Tredici milioni. È il numero che basta da solo a cambiare la percezione di quanto siano diffuse le armi da fuoco nelle case degli italiani. Secondo i dati registrati nel sistema informatico delle forze dell’ordine, tra pistole, fucili e altre armi regolarmente denunciate nel nostro Paese si supera infatti quota 13 milioni.
Naturalmente questo non significa che un italiano su quattro tenga una pistola nel comodino. Le armi tendono a concentrarsi nelle mani di un numero molto più ristretto di persone e chi le possiede spesso ne detiene più di una. Le stime indicano comunque una platea enorme: tra 4,7 e 5 milioni di cittadini avrebbero almeno un’arma. Ed è qui che compare il dato forse più sorprendente: le licenze attive sono appena 1,2 milioni. Non c’è alcuna contraddizione. Avere legalmente un’arma in casa e avere il porto d’armi sono infatti due cose differenti.
Cinque milioni di italiani possiedono almeno un’arma
Il porto d’armi serve per utilizzare o, nei casi previsti dalla legge, portare un’arma fuori dall’abitazione. Per detenerla nel proprio domicilio, invece, non occorre necessariamente avere una licenza attiva: servono il titolo previsto per l’acquisto e la regolare denuncia alle forze dell’ordine.
È il caso, per esempio, delle armi acquistate in passato e successivamente conservate in casa, di quelle ereditate o detenute per collezionismo. Si spiega così almeno in parte l’enorme divario tra 1,2 milioni di licenze attive e una platea stimata che arriva fino a 5 milioni di possessori.
Ancora più impressionante è il numero complessivo delle armi registrate: oltre 13 milioni. Una cifra che comprende però anche arsenali personali composti da più pezzi. Tra pistole, fucili e armi sportive, non è raro che uno stesso proprietario ne possieda diverse.
Il fucile da caccia resta il più diffuso
A dominare il mercato legale italiano delle armi continua a essere il fucile da caccia. I titolari delle relative licenze superano quota 600 mila, un numero che negli ultimi anni risulta in crescita. Subito dietro arrivano le autorizzazioni per uso sportivo, che riguardano circa 580 mila persone e comprendono chi utilizza le armi, per esempio, nei poligoni di tiro.
Completamente diversa la situazione del porto d’armi per difesa personale, il titolo che in determinate condizioni consente di portare l’arma fuori dalla propria abitazione: in Italia le licenze di questo tipo sono meno di 9 mila. A queste si aggiungono poco più di 44 mila guardie giurate. I numeri, quindi, raccontano soprattutto un Paese nel quale moltissime armi vengono detenute legalmente nelle abitazioni, più che portate quotidianamente per strada.
L’Italia ha 14,4 armi ogni cento abitanti
Nel confronto europeo l’Italia non occupa comunque le prime posizioni. Il dato indicato è di circa 14,4 armi ogni cento abitanti, contro una media europea di 15,7. Francia e Germania arrivano a circa 19,6 armi ogni cento abitanti, mentre la Spagna si ferma a 7,5.
Siamo soprattutto lontanissimi dagli Stati Uniti, dove il rapporto supera addirittura le 120 armi ogni cento abitanti, quindi più armi che persone. Questo non rende però trascurabile il fenomeno italiano. Tredici milioni di armi registrate significano infatti che pistole e fucili costituiscono una presenza consistente all’interno delle abitazioni, anche quando il proprietario non possiede più un porto d’armi valido.
Cosa succede a chi tiene una pistola o un fucile in casa
La detenzione non significa assenza di controlli. Chi conserva armi nella propria abitazione deve rispettare precisi obblighi e può essere sottoposto alle verifiche delle forze dell’ordine. Polizia e carabinieri possono controllare le modalità di custodia e verificare che matricole e caratteristiche delle armi corrispondano a quanto denunciato.
Esiste inoltre un sistema di segnalazione che può entrare in funzione quando il possessore viene coinvolto in situazioni considerate problematiche. Una denuncia, un arresto o determinati episodi possono portare il caso all’attenzione della questura e, quando ricorrono le condizioni previste dalla legge, questore e prefetto possono intervenire sulla disponibilità delle armi.
Chi possiede un porto d’armi deve inoltre sottoporsi ai controlli medici previsti in occasione del rinnovo, normalmente ogni cinque anni. Anche chi detiene soltanto armi in casa deve presentare periodicamente la certificazione di idoneità psicofisica prevista dalla normativa.
Nessun limite massimo di età
C’è infine un particolare destinato a far discutere: la legge non stabilisce un’età massima oltre la quale una persona non possa più possedere un’arma. Il criterio decisivo resta l’idoneità psicofisica. In altre parole, anche una persona molto anziana può continuare legalmente a detenere pistole o fucili se supera i controlli previsti.
Ed è forse proprio questo il dato che racconta meglio la complessità del fenomeno. Quando si parla di armi in Italia, infatti, il numero dei porti d’arma fotografa soltanto una parte della realtà. Dietro 1,2 milioni di licenze attive esiste una platea che potrebbe arrivare a 5 milioni di possessori e oltre 13 milioni di armi regolarmente registrate. Non siamo l’America. Ma neppure un Paese disarmato.







