La lettera della mamma di Alberto Stasi lo ha commosso. Ma Liborio Cataliotti, avvocato di Andrea Sempio, parte dalle parole di Elisabetta Ligabò per raccontare un’altra faccia del caso Garlasco: quella delle famiglie che da quasi vent’anni vivono dentro un delitto e le sue conseguenze. E lo fa rivelando un particolare drammatico rimasto finora lontano dai riflettori: uno dei genitori di Sempio avrebbe tentato un gesto estremo, sopraffatto dal peso della situazione.
Il penalista ne ha parlato a Morning News, commentando la lettera inviata dalla madre di Alberto Stasi alla trasmissione Verità Nascoste. Parole che Cataliotti definisce «commoventi e condivisibili» e che gli hanno provocato «commozione» e «strazio». Poi il suo ragionamento si sposta dalla vicenda giudiziaria alle persone che ne sono state investite.
Cataliotti: «Lo stesso strazio negli occhi dei genitori di Chiara»
Il difensore di Sempio sceglie di non entrare nella contrapposizione tra colpevolisti e innocentisti. Il suo è un parallelo esclusivamente umano. Cataliotti ricorda di avere incontrato i genitori di persone che occupano posizioni completamente diverse nella vicenda: da una parte chi ha perso una figlia, dall’altra chi ha visto il proprio figlio finire al centro di un’inchiesta per omicidio.
«Lo stesso strazio l’ho visto, e ancor più, negli occhi dei genitori di Chiara Poggi, che non rivedranno più la loro figlia», sottolinea il penalista. È il punto sul quale Cataliotti non lascia spazio ad ambiguità. Il dolore della famiglia Poggi ha un’origine irrimediabile: Chiara è stata assassinata il 13 agosto 2007 e i suoi genitori convivono da allora con la perdita della figlia. Ma il legale racconta di aver riconosciuto una sofferenza profonda anche nella famiglia dell’uomo che oggi assiste.
La rivelazione sul dramma vissuto dalla famiglia Sempio
È a questo punto che Cataliotti pronuncia le parole più forti del suo intervento: «E mi sia concesso rimarcarlo negli occhi dei genitori di Andrea Sempio, uno dei quali ha addirittura tentato un atto estremo, non riuscendo a sopportare evidentemente la situazione».
Una rivelazione che restituisce la dimensione privata del terremoto provocato dalla nuova indagine. Andrea Sempio, oggi 38enne, è tornato al centro del caso quasi diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi ed è l’indagato della nuova inchiesta della Procura di Pavia.
Cataliotti non aggiunge particolari sul gesto né indica quale dei due genitori ne sia stato protagonista. Il senso delle sue parole è però chiaro: raccontare quanto la pressione dell’indagine e dell’esposizione pubblica abbia investito non soltanto Sempio, ma l’intero nucleo familiare.
Dalla madre di Stasi alle famiglie travolte dal caso Garlasco
Il punto di partenza resta la lettera di Elisabetta Ligabò, che ha raccontato gli anni della condanna del figlio Alberto Stasi, la solitudine e la convinzione mai abbandonata della sua innocenza. «Ho sempre saputo che Alberto era innocente e se avessi avuto un solo dubbio sarei stata la prima a portarlo ad assumersi le sue responsabilità», ha scritto la donna.
Cataliotti non entra nel merito di questa convinzione. Dice invece di essere rimasto colpito dalla sofferenza raccontata da una madre e la collega a quella osservata personalmente nelle altre famiglie coinvolte. È un’immagine che attraversa quasi vent’anni di storia giudiziaria: i Poggi, che hanno perso Chiara; la famiglia Stasi, segnata dalla condanna definitiva di Alberto; i Sempio, nuovamente precipitati nel caso dopo l’apertura della nuova indagine.
Tre famiglie legate alla stessa vicenda da posizioni radicalmente differenti. E, dietro le carte processuali, le perizie e lo scontro che continua intorno al delitto di Garlasco, Cataliotti porta alla luce il prezzo umano pagato anche lontano dalle telecamere.







