Garlasco, il filo tra le ricerche web di Chiara Poggi e Andrea Sempio: sette, serial killer, violenza e fenomeni cadaverici

Sempio e Chiara Poggi

C’è un nuovo elemento suggestivo nel delitto di Garlasco, ma proprio per questo va maneggiato con cautela. Riguarda le ricerche informatiche effettuate da Chiara Poggi e Andrea Sempio, oggi indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio della ragazza. Attività diverse, compiute su dispositivi diversi, che sembrano però muoversi attorno ad alcuni argomenti comuni: omicidi, violenza, sette, comportamenti criminali e aspetti oscuri della psiche umana. A mettere le due storie una accanto all’altra è stata Zona Bianca, sollevando una domanda alla quale, per il momento, non esiste una risposta: si tratta semplicemente di una coincidenza oppure uno dei due conosceva gli interessi e le ricerche dell’altro?

La questione assume un peso particolare perché la famiglia Poggi ha sempre ridimensionato la frequentazione della villetta di via Pascoli da parte di Sempio, amico di Marco, fratello di Chiara. Non sarebbe stato quindi un assiduo frequentatore della casa e le occasioni di incontro diretto tra lui e la ragazza sarebbero state limitate. Eppure, osservando ciò che i due cercavano o conservavano sui rispettivi dispositivi, emergono alcune analogie che oggi vengono rilette alla luce della nuova inchiesta. Analogie che da sole non dimostrano alcun collegamento, ma che gli investigatori possono valutare insieme al resto dell’enorme patrimonio digitale tornato sotto esame.

Nella pendrive di Chiara Poggi

La pendrive da due gigabyte di Chiara Poggi venne sequestrata dai carabinieri già il 13 agosto 2007, giorno dell’omicidio. Al suo interno la ventiseienne aveva conservato materiale relativo a temi molto diversi dalla normale attività quotidiana: articoli sui pericoli delle droghe, sulla pedofilia, sulle sette religiose e su omicidi rimasti senza soluzione, oltre a testi dedicati agli aspetti più oscuri del comportamento umano. Materiale che, dopo quasi vent’anni, viene inevitabilmente osservato con occhi differenti proprio perché l’informatica è tornata a occupare una posizione importante negli accertamenti sulla morte della giovane.

Sul versante opposto ci sono le attività attribuite ad Andrea Sempio. Secondo quanto riportato nell’informativa dei carabinieri del 2026, l’attuale indagato avrebbe mostrato interesse per «il satanismo, gli omicidi, gli assassini, i predatori, la violenza sulle donne», arrivando inoltre a effettuare ricerche sui serial killer, sulle torture e su argomenti decisamente più tecnici come «l’esame autoptico e i fenomeni cadaverici». Un insieme di interessi che, accostato al materiale conservato da Chiara, ha spinto Zona Bianca a parlare di ricerche in qualche modo speculari.

Il punto investigativamente interessante non consiste però nella natura macabra degli argomenti. Cercare informazioni su un omicidio, una setta o un serial killer non costituisce evidentemente un indizio di partecipazione a un delitto. La domanda è un’altra: esisteva qualche ragione per cui Chiara e Sempio si interessassero a temi in parte sovrapponibili? E soprattutto, Chiara stava semplicemente raccogliendo materiale che la incuriosiva oppure quelle ricerche erano legate a informazioni, persone o situazioni delle quali era venuta a conoscenza? Allo stato degli elementi riportati, qualsiasi risposta sarebbe soltanto un’ipotesi.

Il vecchio interrogatorio di Sempio e lo scontrino

Nella stessa puntata è tornato uno dei punti più discussi delle vecchie indagini: lo scontrino del parcheggio di Vigevano prodotto da Sempio per documentare dove si sarebbe trovato la mattina del delitto. A parlarne è stato Gennaro Cassese, l’ex ufficiale dei carabinieri che guidò le prime indagini e che ha riconosciuto un errore procedurale commesso durante l’interrogatorio del 2008. Cassese ha definito una «cappellata» la mancata verbalizzazione dell’interruzione dell’atto nel momento in cui Sempio disse di avere a casa lo scontrino.

Il particolare è diventato oggetto di nuove discussioni perché riguarda tempi e modalità con cui quello scontrino entrò nella vicenda investigativa. Cassese ha però precisato un altro elemento fondamentale: all’epoca non sarebbero emersi dati oggettivi o telefonate capaci di collocare Sempio sulla scena del crimine. Per ricostruire con certezza i suoi effettivi ingressi e le sue uscite dalla caserma, secondo l’ex ufficiale, bisognerebbe fare riferimento al registro del piantone. Un documento che assume quindi importanza per stabilire la cronologia di quella giornata senza affidarsi a ricordi maturati quasi vent’anni dopo.

Il pensiero di Bocellari

Sul futuro giudiziario del caso è intervenuta anche Giada Bocellari, avvocata di Alberto Stasi. La scadenza indicata per le indagini preliminari della Procura di Pavia è il 28 settembre e, nell’ipotesi in cui gli inquirenti decidessero di chiedere il rinvio a giudizio di Sempio, un eventuale passaggio in quella direzione potrebbe arrivare nelle settimane successive. Si tratta naturalmente di uno scenario possibile e non di un esito già deciso: Sempio è indagato e resta presunto innocente.

Parallelamente prosegue il lavoro della difesa di Stasi sul fronte della revisione. I due percorsi sono giuridicamente distinti: Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi e l’apertura di una nuova indagine nei confronti di un’altra persona non cancella quella sentenza. Bocellari osserva però che, sul piano sostanziale, i due binari finiscono inevitabilmente per intersecarsi, perché gli eventuali nuovi elementi raccolti dalla Procura di Pavia possono assumere rilevanza anche nella strategia con cui i difensori di Stasi intendono mettere in discussione la ricostruzione che portò alla condanna.

Coincidenza o conoscenza reciproca?

È in questo quadro che le attività informatiche di Chiara Poggi e Andrea Sempio diventano un altro tassello da esaminare. La sovrapposizione di alcuni argomenti può apparire suggestiva, soprattutto riletta dopo diciannove anni e alla luce della nuova indagine, ma non dimostra di per sé che tra le due attività esistesse un collegamento. Per trasformare una coincidenza in un elemento investigativo servirebbe dimostrare che uno dei due conoscesse le ricerche dell’altro oppure individuare un fatto concreto capace di spiegare perché entrambi si muovessero attorno a determinati temi.

È questo il vero interrogativo lasciato aperto dalle nuove ricostruzioni. Chiara Poggi conservava materiale su sette, pedofilia, droga e delitti irrisolti. Andrea Sempio si interessava, secondo gli atti citati, a satanismo, assassini, serial killer, violenza sulle donne, autopsie e fenomeni cadaverici. Due percorsi informatici che presentano punti di contatto, ma dei quali ancora non conosciamo l’eventuale punto d’incontro. Stabilire se quel filo esista davvero, oppure sia soltanto il risultato di una suggestiva coincidenza, è tutta un’altra storia.