Giorgia Meloni è «terrorizzata» dalla crescita di Roberto Vannacci, dal crollo della Lega e soprattutto dai sondaggi. È l’affondo di Matteo Renzi contro la presidente del Consiglio e il progetto di modifica della legge elettorale che potrebbe introdurre un ballottaggio tra le due coalizioni più votate nel caso nessuna raggiungesse la soglia prevista per ottenere il premio di maggioranza.
Intervistato da Maria Teresa Meli per il Corriere della Sera, il leader di Italia Viva non concede attenuanti: «Cambiare la legge elettorale sei mesi prima del voto è indice di debolezza». E individua dietro l’accelerazione della maggioranza una ragione eminentemente politica: l’ascesa dell’ex generale e le difficoltà di Matteo Salvini rischiano di cambiare completamente gli equilibri del centrodestra.
Renzi: «Meloni è terrorizzata da Vannacci»
«Parliamoci chiaro», attacca Renzi. «Meloni è terrorizzata, rinchiusa a Palazzo Chigi a fare conti ogni giorno con la crescita di Vannacci e il crollo di Salvini».
Il riferimento è al dibattito che sta spaccando la maggioranza sulla nuova legge elettorale. L’ipotesi del doppio turno piace soprattutto a Forza Italia, mentre incontra la netta opposizione della Lega, che teme di essere ulteriormente schiacciata dalla concorrenza di Vannacci. Con una destra radicale autonoma al primo turno, il Carroccio rischierebbe infatti di perdere una fetta importante del proprio elettorato.
Secondo Renzi, proprio queste difficoltà spiegano la ricerca di nuove regole a pochi mesi dalle elezioni. Un tentativo che l’ex presidente del Consiglio considera la dimostrazione della debolezza politica del centrodestra dopo quattro anni di governo.
«Litigano sulle regole mentre il mondo corre»
Ma l’attacco di Renzi va oltre i calcoli elettorali. Il leader di Italia Viva prova a rovesciare contro Meloni uno degli argomenti utilizzati più spesso dalla premier contro le opposizioni: la distanza tra le discussioni della politica e i problemi concreti del Paese.
«Loro litigano sulla legge elettorale mentre il mondo discute di guerra, spazio, innovazione, tecnologia», sostiene. «Questo è il melonismo: l’Italia ripiegata sulle piccole cose mentre fuori dai nostri confini si giocano partite cruciali senza di noi».
Poi sposta il tiro sull’economia e sul potere d’acquisto delle famiglie. «Fuori dal Palazzo intanto il caro vita si fa sentire: le bollette, i mutui, il carrello della spesa, il pieno dal benzinaio mostrano che questo governo è durato molto e ha fatto poco».
Il centrosinistra e la scommessa sull’unità
Renzi è invece convinto che una coalizione larga possa battere il centrodestra. La sua lettura parte dal risultato delle politiche del 2022, quando la frammentazione delle opposizioni contribuì alla larga vittoria della coalizione guidata da Meloni.
«La destra sta scommettendo sulle divisioni della sinistra: del resto se hanno governato per quattro anni è perché nel 2022 noi eravamo divisi. Se ci mettiamo insieme stavolta non c’è partita», sostiene l’ex premier.
Da qui anche il sostegno allo strumento delle primarie, che secondo Renzi dovrebbero diventare «una festa di popolo» e soprattutto un’occasione per discutere di programmi. Italia Viva, promette, porterà proposte su ceto medio, innovazione, Europa, cultura e sanità, mentre la Leopolda di ottobre dovrebbe servire a mettere sul tavolo nuove idee per la coalizione.
Da Schlein a Calabresi, Renzi guarda al nuovo centrosinistra
Sul futuro di Elly Schlein, Renzi evita invece di entrare direttamente nelle battaglie interne al Pd. «È la segretaria del Pd da molto tempo e avendo fatto anche io quel lavoro mi congratulo con lei per la sua resistenza, innanzitutto contro il fuoco amico».
E guarda con favore anche all’ipotesi di una candidatura di Mario Calabresi a sindaco di Milano, definendola «una fantastica notizia» e il segnale della capacità del centrosinistra di attrarre «straordinarie professionalità esterne al mondo della politica politicante».
La battaglia principale resta però quella nazionale. Per Renzi, la discussione sulla legge elettorale dimostra che nel centrodestra qualcosa è cambiato: l’irruzione di Vannacci ha complicato gli equilibri, Salvini è sotto pressione e Meloni deve trovare una formula capace di tenere insieme una coalizione molto meno tranquilla di quanto apparisse fino a pochi mesi fa.
Ed è proprio su questa paura che l’ex premier costruisce il suo attacco: se una maggioranza arrivata al governo con una vittoria netta sente il bisogno di cambiare le regole a sei mesi dal voto, sostiene Renzi, significa che non è più così sicura di poter vincere con quelle esistenti.







