Ranucci-Lavitola, l’intervista scomparsa e gli intrecci sul business dei carbon credit

Il 5 luglio 2026, a pochissimi giorni dall’incriminazione di Valter Lavitola come presunto mandante dell’attentato ai danni di Sigfrido Ranucci, The Standard pubblicava un’intervista al conduttore di Report, firmata dal giornalista Kenneth Nyangani. Scoperta da un inviato del Tg1, la pagina è stata misteriosamente rimossa dalla rete poco dopo.

A farsi strada è un dettaglio chiave: il testo del colloquio era stato inviato in anteprima da Ranucci a Lavitola via e-mail già il 29 giugno. Le tempistiche si sovrappongono a giorni cruciali: il 30 giugno scattano gli arresti degli esecutori dell’attentato, il 4 luglio parte la perquisizione a carico di Lavitola e subito dopo compare l’articolo inerente i crediti di carbonio, settore in cui l’imprenditore aveva investito ingenti capitali.

Inchieste africane e tentativi di truffa

Nel testo apparso sui media africani, si faceva riferimento a un’imminente inchiesta di Report sulla corruzione e sul mercato del carbon credit in Zimbabwe. L’articolo citava un contenzioso relativo a un socio locale di minoranza che avrebbe tentato di accreditarsi come figura vicina al Presidente della Repubblica africana per influenzare azioni legali.

Interpellato sulla vicenda, Ranucci ha confermato di aver contattato la sede diplomatica dello Zimbabwe a Roma, trovando la collaborazione di un alto funzionario che avrebbe bollato la sedicente persona vicina alla presidenza come un mero impostore.

Gli affari della Future Awaits

Lo sfondo dell’intera vicenda ruota attorno ai problemi finanziari della Future Awaits Holding, la società impegnata nell’acquisizione di licenze per 96mila ettari destinati alla generazione di crediti di carbonio. Già nel 2025 l’azienda aveva subito il blocco delle attività per i controlli antiriciclaggio nello Stato africano, culminato con l’abbandono da parte della società di consulenza Kreston Zimbabwe a pochi giorni dall’esplosione della bomba di Pomezia.

In quel contesto si inseriscono i contatti diretti: una cena al Cefalù Bistrò tra Ranucci e i soci di Lavitola (Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni), durante la quale il giornalista sostiene di aver fornito indicazioni per operare in modo regolare nel settore evitando truffe, fino ai contrasti legali per il reintegro del manager del progetto a Harare, avvenuto ad aprile, poco prima che l’intreccio sfociasse negli sviluppi giudiziari sull’attentato.