L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita torna a stringersi attorno alla ricina. Due nuovi elementi possono aiutare gli investigatori a ricostruire quanto accadde a Pietracatella: le analisi effettuate in Germania hanno trovato tracce del veleno nei tessuti dello stomaco di Antonella, mentre dagli Stati Uniti potrebbero arrivare informazioni decisive sull’identità di una persona che, mesi prima della tragedia, cercava online notizie proprio sulla ricina.
Non semplici ricerche generiche. Secondo quanto raccontato da Morning News, un utente anonimo avrebbe rivolto agli altri frequentatori di una piattaforma americana domande su come utilizzare la ricina per avvelenare una persona. Gli investigatori vogliono adesso dare un nome a quell’utente e capire da dove scrivesse.
Ricina nello stomaco di Antonella: perché il risultato conta
Gli specialisti tedeschi incaricati di approfondire gli esami avrebbero individuato la ricina anche nei tessuti dello stomaco di Antonella Di Ielsi. La scoperta assume particolare importanza perché arriva molti mesi dopo la morte. Secondo quanto spiegato durante la trasmissione Mediaset, la persistenza delle tracce potrebbe indicare che Antonella ingerì una quantità consistente di veleno. «Ci fa capire che il quantitativo di ricina ingerito è stato davvero notevole, tanto da essere ritrovato ancora oggi, a distanza di tanti mesi», ha riferito l’inviato.
Ora gli investigatori potranno confrontare questo risultato con gli altri esami tossicologici e medico-legali per cercare di ricostruire meglio la modalità dell’avvelenamento di Antonella e Sara. Ma mentre la scienza cerca di stabilire come il veleno entrò nell’organismo delle vittime, un’altra indagine prova a capire chi conoscesse la ricina prima della tragedia.
Qualcuno chiedeva online come avvelenare con la ricina
È questo il fronte che potrebbe riservare le sorprese maggiori. Gli investigatori hanno scoperto su un forum ospitato da una piattaforma americana numerose domande pubblicate da un utente anonimo alcuni mesi prima delle morti di Pietracatella. Il tema coincide in maniera impressionante con quello al centro dell’inchiesta: la ricina. E, stando alle informazioni emerse, l’utente non si sarebbe limitato a chiedere che cosa fosse la sostanza.
«Questa persona interrogava gli utenti sulla ricina e su come avvelenare una persona con la ricina. Questo era il tono di quelle domande», ha spiegato l’inviato di Morning News. Gli inquirenti hanno quindi chiesto collaborazione negli Stati Uniti per tentare di risalire all’identità di chi utilizzava quell’account. I dati tecnici potrebbero permettere di capire da dove partissero i collegamenti e se dietro lo pseudonimo ci fosse una persona che scriveva dall’Italia.
La coincidenza, da sola, naturalmente non dimostra alcun collegamento con la morte di Antonella e Sara. Ma identificare quell’utente rappresenta uno dei passaggi più importanti dell’indagine: se emergesse un legame con Pietracatella, lo scenario cambierebbe radicalmente.
Il malore di Gianni Di Vita e il test sugli anticorpi
Gli investigatori continuano intanto ad approfondire anche la posizione di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara. L’uomo raccontò di avere accusato un malore nello stesso periodo in cui madre e figlia manifestarono i sintomi dell’avvelenamento. Il medico che gli prestò le prime cure ha riferito che Di Vita parlò di «sintomi simili ma più lievi». Gli esami successivi, però, non avrebbero rilevato nel suo organismo gli anticorpi collegati alla ricina. Un dato che gli specialisti dovranno valutare insieme a tutti gli altri risultati scientifici e che mantiene aperta una domanda importante: perché Gianni Di Vita accusò quei disturbi se non entrò in contatto con il veleno?
Pietracatella, ora si cerca chi conosceva il veleno prima delle morti
L’inchiesta entra così in una fase nella quale indagini scientifiche e accertamenti informatici possono finalmente incrociarsi. La ricina trovata nello stomaco di Antonella offre agli investigatori un nuovo elemento per ricostruire l’avvelenamento. I dati richiesti negli Stati Uniti potrebbero invece rispondere a una domanda completamente diversa e forse ancora più importante.
Chi cercava informazioni sulla ricina prima che Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita morissero avvelenate? Se gli investigatori riusciranno ad associare un nome a quell’account, potranno verificare se si tratta soltanto di una coincidenza oppure se quelle ricerche rappresentano una traccia lasciata online prima del duplice avvelenamento.







