Pietracatella, spunta un testimone chiave nel giallo della ricina: potrebbe chiarire i rapporti e le incongruenze nei racconti

Pietracatella, il giallo della ricina

Potrebbe essere la testimonianza capace di dare finalmente un indirizzo preciso al giallo di Pietracatella. Mentre si attendono dalla Germania i risultati delle analisi sui 131 reperti prelevati nella casa in cui Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita sarebbero state avvelenate con la ricina, gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso concentrano l’attenzione su un uomo che finora è rimasto sullo sfondo dell’inchiesta: il marito dell’insegnante di matematica recentemente messa faccia a faccia con Gianni Di Vita durante un confronto negli uffici della Questura.

La sua testimonianza, secondo quanto riportato dal Giornale del Molise, viene considerata molto importante dagli investigatori e potrebbe servire a mettere ordine in alcune incongruenze che sarebbero emerse dai racconti raccolti nelle ultime settimane. L’uomo, tecnico di laboratorio all’Istituto agrario di Riccia, potrebbe essere convocato in Questura nel giro di pochi giorni. Gli inquirenti vogliono capire che cosa sappia realmente dei rapporti tra le persone entrate nell’orbita dell’indagine e, soprattutto, quale fosse la natura dei suoi contatti con Antonella Di Ielsi.

Il marito dell’insegnante potrebbe essere convocato in Questura

L’attenzione investigativa si è intensificata dopo il confronto disposto tra Gianni Di Vita e l’insegnante di matematica. Da quelle audizioni sarebbero emersi elementi che gli uomini della Mobile intendono approfondire, soprattutto alla luce di alcune versioni che non coinciderebbero perfettamente. Ed è qui che entra in scena il marito della donna, considerato potenzialmente in grado di fornire spiegazioni su circostanze ancora poco chiare.

Uno degli aspetti sui quali gli investigatori intenderebbero interrogarlo riguarda proprio il rapporto che l’uomo avrebbe avuto con Antonella Di Ielsi. Secondo le informazioni emerse, tra i due ci sarebbero stati in passato alcuni scambi di messaggi. Non è noto quale fosse il contenuto delle conversazioni né quale significato possa essere attribuito a quei contatti: saranno gli investigatori a cercare di ricostruirne natura, frequenza e contesto.

La sua eventuale convocazione potrebbe quindi diventare uno dei passaggi più delicati dell’indagine. L’obiettivo è verificare quanto l’uomo sappia di ciò che accadde durante le festività natalizie dello scorso dicembre e se la sua testimonianza possa aiutare a spiegare le incongruenze riscontrate dagli investigatori nelle dichiarazioni già raccolte.

Il giallo della ricina e i 131 reperti analizzati in Germania

Parallelamente procede il fronte scientifico, destinato a pesare in maniera determinante sull’inchiesta. Entro il 7 settembre sono attesi da Berlino i risultati delle analisi sulla ricina condotte da Christian Herzog e dalla sua équipe. Sotto esame ci sono 131 reperti campionati nell’abitazione di Pietracatella, alla ricerca di elementi che possano consentire di ricostruire con maggiore precisione dove si trovasse il veleno e, soprattutto, come possa essere entrato nella catena che ha provocato la morte delle due donne.

L’accertamento potrebbe rappresentare un passaggio fondamentale perché l’inchiesta, partita da uno scenario completamente diverso, ha cambiato radicalmente direzione. Inizialmente le morti erano state ricondotte a una possibile intossicazione alimentare. Successivamente, l’individuazione della ricina ha aperto uno scenario investigativo ben più grave e la Procura di Larino ha avviato un fascicolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dall’uso del veleno.

Proprio l’accelerazione impressa alle indagini nelle ultime settimane avrebbe progressivamente spostato sullo sfondo la posizione dei cinque medici inizialmente indagati nell’ambito dell’ipotesi dell’intossicazione alimentare, ormai superata dagli sviluppi successivi. Adesso l’obiettivo è individuare chi possa avere procurato e utilizzato la ricina e ricostruire il possibile movente dietro il duplice delitto.

Rapporti personali e messaggi al centro della nuova fase dell’inchiesta

La parte scientifica e quella investigativa sembrano dunque destinate a incrociarsi proprio nei prossimi giorni. Da una parte gli esami tedeschi sui reperti raccolti nella casa; dall’altra la ricostruzione dei rapporti personali tra i protagonisti della vicenda, dei messaggi scambiati e delle eventuali contraddizioni emerse durante interrogatori e confronti.

È su questo secondo terreno che la testimonianza del tecnico di laboratorio potrebbe acquistare particolare importanza. Gli investigatori vogliono capire quali fossero i suoi rapporti con Antonella e se sia in grado di fornire elementi utili anche sulla relazione tra sua moglie e Gianni Di Vita. Circostanze che, allo stato, devono ancora essere chiarite e che non consentono di attribuire responsabilità a nessuno, ma sulle quali la Squadra Mobile starebbe lavorando con crescente attenzione.

Il quadro si inserisce nella pista dei rapporti personali che nelle ultime settimane ha assunto sempre maggiore peso nell’inchiesta. La Procura e gli investigatori cercano di stabilire se dietro l’avvelenamento possa esserci un movente maturato all’interno della rete di relazioni che circondava la famiglia e se proprio messaggi, confidenze e tensioni possano fornire la chiave per ricostruire ciò che è accaduto.

La Procura potrebbe chiedere altri sei mesi per indagare

Sul tavolo resta anche la questione dei tempi dell’inchiesta. Se la Procura di Larino non dovesse arrivare alla chiusura entro la prossima settimana, il fascicolo potrebbe rimanere aperto per altri sei mesi. Una prospettiva che consentirebbe agli investigatori di proseguire gli accertamenti, ma che potrebbe essere superata nei fatti qualora le attività previste nei prossimi giorni producessero elementi decisivi.

Il calendario, dunque, si stringe attorno a due appuntamenti: l’arrivo dei risultati sui 131 reperti analizzati in Germania e la possibile convocazione del marito dell’insegnante. Due fronti completamente diversi, quello scientifico e quello testimoniale, che potrebbero convergere nella ricostruzione del duplice avvelenamento.

Dallo scorso 15 marzo la Squadra Mobile lavora sull’ipotesi dell’omicidio volontario di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Dopo mesi di analisi, interrogatori e accertamenti, il giallo di Pietracatella sembra essere entrato in una fase particolarmente delicata. E adesso una delle risposte più importanti potrebbe arrivare proprio dall’uomo che gli investigatori si preparano a far salire negli uffici della Questura di Campobasso.