Vannacci, l’ombra di Mosca agita Meloni: «Non si sa a chi risponde». E l’ultimo sondaggio lo proietta addirittura al 12%

Roberto Vannacci

Un sospetto senza una prova definitiva, ma abbastanza pesante da essere diventato uno dei dossier più delicati sul tavolo di Giorgia Meloni. Roberto Vannacci continua a crescere nei sondaggi e, contemporaneamente, dentro Fratelli d’Italia aumentano gli interrogativi sui suoi rapporti internazionali e sulla linea apertamente filorussa che l’ex generale ha assunto sulla guerra in Ucraina.

A riaccendere il caso è un’inchiesta del Financial Times, che descrive Vannacci come un possibile «cavallo di Troia di Mosca» capace di mettere alla prova la tenuta politica della premier. Una ricostruzione che trova terreno fertile in dubbi che, secondo Repubblica, circolerebbero da mesi nei piani alti di FdI.

La frase attribuita ad alcuni esponenti del partito è pesantissima: «Vannacci non si sa a chi risponde». Qualcuno sarebbe ancora più esplicito: «Non vorremmo poi dover rispondere a Mosca». Ma prove di rapporti occulti con il Cremlino? Al momento, nessuna «pistola fumante». Ed è un confine fondamentale.

I dubbi dentro FdI e quella frase: «Non si sa a chi risponde»

La diffidenza verso Vannacci avrebbe ormai superato la semplice paura elettorale. Certo, l’ex generale pesca nello stesso bacino del centrodestra e la sua crescita rischia di sottrarre voti soprattutto a Lega e Fratelli d’Italia. Ma nei ragionamenti che circolano a via della Scrofa ci sarebbe dell’altro.

Il Copasir riceve periodicamente dal governo informative sull’impatto della disinformazione e delle interferenze straniere in Italia, a partire da quelle russe. Si tratta della cosiddetta Fimi, Foreign Information Manipulation and Interference, uno dei terreni della guerra ibrida che preoccupa ormai tutte le democrazie europee.

I report riguarderebbero soprattutto campagne di influenza e attività sui social e non costituiscono una prova di collegamenti tra Vannacci e Mosca. Eppure nel partito della premier il tema viene discusso.

Nelle chat interne a FdI, secondo la ricostruzione pubblicata da Repubblica, da settimane circolerebbe anche uno studio apparso su Substack che solleva interrogativi sull’ascesa dell’ex generale, sulla costruzione della sua notorietà online e sui finanziamenti che avrebbero accompagnato la crescita del suo movimento. Una tesi, appunto, non una prova, che arriverebbe a interrogarsi anche su possibili collegamenti con ambienti della galassia Maga americana.

Da Mosca all’Ucraina, lo strappo che portò alla rottura con Salvini

C’è però un elemento politico che nessuno deve ricostruire attraverso indiscrezioni: la posizione di Vannacci sulla Russia e sull’Ucraina è profondamente diversa da quella di Meloni. La premier ha costruito fin dall’inizio dell’invasione russa una linea atlantista e di sostegno a Kiev. Vannacci ha invece contestato apertamente l’invio di armi all’Ucraina.

Proprio questo dossier aveva prodotto uno dei primi strappi clamorosi con Matteo Salvini. Quando il governo raggiunse il difficile compromesso per prorogare le autorizzazioni agli aiuti a Kiev, Vannacci liquidò l’accordo parlando di «acrobazie lessicali» e attaccò frontalmente la scelta: «Con questo decreto si continua una guerra persa, basta armi all’Ucraina». Era ancora vicesegretario della Lega. Pochi mesi dopo sarebbe arrivata la scissione.

Vista oggi da Fratelli d’Italia, quella frattura assume un significato ancora più delicato: con Salvini, raccontano fonti del partito, Meloni sa di poter trattare fino a trovare una mediazione. Vannacci viene invece considerato molto meno prevedibile, uno capace di «staccare la spina» se non ottiene ciò che pretende. Ed è questo, più ancora dei sospetti, il problema politico della premier.

Il vero incubo è quel 12% che circola nel centrodestra

Perché tenere Vannacci fuori dalla coalizione potrebbe avere un costo enorme. Secondo un sondaggio riservato commissionato dalla maggioranza e che starebbe circolando nelle chat di Forza Italia, Futuro Nazionale sarebbe arrivato addirittura al 12%. Una percentuale enorme, se confermata dalle urne, capace di sconvolgere gli equilibri del centrodestra e probabilmente l’intera partita per Palazzo Chigi.

È qui che il problema russo si salda con quello elettorale. Meloni deve decidere se tentare di arginare Vannacci oppure aprirgli la porta della coalizione. Nel primo caso rischia di trovarsi alla propria destra un concorrente a doppia cifra capace di sottrarre voti decisivi. Nel secondo dovrebbe convivere con un leader che sull’Ucraina sostiene una linea incompatibile con quella portata avanti dal governo italiano negli ultimi anni.

E non è soltanto questione di Kiev. L’ingresso di Futuro Nazionale potrebbe modificare radicalmente l’asse internazionale della coalizione proprio mentre l’Europa considera la Russia una delle principali minacce alla propria sicurezza.

Vannacci intanto accarezza Meloni: «Ottimo capo dello Stato»

In mezzo a sospetti, veti e scenari da guerra nel centrodestra, Vannacci sceglie però di mandare alla premier un messaggio sorprendentemente conciliante. Ospite di Cartabianca, l’ex generale ha indicato proprio Giorgia Meloni come una figura che potrebbe diventare «un ottimo capo dello Stato».

Una carezza politica che arriva nel momento in cui i rapporti sono tutt’altro che distesi e che può essere letta in molti modi: riconoscimento personale, tentativo di disgelo oppure semplice apertura tattica verso un elettorato che Vannacci sa di dover contendere alla premier senza necessariamente trasformarla nel proprio nemico principale. Per Meloni il dilemma rimane.

Perché il leader di Futuro Nazionale è contemporaneamente l’avversario che il centrodestra teme di più e quello di cui potrebbe avere bisogno per vincere. E se quel 12% dovesse trasformarsi da sondaggio riservato a consenso reale, il problema non sarebbe più stabilire se parlare con Vannacci. Sarebbe capire a quali condizioni farlo.