e contenuti in parte sovrapponibili. Ma soprattutto contengono riferimenti alle operazioni effettuate sul computer di Stasi dopo il sequestro, quando gli accertamenti informatici non avevano ancora chiarito definitivamente l’effettivo utilizzo del portatile.

Il punto più delicato riguarda proprio l’alibi di Alberto Stasi. Nel 2009 i periti nominati dal giudice, Giuseppe Porta e Gianpiero Occhetti, avrebbero accertato che il giovane aveva effettivamente lavorato alla tesi di laurea nella mattina del delitto. Un risultato diverso dalla ricostruzione inizialmente sostenuta dagli investigatori e che oggi impone di rileggere con attenzione le precedenti valutazioni tecniche.

Delitto di Garlasco, le due relazioni del RIS del 28 febbraio 2008

Le nuove domande sul delitto di Garlasco nascono dal confronto tra due relazioni datate 28 febbraio 2008, entrambe provenienti dal Reparto investigazioni scientifiche dei Carabinieri di Parma e firmate dal capitano Aldo Mattei e dall’appuntato scelto Saverio Paolino.

I documenti sarebbero stati depositati nello stesso giorno alla Procura di Vigevano, presentando lo stesso numero identificativo ma protocolli differenti, con correzioni manoscritte e numerazioni invertite. Le due relazioni condividono diversi passaggi, pur affrontando questioni distinte.

La prima riguarda soprattutto il materiale informatico di natura pedopornografica che gli investigatori ritenevano di aver individuato sul computer di Stasi, successivamente assolto dall’accusa di detenzione di quel materiale. La seconda affronta invece l’utilizzo del portatile Compaq nelle giornate del 12 e 13 agosto 2007, concentrandosi sulla ricostruzione dell’alibi.

Un’ulteriore particolarità riguarda i quesiti della Procura: mentre per la prima relazione risulta individuabile la richiesta della pubblico ministero Rosa Muscio, per la seconda non emerge, dalla documentazione finora descritta, un corrispondente incarico altrettanto chiaramente identificabile.

Delitto di Garlasco, il RIS conosceva le alterazioni del computer di Stasi

Il passaggio più importante delle relazioni riguarda le condizioni del computer sequestrato ad Alberto Stasi il 14 agosto 2007, all’indomani dell’omicidio.

Secondo quanto riportato nei documenti, il portatile venne riacceso e utilizzato ripetutamente dagli operatori di polizia giudiziaria fino al 29 agosto, senza che fossero state preventivamente realizzate copie forensi e adottate le necessarie protezioni per impedire modifiche ai dati originali.

Si tratta di un elemento decisivo, perché le operazioni compiute su un dispositivo sequestrato possono modificare registrazioni di sistema, date di accesso e altri elementi utili a ricostruire le attività precedenti.

Il RIS, pur dando conto di queste operazioni, sosteneva che «non è altrettanto vero che i risultati ottenuti in seguito si debbano ritenere errati». Gli investigatori ipotizzavano inoltre che l’assenza di una regolare registrazione dello spegnimento del computer il 14 agosto potesse dipendere da un problema hardware o da un’interruzione dell’alimentazione.

Resta dunque una questione centrale: quale peso venne attribuito, nelle valutazioni iniziali, alle modifiche intervenute sul dispositivo dopo il sequestro?

Delitto di Garlasco, la battaglia sull’alibi e le quattro pagine della tesi

Nel delitto di Garlasco il computer di Alberto Stasi aveva assunto un’importanza fondamentale perché l’allora indagato sosteneva di aver trascorso la mattinata del 13 agosto lavorando alla propria tesi di laurea.

La difesa, attraverso una consulenza dell’esperto informatico Enrico Cerati, aveva richiamato l’attenzione sulle quattro pagine aggiunte al documento Word rispetto ai salvataggi della sera precedente. Secondo questa ricostruzione, Stasi avrebbe lavorato fino alla tarda mattinata, lasciando successivamente il portatile in standby prima di raggiungere l’abitazione di Chiara Poggi.

I tecnici del RIS contestarono questa interpretazione, sostenendo che il consulente difensivo non avesse correttamente considerato l’ora legale nei registri di sistema. Sollevarono inoltre obiezioni sul significato dei file temporanei di Word, ritenendo possibile che le quattro pagine fossero state scritte già il 12 agosto.

La questione cambiò prospettiva nel 2009, quando gli accertamenti disposti dal giudice Vitelli e affidati ai periti Porta e Occhetti portarono a riconoscere l’effettiva attività di Stasi sul computer nella mattina del delitto.

Delitto di Garlasco, il ruolo di Garofano e la relazione consegnata nel 2007

La controversia risale alla prima fase delle indagini sul delitto di Garlasco. L’11 dicembre 2007 il RIS di Parma consegnò alla Procura una consulenza sui dispositivi informatici sequestrati, mentre il colonnello Luciano Garofano era alla guida del reparto.

Nei giorni successivi si diffuse la ricostruzione secondo cui il computer di Alberto Stasi sarebbe rimasto acceso soltanto per pochi minuti tra le 9.36 e le 9.39, per poi essere riavviato dalle 10.15 alle 12.30. Una lettura presentata allora come incompatibile con il racconto del giovane.

Le relazioni del febbraio 2008 assumono oggi particolare interesse proprio perché mostrano come il RIS avesse già affrontato il problema delle operazioni eseguite sul portatile dopo il sequestro, continuando tuttavia a difendere la validità delle proprie conclusioni.

Le correzioni dei protocolli, la sovrapposizione dei documenti e la diversa individuabilità degli incarichi richiedono un chiarimento sulla formazione e sulla destinazione delle due relazioni. Da questi elementi, da soli, non emerge però la prova di una falsificazione o di una volontà di occultamento.

Il nodo rimane il rapporto tra le informazioni tecniche già disponibili nel 2008 e le conclusioni che sarebbero emerse soltanto l’anno successivo. Un interrogativo che riporta l’attenzione sulla gestione delle prove informatiche in una delle indagini giudiziarie più controverse degli ultimi vent’anni.