Per oltre vent’anni la terapia ormonale sostitutiva in menopausa è stata accompagnata da dubbi e timori legati soprattutto ai possibili rischi per la salute. Oggi il quadro è cambiato. Le nuove evidenze scientifiche e la disponibilità di trattamenti differenti stanno portando verso un approccio sempre più personalizzato, costruito sulle caratteristiche e sulle necessità di ogni singola donna.
A segnare una svolta è stata anche la recente decisione della Food and Drug Administration (FDA) statunitense di rimuovere il Black Box Warning, la più severa avvertenza di sicurezza prevista per i farmaci. Il tema è stato al centro del congresso di endocrinologia ginecologica dell’Associazione Medici Endocrinologi, dove sono state analizzate le nuove conoscenze maturate dopo più di due decenni di ricerca.
Per anni la terapia ormonale ha fatto paura
La diffidenza nei confronti della terapia ormonale sostitutiva è cresciuta soprattutto nei primi anni Duemila, dopo la pubblicazione dei risultati del noto studio Women’s Health Initiative.
Quei dati alimentarono il timore di possibili rischi legati ad alcune forme tumorali e contribuirono a cambiare profondamente l’approccio alla terapia ormonale in menopausa. Negli anni successivi, però, l’interpretazione dei risultati è stata oggetto di numerose revisioni. Le nuove evidenze hanno portato a una valutazione più articolata, nella quale non esiste una risposta uguale per tutte le donne.
“Negli ultimi 20 anni la ricerca ha prodotto nuove conoscenze e abbiamo strumenti terapeutici e modalità di somministrazione che consentono un approccio più personalizzato”, spiega Salvatore Monti, direttore della Uosd di Endocrinologia e Diabetologia dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma.
Terapia personalizzata
Il punto centrale del nuovo approccio è la personalizzazione della terapia. La scelta del trattamento deve infatti considerare diversi elementi: l’età della donna, il momento in cui è iniziata la menopausa, i sintomi, la storia clinica e i fattori di rischio individuali. Questo significa superare l’idea di una terapia standard valida indistintamente per tutte. La valutazione deve essere effettuata caso per caso, attraverso un confronto con il medico.
Fase post-menopausale
La popolazione femminile trascorre oggi mediamente oltre un terzo della propria vita nella fase post-menopausale. La gestione della menopausa non riguarda quindi soltanto i sintomi immediati, ma anche la salute nel lungo periodo. Per questo motivo, secondo gli specialisti, diventa importante individuare il trattamento più adatto alla singola paziente, valutando attentamente il rapporto tra benefici e rischi. Le nuove evidenze consentono di evitare generalizzazioni e di considerare invece caratteristiche, condizioni e necessità differenti.
Dalla terapia standard ai trattamenti a basso dosaggio
Anche le modalità di somministrazione sono cambiate rispetto al passato. “La terapia sostituiva non è più quella di 25 anni fa: disponiamo di somministrazioni transdermiche a basso dosaggio e di combinazioni altamente personalizzate”, sottolinea Angelo Cagnacci, direttore della Uoc di Clinica Ginecologica e Ostetrica dell’Irccs Ospedale San Martino di Genova. Secondo lo specialista, la valutazione deve tenere conto della singola donna e del suo profilo clinico, considerando anche quella che viene definita “finestra di opportunità”.







