Piantedosi verso Fratelli d’Italia, l’indiscrezione agita la Lega: Meloni potrebbe candidare il ministro alle Politiche del 2027

Nordio bacia la mano della Premier Meloni – in foto anche Piantedosi

Matteo Piantedosi candidato alle Politiche del 2027 con Fratelli d’Italia. È lo scenario che comincia a circolare nei palazzi romani e che nella Lega avrebbe già provocato più di un mal di pancia. Perché il ministro dell’Interno, tecnico dalla lunghissima carriera prefettizia, all’inizio della legislatura era stato considerato sostanzialmente un uomo «in quota Lega». Oggi, invece, i rapporti sempre più stretti con Giorgia Meloni potrebbero condurlo direttamente nelle liste del partito della premier.

L’indiscrezione assume un peso particolare proprio mentre il Carroccio attraversa una fase complicata, tra il malessere dei governatori del Nord, le tensioni interne e l’incognita rappresentata dalla crescita di Roberto Vannacci. Per Matteo Salvini sarebbe un’altra partita difficile da gestire: perdere Piantedosi a favore di FdI significherebbe vedere Giorgia Meloni conquistare politicamente anche il ministro che occupa la poltrona più desiderata dal leader leghista, quella del Viminale.

Piantedosi sempre più vicino a Giorgia Meloni

A Palazzo Chigi la considerazione nei confronti del ministro dell’Interno sarebbe cresciuta sensibilmente negli ultimi mesi. Superata la burrasca legata al caso Claudia Conte, Piantedosi avrebbe consolidato il rapporto con la presidente del Consiglio, diventando uno dei ministri sui quali Meloni ripone maggiore fiducia.

Ed è proprio questo progressivo avvicinamento ad alimentare l’ipotesi di una candidatura con Fratelli d’Italia nel 2027. Piantedosi non nasce come politico di partito: prefetto, capo di gabinetto al Viminale e uomo delle istituzioni, è arrivato al governo con un profilo tecnico. Ma la sua nomina era stata immediatamente collocata negli equilibri della maggioranza come una delle caselle riconducibili alla Lega.

Il rapporto con Salvini, del resto, viene da lontano. Piantedosi era stato capo di gabinetto del leader leghista durante la sua precedente esperienza al ministero dell’Interno. Proprio per questo, fin dalla nascita dell’attuale governo, la sua presenza al Viminale è stata letta come parte del peso ottenuto dal Carroccio nella distribuzione degli incarichi. Se davvero Piantedosi scegliesse FdI, quell’equilibrio politico verrebbe completamente ribaltato.

La poltrona del Viminale che Salvini non ha mai dimenticato

La questione diventa ancora più delicata perché Salvini non ha mai nascosto quanto gli piacerebbe tornare al ministero dell’Interno. Nel corso della legislatura l’ipotesi di un rimpasto che portasse il leader della Lega dal ministero delle Infrastrutture al Viminale è tornata ciclicamente.

Ma il rimpasto non è mai arrivato. E soprattutto Giorgia Meloni non ha mai mostrato particolare entusiasmo all’idea di sostituire Piantedosi. Alla luce delle nuove indiscrezioni, nella Lega c’è chi rilegge proprio quelle frenate in una prospettiva diversa: la premier avrebbe difeso la permanenza dell’attuale ministro perché ormai lo considera una figura affidabile e politicamente sempre più vicina a sé.

Per Salvini sarebbe una doppia beffa. Non soltanto il ritorno al Viminale continuerebbe a restare un desiderio irrealizzato, ma il ministro considerato inizialmente parte della quota leghista potrebbe presentarsi agli elettori sotto le insegne della principale concorrente del Carroccio all’interno del centrodestra.

Quel tour di Piantedosi che sembra già una campagna elettorale

A rendere più interessante lo scenario ci sono anche le ultime mosse pubbliche del ministro. Piantedosi sta aumentando sensibilmente la propria esposizione politica e mediatica, partecipando a incontri e manifestazioni e intervenendo su temi che vanno ben oltre la gestione quotidiana del Viminale.

Alla kermesse «La piazza del futuro» di Ceglie Messapica ha affrontato praticamente tutto lo spettro dell’attualità politica: dal caso Ranucci alla Sea Watch, dalla Russia a Schengen. Un’attività che, letta insieme alle indiscrezioni sulla candidatura, assume inevitabilmente il sapore di un possibile posizionamento in vista del 2027.

Non significa che la candidatura sia già decisa. Ma Piantedosi possiede caratteristiche che potrebbero risultare particolarmente interessanti per Fratelli d’Italia: un profilo istituzionale, una lunga esperienza negli apparati dello Stato e soprattutto una presenza ormai consolidata su uno dei terreni identitari del centrodestra, quello della sicurezza.

Un altro fronte aperto per Salvini

Per la Lega il problema sarebbe soprattutto politico. Fratelli d’Italia non sottrarrebbe al Carroccio un semplice candidato, ma un ministro che per quasi tutta la legislatura è stato percepito come parte dell’area leghista del governo.

E l’eventuale passaggio arriverebbe nel momento peggiore. Salvini deve già fronteggiare le richieste provenienti dal Nord, il pressing di governatori e dirigenti che chiedono un ritorno alle origini del partito e la concorrenza di Vannacci sulla destra. A tutto questo potrebbe aggiungersi una nuova dimostrazione della capacità di Meloni di attrarre uomini e consensi nell’area tradizionalmente occupata dagli alleati.

Per ora resta uno «spiffero» di Palazzo. Ma abbastanza rumoroso da essere arrivato fino alla Lega. E da far guardare con occhi completamente diversi il futuro politico di Matteo Piantedosi, il ministro tecnico entrato al Viminale in quota Carroccio che nel 2027 potrebbe ritrovarsi candidato con Giorgia Meloni.