La frase è destinata a fare rumore perché arriva dall’avvocato dell’unico uomo condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. Antonio De Rensis dice apertamente che Andrea Sempio, oggi indagato nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, per lui è innocente. E soprattutto chiarisce quale sia la sua vera battaglia: non spostare l’accusa da Alberto Stasi a un altro uomo, ma ottenere la revisione della posizione del proprio assistito.
«Per me Sempio è innocente», afferma durante Zona Bianca. Poi aggiunge: «A me non interessa nulla di quello, a me interessa revisionare la posizione di Alberto Stasi con la mia collega». Una dichiarazione che cambia completamente il registro del confronto pubblico sulla nuova indagine, perché arriva proprio mentre attorno a Sempio crescono analisi sugli scritti, sulla personalità, sulle impronte e sugli altri elementi raccolti dalla Procura di Pavia.
Garlasco, De Rensis frena sugli scritti di Sempio
Il punto di partenza sono alcuni scritti attribuiti a Sempio risalenti agli anni vicini al delitto. Testi che nelle ultime settimane hanno alimentato interpretazioni criminologiche e letture sulla personalità dell’allora ventenne.
De Rensis non li liquida. Dice che meritano una riflessione, soprattutto se rapportati all’età di chi li scrisse. Ma contemporaneamente mette una barriera molto netta tra quel materiale e l’ipotesi di una responsabilità nell’omicidio.
«Da questo alla colpevolezza c’è un oceano in mezzo», osserva il legale.
È una precisazione centrale, perché il difensore di Stasi rifiuta di trasformare appunti, pensieri o comportamenti in una scorciatoia verso un giudizio di colpevolezza. E proprio qui richiama ciò che accadde al suo assistito nel 2007.
«Questo giochino è stato fatto con Alberto Stasi»
De Rensis ricorda la narrazione costruita attorno a Stasi nelle prime fasi dell’inchiesta: «Il mostro», «il biondo senz’anima», «il fidanzato dagli occhi di ghiaccio». Etichette che, nella lettura dell’avvocato, finirono per anticipare il processo e costruire nell’opinione pubblica un’immagine prima ancora che i giudici arrivassero a una conclusione definitiva.
«Nel 2007 questo giochino qua è stato fatto con Alberto Stasi», sottolinea.
È proprio quel precedente che oggi lo porta a rifiutare lo stesso schema nei confronti di Andrea Sempio. De Rensis insiste sul metodo: gli scritti possono avere un interesse, ma non possono diventare automaticamente la prova di una personalità criminale.
Il legale allarga poi il discorso alla letteratura criminologica, ricordando che esistono assassini che lasciano messaggi, tracce o segnali per motivi diversi, dalla volontà di essere scoperti alla sfida verso gli investigatori. Ma precisa subito di non riferirsi direttamente a Sempio.
Il suo interrogativo riguarda invece la disparità con cui, a suo giudizio, furono letti personaggi e comportamenti nel 2007. «Queste argomentazioni sociologiche perché non sono state fatte nel 2007?», domanda.
La frase che spiazza tutti: «Per me Sempio è innocente»
Poi arriva la dichiarazione più forte. De Rensis non si limita a dire che non esistono elementi sufficienti per accusare Sempio. Va oltre: «Per me Sempio è innocente».
Una presa di posizione che può apparire sorprendente perché la nuova inchiesta della Procura di Pavia viene considerata da molti come il possibile presupposto di una futura revisione della condanna di Stasi. Se emergesse infatti una ricostruzione incompatibile con quella cristallizzata nella sentenza definitiva, la difesa potrebbe utilizzare quei nuovi elementi per chiedere la riapertura del processo. Ma De Rensis separa nettamente i due piani.
Non gli serve sostenere la colpevolezza di Sempio per contestare la condanna del proprio assistito. La sua strategia punta invece a dimostrare che il quadro probatorio utilizzato contro Stasi non regge più alla luce delle nuove acquisizioni, delle nuove consulenze e delle contraddizioni emerse sulla scena del crimine.
L’obiettivo è la revisione della condanna di Stasi
Ed è qui che la dichiarazione assume il suo vero significato giudiziario. «A me interessa revisionare la posizione di Alberto Stasi», ribadisce De Rensis, citando anche la collega Giada Bocellari.
Il messaggio è semplice: la difesa non vuole sostituire un colpevole con un altro. Vuole dimostrare che la sentenza contro Stasi merita un nuovo esame.
Per arrivare a una revisione non basta infatti indicare un sospettato alternativo. Occorrono nuove prove o nuovi elementi capaci di mettere seriamente in discussione la tenuta della condanna definitiva.
In questa prospettiva diventano importanti le nuove acquisizioni sul Dna sotto le unghie di Chiara, l’impronta 33, la ricostruzione medico-legale della dinamica, le tracce di scarpe e tutti gli altri elementi che negli ultimi mesi hanno riaperto il dibattito sulla scena del crimine.
Una linea che cambia il racconto sulla nuova inchiesta
La posizione di De Rensis sposta quindi il baricentro.
La nuova indagine su Andrea Sempio e la possibile revisione per Alberto Stasi non devono necessariamente procedere come due facce della stessa medaglia. Si può sostenere che gli elementi contro Stasi non siano sufficienti senza affermare che Sempio sia l’assassino. È esattamente il terreno sul quale il legale sceglie di muoversi.
E proprio per questo la sua frase pesa più di molte altre dichiarazioni arrivate negli ultimi mesi. Non è un avvocato della difesa di Sempio a proclamare l’innocenza dell’indagato. È il difensore di Alberto Stasi.
Nel delitto di Garlasco, dove ogni nuovo elemento sembra inevitabilmente spostare l’accusa da un nome all’altro, De Rensis introduce una terza possibilità: che il punto non sia individuare subito un nuovo colpevole, ma stabilire prima di tutto se la condanna pronunciata contro Stasi possa ancora resistere alle nuove evidenze. Ed è su questo terreno che la difesa prepara la sua vera offensiva.







