Garlasco, Catanesi vuole incontrare Andrea Sempio prima della chiusura delle indagini: cosa può succedere se l’indagato rifiuta il colloquio

Andrea Sempio, Ipa

Il professor Roberto Catanesi vuole incontrare Andrea Sempio. Un faccia a faccia con l’unico indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi per completare il lavoro svolto finora sui documenti, sugli scritti e sugli altri materiali acquisiti. Ma Sempio accetterà? La difesa non ha ancora sciolto la riserva e la questione diventa particolarmente delicata mentre si avvicina il 28 settembre, termine indicato per la conclusione degli accertamenti integrativi disposti dalla Procura di Pavia.

Catanesi, professore di Psicopatologia forense e consulente nominato dagli inquirenti, avrebbe chiesto di poter parlare direttamente con Sempio. Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia stanno valutando la richiesta insieme all’assistito e ai propri consulenti. «Comunicheremo le determinazioni del nostro assistito dopo un confronto con lui e con l’intero team», ha spiegato Cataliotti. La domanda, a questo punto, è inevitabile: che cosa accadrebbe se Sempio decidesse ancora una volta di non sottoporsi all’esame?

Perché Catanesi vuole vedere Sempio di persona

La consulenza affidata a Catanesi risale ai mesi scorsi e riguarda l’eventuale presenza di condizioni patologiche rilevanti sotto il profilo psichiatrico, anche in relazione alla capacità di intendere e di volere e alla possibile pericolosità sociale.

Il consulente ha potuto esaminare il materiale raccolto durante le indagini, compresi scritti attribuiti a Sempio e registrazioni dei suoi soliloqui in automobile. Un colloquio diretto consentirebbe però un tipo di valutazione differente, perché permetterebbe allo specialista di osservare personalmente l’indagato e confrontarsi con lui.

È proprio questo il passaggio che adesso deve essere deciso. Sempio aveva già manifestato la propria indisponibilità all’esame e la difesa aveva espresso perplessità sulla consulenza fin da maggio.

Sempio può dire di no al consulente della Procura?

Il punto giuridico è importante perché occorre distinguere tra la consulenza tecnica disposta dal pubblico ministero e una perizia ordinata dal giudice. Catanesi opera come consulente della Procura. La sua attività rientra quindi nell’indagine condotta dai magistrati pavesi e non equivale automaticamente a una perizia giudiziaria.

Di conseguenza, un eventuale rifiuto di Sempio non bloccherebbe il lavoro del consulente, che potrebbe comunque elaborare le proprie conclusioni sulla documentazione a sua disposizione. Evidentemente, però, la relazione dovrebbe tenere conto del fatto che non è stato possibile sottoporre direttamente l’indagato a un colloquio clinico.

Nelle ricostruzioni circolate nelle ultime ore è stato richiamato anche l’articolo 224-bis del Codice di procedura penale, che disciplina determinati provvedimenti del giudice per perizie che richiedano il compimento di atti idonei a incidere sulla libertà personale. Ma quella disciplina non può essere automaticamente trasferita alla situazione attuale: il semplice invito del consulente della Procura non significa che Sempio possa essere accompagnato coattivamente davanti a Catanesi in caso di rifiuto.

La difesa: «Inutile se non si trova una patologia»

La posizione dei legali di Sempio è nota. Cataliotti ha sostenuto che la consulenza sarebbe «inutile se non si troverà una patologia» e ha posto un altro tema centrale: una valutazione della personalità non può diventare una prova della responsabilità dell’indagato nell’omicidio.

È un confine essenziale. Una consulenza psichiatrica può cercare eventuali patologie o condizioni clinicamente rilevanti, ma non può trasformare determinate caratteristiche caratteriali o psicologiche in una dimostrazione che una persona abbia commesso un delitto.

La difesa ha richiamato anche il precedente di Annamaria Franzoni nel caso Cogne, sostenendo che il rifiuto dell’imputata di sottoporsi all’esame ebbe conseguenze sulla possibilità di utilizzare la relativa valutazione nel procedimento.

Il tema sarà quindi anche quello del peso che una relazione elaborata senza avere esaminato direttamente Sempio potrebbe assumere nell’eventuale fase processuale.

Il 28 settembre si avvicina e restano aperti gli altri accertamenti

La richiesta di Catanesi arriva in una fase cruciale della nuova indagine sul delitto di Garlasco. La Procura sta infatti completando diversi accertamenti che potrebbero contribuire alle decisioni successive.

Non c’è soltanto la consulenza psichiatrica. Restano sul tavolo gli approfondimenti sul Dna rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi, quelli sull’impronta di scarpa e le misurazioni del piede di Sempio.

Il conto alla rovescia porta al 28 settembre. Dopo la conclusione degli accertamenti, la Procura dovrà tirare le somme del materiale raccolto e decidere quale strada imboccare nei confronti dell’indagato. Ecco perché il possibile incontro con Catanesi assume particolare interesse proprio adesso.

Se Sempio rifiuta, l’indagine non si ferma

Un eventuale no, dunque, non significherebbe la fine della consulenza e tantomeno quella dell’inchiesta. Catanesi potrebbe proseguire sulla base degli atti e del materiale già esaminato, specificando i limiti derivanti dall’assenza di un colloquio diretto.

Sarebbe poi la Procura a dover valutare il peso della relazione all’interno del quadro complessivo degli elementi raccolti. Sul piano processuale, inoltre, l’eventuale rifiuto andrebbe valutato secondo le regole applicabili e non può essere automaticamente trasformato in un indizio di responsabilità.

Sul piano mediatico, naturalmente, la lettura rischierebbe di essere diversa. Un nuovo rifiuto diventerebbe inevitabilmente terreno di discussione in un caso nel quale ormai ogni scelta dell’indagato e della difesa viene analizzata pubblicamente.

Ma rifiutare un colloquio con il consulente della Procura non significa confessare, né autorizza a considerare quel rifiuto una prova dell’omicidio. Ed è proprio la distinzione tra ciò che può avere rilievo mediatico e ciò che può assumere valore giudiziario a diventare decisiva mentre l’inchiesta entra nelle sue settimane finali.