Giallo della ricina: era destinata solo ad Antonella e Sara? La pista passionale apre un nuovo scenario sul duplice delitto

Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita erano davvero le sole destinatarie della ricina? È uno degli interrogativi che si affacciano nella fase più delicata dell’inchiesta sul giallo di Pietracatella, mentre la Squadra Mobile di Campobasso mette insieme testimonianze, rapporti personali, dispositivi elettronici e accertamenti scientifici raccolti in otto mesi di lavoro. Nessuna conferma arriva dalla Procura di Larino, che mantiene il massimo riserbo, ma tra le ipotesi prese in considerazione ci sarebbe anche quella che il veleno potesse essere destinato a Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, oppure a più componenti della famiglia.

Uno scenario ancora tutto da verificare, ma che assume particolare interesse se collegato alla pista passionale emersa nelle ultime settimane. Procurarsi un veleno potente e insolito come la ricina richiederebbe infatti una fase preparatoria e renderebbe difficile ricondurre quanto accaduto a un gesto improvviso. È anche per questo che gli investigatori stanno passando al setaccio relazioni, possibili rancori, frequentazioni e messaggi, cercando di capire chi potesse avere un movente per colpire una o più persone della famiglia Di Vita.

La ricina poteva essere destinata anche a Gianni Di Vita?

L’ipotesi più inquietante è che il duplice avvelenamento possa avere avuto un obiettivo diverso, o più ampio, rispetto alle due vittime. Antonella e Sara potrebbero essere state le destinatarie del veleno, ma gli investigatori valuterebbero anche la possibilità che nel mirino ci fosse Gianni Di Vita o addirittura l’intero nucleo familiare. Sono scenari investigativi e non conclusioni: allo stato non risultano contestazioni formali nei confronti delle persone citate nell’inchiesta per duplice omicidio.

Proprio i rapporti personali sembrano però essere diventati uno dei terreni più battuti dalla Squadra Mobile diretta da Marco Graziano. Tra gli elementi sui quali si starebbe cercando di fare chiarezza ci sono i rapporti tra Antonella e un uomo, tecnico di laboratorio all’Istituto agrario di Riccia e marito dell’insegnante di matematica considerata amica di Gianni Di Vita.

Secondo quanto riferito da Primo Piano Molise, i rapporti tra Antonella e l’insegnante non sarebbero stati buoni. Il marito della donna avrebbe invece cercato Antonella e potrebbe averla incontrata pochi giorni prima dei malori che portarono alla morte prima della figlia e poi della madre. Un passaggio sul quale inevitabilmente si concentrano le domande: perché quell’incontro? Di che cosa avrebbero parlato? E quale rapporto esisteva realmente tra le quattro persone?

L’incontro prima dei malori e i rapporti personali da ricostruire

Il tecnico di laboratorio è lo stesso uomo la cui testimonianza viene indicata come potenzialmente molto importante nella nuova fase delle indagini. Gli investigatori intenderebbero ricostruire anche i messaggi scambiati in passato con Antonella e verificare se quanto sa possa servire a mettere ordine nelle incongruenze che sarebbero emerse dalle dichiarazioni raccolte.

A rendere ancora più complesso il quadro sono le numerose testimonianze acquisite nelle ultime settimane. Tra le persone ascoltate figurano alcune amiche di Antonella, mentre era circolata l’ipotesi di una nuova convocazione di don Stefano, il parroco di Pietracatella con il quale la donna si sarebbe confidata. Secondo Primo Piano Molise, almeno fino al 31 agosto questa nuova audizione non si sarebbe però svolta.

Nel frattempo è tornato a parlare Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella. Intervistato da Morning News, l’uomo ha raccontato di avere chiesto spiegazioni al genero dopo la tragedia. Gianni avrebbe inizialmente ipotizzato un incidente, possibilità che il suocero oggi considera difficilmente compatibile con quanto emerso. Alla domanda su cosa vorrebbe dire al genero, Salvatore ha risposto: «Deve dire la verità». Ha quindi riferito la reazione che avrebbe avuto Di Vita davanti alle sue domande: «Ma io cosa ne so? Cosa ne so? Non so nulla, non ci capisco nulla, sto impazzendo».

Le ricerche online sulla ricina e la possibile risposta dagli Stati Uniti

C’è poi un fronte investigativo completamente diverso che potrebbe produrre novità: quello delle ricerche sulla ricina effettuate online da un utente anonimo. Gli investigatori cercano da tempo di stabilire chi abbia consultato materiale relativo al veleno su una piattaforma ospitata da server statunitensi, ma risalire all’identità dell’utente si sarebbe rivelato particolarmente complicato.

Nelle ultime ore, tuttavia, sarebbe arrivato un primo segnale dagli Stati Uniti. Secondo le indiscrezioni raccolte dal quotidiano molisano, i gestori della piattaforma avrebbero risposto alla richiesta avanzata dalla Procura e starebbero verificando i log disponibili per capire se sia possibile fornire informazioni utili agli investigatori italiani.

Anche in questo caso occorre prudenza: non è ancora noto se quei dati siano effettivamente disponibili, se permettano di identificare l’autore delle ricerche e soprattutto se esista un collegamento tra quella navigazione online e il duplice avvelenamento. Qualora però emergesse un’identità riconducibile a una persona coinvolta nell’inchiesta, il dato assumerebbe evidentemente un peso completamente diverso.

Il caso verso le prime iscrizioni nel registro degli indagati?

Il rallentamento delle attività visibili davanti alla Questura potrebbe indicare che l’indagine sia entrata in una fase di comparazione e verifica del materiale già raccolto. Dopo settimane caratterizzate da interrogatori e confronti, gli investigatori avrebbero ora a disposizione una mole considerevole di elementi: dichiarazioni, telefoni e altri dispositivi elettronici, reperti, risultati scientifici e ricostruzioni dei rapporti tra le persone entrate nell’inchiesta.

A questo materiale dovranno aggiungersi gli esiti degli accertamenti scientifici affidati al Robert Koch Institut di Berlino sui reperti prelevati nell’abitazione. Sarà quindi la procuratrice di Larino Elvira Antonelli a valutare la consistenza complessiva degli elementi e decidere quali passi compiere. Il procedimento per duplice omicidio volontario è ancora contro ignoti, ma l’eventualità delle prime iscrizioni nel registro degli indagati viene indicata come uno dei possibili sviluppi.

Resta aperto parallelamente il fascicolo per omicidio colposo che coinvolge cinque medici, tre del Pronto soccorso del Cardarelli e due della Continuità assistenziale. Le difese ritengono che gli accertamenti scientifici abbiano ormai dimostrato quanto fosse difficile diagnosticare un’intossicazione da ricina nelle condizioni cliniche affrontate dai sanitari e sottolineano l’assenza di un antidoto specifico. Per questo si preparano a chiedere la chiusura delle loro posizioni.

Dopo otto mesi, dunque, il giallo di Pietracatella potrebbe avvicinarsi al passaggio più importante. Resta da capire chi abbia procurato la ricina, come sia stata somministrata e quale fosse il movente. Ma adesso c’è anche una domanda ancora più inquietante: il killer voleva davvero uccidere Antonella e Sara, oppure quella dose di veleno era destinata a colpire qualcun altro insieme a loro?