L’Italia comincia a prepararsi a una possibile guerra ibrida intorno alle elezioni politiche del 2027. Il Copasir ha acceso i riflettori sul rischio di interferenze straniere nel voto e nelle prossime settimane dovrebbe avviare un nuovo ciclo di audizioni e chiedere ulteriori relazioni ai Servizi. L’attenzione è concentrata soprattutto sulla Russia, anche se il monitoraggio riguarda più in generale gli attori stranieri potenzialmente interessati a condizionare il dibattito pubblico italiano.
Non significa che esista oggi la prova di un piano di Mosca per alterare le prossime elezioni. Il punto è un altro: le istituzioni considerano il rischio abbastanza concreto da avere già predisposto contromisure.
A confermarlo è il direttore generale del Dis, Vittorio Rizzi: «Il tema di tutelare il processo elettorale riguarda non solo l’Italia ma tutti i Paesi che nel 2026 e 2027 andranno al voto». E, su indicazione del Copasir, sono già state adottate «una serie di misure per tutelare la libertà del processo democratico di voto».
Dalla propaganda social agli influencer: come si può condizionare il voto
Lo scenario che preoccupa l’intelligence è molto più sofisticato della vecchia fabbrica di fake news. Gli strumenti della guerra ibrida possono comprendere cyberattacchi, campagne coordinate sui social, reti di bot, intelligenza artificiale generativa, disinformazione e possibili azioni contro infrastrutture strategiche.
Ma c’è un fronte che negli ultimi mesi avrebbe attirato in particolare l’attenzione degli apparati di sicurezza: quello di siti e influencer reali, i cui contenuti potrebbero essere sostenuti, finanziati o artificialmente amplificati dall’estero.
Il meccanismo sarebbe molto più difficile da individuare rispetto a una rete di profili falsi. Non servirebbe necessariamente impartire ordini diretti a qualcuno. Campagne pubblicitarie apparentemente commerciali, finanziamenti, sponsorizzazioni e sistemi di amplificazione online potrebbero aumentare enormemente la diffusione di determinati contenuti, portandoli davanti a milioni di utenti. È anche su questi meccanismi che sarebbero in corso approfondimenti.
Il Copasir: «L’Italia non è immune»
Il presidente del Copasir Lorenzo Guerini invita a evitare allarmismi ma conferma che il problema esiste. «Il tema delle possibili intromissioni, delle attività di disinformazione attraverso vari canali, è un rischio più volte testimoniato in numerosi momenti elettorali», spiega. E avverte: «Anche l’Italia non è immune».
La questione decisiva riguarda soprattutto i tempi. Un’eventuale operazione di influenza non comincerebbe necessariamente nelle settimane immediatamente precedenti alle urne. Potrebbe partire molti mesi prima, intervenendo progressivamente sulla formazione dell’opinione pubblica.
L’obiettivo di una campagna ostile potrebbe essere quello di esasperare divisioni già presenti nella società, screditare istituzioni e leader politici, amplificare determinate narrazioni oppure favorire indirettamente posizioni considerate più compatibili con gli interessi dello Stato straniero coinvolto. Ed è proprio per questo che l’intelligence si sta muovendo con largo anticipo rispetto alle elezioni.
Non soltanto Mosca: sotto osservazione anche altri attori stranieri
La Russia rappresenta il principale terreno di attenzione, ma il dossier non riguarda esclusivamente il Cremlino. Le relazioni dell’intelligence hanno già descritto negli anni attività riconducibili ad altri attori statuali, Cina compresa. Il lavoro del Copasir servirà quindi a capire quali Paesi possano avere interesse a interferire con il processo democratico italiano, quali strumenti siano in grado di utilizzare e soprattutto dove si trovino le vulnerabilità del sistema.
Il quadro si inserisce nel più ampio problema della Fimi, Foreign Information Manipulation and Interference, cioè le attività straniere di manipolazione e interferenza dell’informazione. Un campo nel quale la tecnologia sta rendendo sempre più difficile distinguere una normale campagna politica o di opinione da un’operazione organizzata e sostenuta dall’estero.
La Lega frena: «Basta con l’ossessione per i russi»
Il dossier sull’interferenza straniera apre però già una frattura politica dentro la maggioranza. La Lega invita a non trasformare la vigilanza in una nuova caccia alle streghe contro Mosca. Fonti del Carroccio chiedono di distinguere «la legittima preoccupazione per le minacce esterne» da quella che definiscono «l’ossessione per i russi» applicata ormai allo sport, alla cultura e adesso anche alle possibili influenze sulle elezioni.
Per la Lega bisogna vigilare contro qualunque tentativo di interferenza, «da qualunque parte arrivi, da Putin a Zelensky passando per Soros», senza però mettere in discussione la capacità degli italiani di scegliere autonomamente attraverso il voto.
Il Copasir, intanto, va avanti. Audizioni, relazioni dei Servizi e approfondimenti dovranno stabilire se dietro campagne social, siti, influencer e operazioni apparentemente spontanee possano nascondersi interessi stranieri. Le elezioni sono ancora lontane, ma per l’intelligence la partita sulla sicurezza del voto è già cominciata.







