La fotografia della carta stampata italiana nel 2026 racconta qualcosa di più profondo della crisi di questo o quel quotidiano. Racconta la progressiva scomparsa di un’abitudine: comprare il giornale.
Nel 2021 i quotidiani italiani censiti da Ads vendevano complessivamente circa due milioni di copie al giorno. Cinque anni dopo, considerando insieme carta e digitale, siamo scesi a poco meno di 1,5 milioni. Significa che in appena cinque anni sono evaporate circa mezzo milione di copie quotidiane, con una contrazione complessiva del 35%. E il processo non sembra rallentare: soltanto rispetto al 2025 il mercato ha perso un altro 8%.
Numeri che diventano ancora più pesanti considerando che nel conteggio rientrano anche copie vendute attraverso accordi con aziende, enti e organizzazioni, oltre alle copie promozionali e omaggio.
Il vero allarme: chi smette di leggere non cambia giornale
C’è però un dato che racconta forse meglio di tutti gli altri la dimensione della crisi. Non esiste un travaso significativo di lettori da una testata all’altra. In altre parole, quando qualcuno smette di comprare il quotidiano che leggeva abitualmente, nella maggior parte dei casi non sceglie un concorrente. Semplicemente smette di comprare quotidiani.
Ed è questa la differenza fondamentale tra una normale crisi editoriale e quella che sta attraversando oggi la stampa italiana. Se il problema riguardasse soltanto alcune testate, i lettori potrebbero spostarsi verso giornali considerati più interessanti, più autorevoli o semplicemente più vicini alle proprie esigenze. Invece il bacino complessivo continua a restringersi. Il giornale non perde soltanto una battaglia contro un altro giornale. Perde il lettore.
Le grandi testate hanno lasciato per strada decine di migliaia di copie
I numeri delle principali testate mostrano quanto sia profonda la trasformazione. Il primo quotidiano italiano resta il Corriere della Sera, con 186.950 copie giornaliere considerando le diverse tipologie di vendita prese in esame. Nel 2021 erano circa 234mila.
Ancora più marcata la contrazione di Repubblica: dalle 162.500 copie del 2021 alle attuali 87.912, quasi dimezzate in cinque anni. Il Sole 24 Ore passa da circa 106mila a 77.297 copie, mentre La Stampa scende dalle 96mila del 2021 a 54.311. Il Messaggero passa invece da 53mila a 38.077 copie.
Numeri diversi, ma una direzione quasi sempre identica. L’eccezione segnalata dai dati è Il Fatto Quotidiano, che raggiunge 60.912 copie, con un incremento del 14% rispetto al 2021. Una crescita sulla quale pesa però in maniera significativa la componente delle copie digitali vendute a prezzi fortemente scontati, compresi tra il 10 e il 30% del prezzo pieno.
Il paradosso delle copie regalate
Mentre diminuiscono le persone disposte a pagare per leggere un quotidiano, cresce rispetto all’inizio del periodo considerato un’altra categoria: le copie promozionali e quelle distribuite gratuitamente. Nel 2021 e nel 2022 erano mediamente circa 72mila. Nel 2023 sono balzate a 163mila, con un aumento del 129%. Nel 2026 sono scese a circa 132mila, ma continuano a rappresentare grosso modo una copia ogni dieci diffuse.
Quasi metà del fenomeno si concentra su due quotidiani: Repubblica, con circa 26mila copie, e La Gazzetta dello Sport, con circa 39mila. Dietro queste operazioni possono esserci strategie commerciali molto diverse, comprese quelle finalizzate ad acquisire nuovi abbonati e costruire un rapporto diretto con il lettore attraverso registrazioni e offerte fortemente scontate. Resta però il paradosso: mentre le copie acquistate diminuiscono, quelle regalate o promozionali mantengono un peso considerevole.
Non è soltanto una crisi della carta
Sarebbe facile spiegare tutto con internet. Ma i numeri comprendono anche una parte delle vendite digitali e suggeriscono quindi un problema più complesso. Gli italiani non hanno smesso di cercare notizie. Al contrario, probabilmente ne consumano molte più di vent’anni fa. Le trovano sui siti, sui social network, sulle piattaforme video, nelle newsletter, attraverso gli aggregatori e sempre più spesso direttamente sullo smartphone.
Quello che si sta spezzando è il rapporto economico e quotidiano con il giornale tradizionale. Per decenni comprare il quotidiano è stato un rito: edicola, bar, treno, ufficio, colazione. Oggi quel gesto appartiene sempre meno alle nuove generazioni e progressivamente anche una parte dei lettori più anziani lo sta abbandonando.
Il risultato è racchiuso in quei 500mila giornali quotidiani scomparsi dal mercato in appena cinque anni. Se il ritmo dovesse continuare, il problema non sarà più capire quale quotidiano riuscirà a conquistare qualche migliaio di lettori agli altri. La domanda diventerà molto più radicale: quanti italiani saranno ancora disposti a pagare ogni giorno per leggere un giornale?







