Liliana Resinovich, la perizia cambia tutto: spunta il DNA di un uomo ignoto. La 63enne triestina “è stata uccisa altrove”

Liliana Resinovich

Svolta nelle indagini sulla morte di Liliana Resinovich, la 63enne triestina scomparsa da casa il 14 dicembre 2021 e ritrovata priva di vita il 5 gennaio successivo nei boschi dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni. Le conclusioni della relazione di 350 pagine firmata dagli esperti Paolo Fattorini, Chiara Turchi ed Eva Sacchi, incaricati dalla gip Flavia Mangiante, aprono uno scenario del tutto nuovo e allontanano l’ipotesi del suicidio valutata in un primo momento dalla Procura.

L’ombra di un profilo maschile sconosciuto

I dati biologici emersi dagli accertamenti indicano la presenza di tracce riconducibili a un soggetto maschile sconosciuto sui jeans della vittima, sul cordino delle chiavi e su uno dei sacchi neri che ne avvolgevano il corpo. I periti, chiamati a rispondere a tredici quesiti analizzando indumenti, calzature, coltelli e forbici di Sebastiano Visintin, marito della donna e unico indagato, hanno isolato un profilo di sesso maschile non identificato anche sulla borsetta, sull’orologio, sulla bottiglietta d’acqua e su uno dei dodici capelli esaminati, mentre gli altri undici appartengono a Liliana.

Nessuna traccia biologica del marito sui vestiti

Dagli esami non sono emerse tracce biologiche dirette del marito sui vestiti della donna. L’unico elemento di contatto riguarda alcune fibre trasparenti e fluorescenti individuate sul giubbotto e sulla borsa della vittima, compatibili con il giubbotto di Visintin, un dettaglio che gli inquirenti dovranno valutare considerando la convivenza tra i due.

L’ipotesi del delitto: “Uccisa e portata nel bosco”

Un altro tassello fondamentale riguarda le scarpe della vittima, sotto le quali i periti non hanno trovato tracce del terreno del boschetto in cui gli inquirenti hanno rinvenuto il cadavere. Questo elemento suggerisce che la donna non sia arrivata sul posto camminando con le proprie gambe. I tecnici hanno invece rilevato sulle calzature residui di zirconio, sostanza che le persone impiegano nell’affilatura dei coltelli, la quale costituisce il secondo lavoro del marit

Le difese chiedono una svolta

L’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste il fratello della vittima, sostiene che Liliana sia stata uccisa altrove e successivamente trasportata nel bosco. Allo stesso tempo, i legali Alice e Paolo Bevilacqua, difensori di Sebastiano Visintin, auspicano che la presenza del DNA di un uomo sconosciuto porti a una svolta decisiva in un’inchiesta che finora ha visto coinvolto soltanto il loro assistito.