Lega, rivolta contro Salvini: la vecchia Lega Nord vuole il congresso e il simbolo, il Carroccio attacca Pini. E il fronte interno si allarga

Matteo Salvini

Un partito, due Leghe e ormai almeno altrettanti fronti aperti contro Matteo Salvini. Mentre il segretario cerca di ricucire con i governatori del Nord e con quella parte del Carroccio che reclama un ritorno alle origini autonomiste, dalle fondamenta della vecchia Lega Nord arriva una nuova insidia. Un gruppo di ex parlamentari, dirigenti e militanti vuole infatti convocare il congresso della formazione fondata da Umberto Bossi, rimasta formalmente in vita anche dopo la nascita della Lega per Salvini Premier.

A guidare l’operazione è l’ex deputato Gianluca Pini, ancora indicato tra i componenti del consiglio federale della vecchia struttura. L’obiettivo dichiarato è «sbloccare il simbolo e scongelare il vecchio partito». Una mossa che ha provocato una reazione violentissima degli attuali vertici leghisti: «Coloro che hanno rischiato di uccidere la Lega ora si rifanno vivi in cerca di una poltrona».

Gianluca Pini vuole il congresso della vecchia Lega Nord

La vicenda nasce da un’anomalia politica e giuridica che la trasformazione salviniana del Carroccio non ha mai completamente cancellato. La Lega Nord esiste ancora. Non è il partito che oggi presenta le liste alle elezioni, ma una struttura formalmente sopravvissuta alla nascita della Lega per Salvini Premier e rimasta soprattutto a gestire la pesante eredità finanziaria del passato.

È la vecchia formazione travolta dalla vicenda dei rimborsi elettorali e dei 49 milioni di euro da restituire allo Stato, debito che viene progressivamente saldato. Alcuni esponenti storici, tra cui Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti, continuerebbero a versare contributi. Esiste ancora un segretario federale, Igor Iezzi, fedelissimo di Salvini, e sul sito risulta tuttora un consiglio federale con nomi appartenenti a stagioni politiche ormai lontane.

È dentro questo guscio che Pini vuole riaprire la partita. Il congresso non viene celebrato da nove anni e il comitato punta ora a raccogliere le firme necessarie per convocarlo. In palio non ci sarebbe soltanto la guida di una struttura apparentemente residuale. C’è soprattutto il vecchio simbolo della Lega Nord, con tutto ciò che continua a rappresentare per una parte del popolo leghista.

La risposta di Salvini: «Cercano soltanto una poltrona»

La reazione della Lega salviniana fa capire quanto l’iniziativa venga considerata tutt’altro che folkloristica. «Coloro che hanno rischiato di uccidere la Lega ora si rifanno vivi in cerca di una poltrona», attaccano i vertici del partito, che richiamano direttamente anche la vicenda giudiziaria di Pini: «Chi ha patteggiato per corruzione è disposto anche a farsi interamente carico dei 49 milioni di debiti che la Lega per Salvini Premier ha trovato in eredità e che sta tuttora pagando?».

Un attacco personale durissimo, preceduto da una battuta altrettanto eloquente circolata negli ambienti salviniani: «Ci sono ex che si accontentano di restituire le chiavi di casa. E poi ci sono quelli che, anni dopo la separazione, si ripresentano a chiedere il divano».

Il punto politico, tuttavia, va oltre Pini. Il tentativo di rimettere in movimento la vecchia Lega arriva infatti nel momento peggiore possibile per Salvini, già alle prese con un malessere crescente nei territori settentrionali e con il pressing di amministratori e dirigenti che chiedono di riportare il Nord al centro dell’agenda del partito.

Fontana prende le distanze, ma il fronte del Nord resta aperto

Attilio Fontana ha immediatamente separato le due questioni. «Ho sentito anche io di questa iniziativa, ma non c’entra assolutamente niente con il discorso che stiamo portando avanti noi con Salvini», ha spiegato il presidente della Lombardia.

Formalmente è così. Il comitato di Pini non coincide con il fronte composto dai governatori e dai dirigenti settentrionali che stanno trattando con il segretario. Ma le due crisi nascono nello stesso terreno politico: il rapporto sempre più difficile tra la Lega nazionale costruita da Salvini e l’identità nordista del vecchio Carroccio.

Salvini dovrebbe convocare nei prossimi giorni un nuovo confronto con Fontana, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Massimiliano Romeo. Prima, però, ci sarà un appuntamento molto più informale: domenica il leader e il governatore lombardo saranno entrambi al Gran Premio di Monza. «Cerchiamo di fare combaciare le agende. Domenica speriamo di festeggiare insieme il Gran Premio», ha spiegato Fontana.

Il problema arriverà dopo. Perché il malessere non sembra essersi esaurito e, se il confronto con Salvini non dovesse produrre risultati concreti, l’iniziativa dei vecchi leghisti potrebbe diventare un punto di aggregazione anche per pezzi del partito oggi estranei all’operazione.

La battaglia per il simbolo e l’incognita Pontida

È proprio questa eventualità a preoccupare maggiormente i salviniani. Pini sostiene di non avere alle spalle big del partito e presenta il comitato come un’iniziativa di militanti. Ma il momento scelto rende inevitabile una lettura politica.

Sul tavolo c’è inoltre la possibilità che la raccolta delle firme possa arrivare addirittura a Pontida il 20 settembre, nel luogo simbolicamente più importante della storia leghista. Un’ipotesi ancora da confermare, ma potenzialmente esplosiva.

Anche perché il riferimento a «Salvini premier», che aveva accompagnato per anni la trasformazione nazionale del partito, sembra progressivamente perdere centralità. Era già risultato meno visibile nelle ultime campagne amministrative e potrebbe scomparire anche dalla scenografia di Pontida.

Il simbolo diventa così molto più di un marchio. Rappresenta la domanda che attraversa da mesi il Carroccio: la Lega deve continuare a essere il partito nazionale e sovranista costruito da Salvini oppure tornare a essere prima di tutto il partito del Nord?

Salvini stretto tra vecchia guardia, governatori e crisi del partito

La guerra interna, intanto, si combatte anche nelle chat. Secondo le ricostruzioni della stampa, ambienti salviniani starebbero utilizzando la contestazione subita da Fontana e Romeo alla Versiliana, la scarsa partecipazione a un appuntamento di Brugherio e alcune critiche provenienti dai territori per dimostrare che la rivolta nordista avrebbe un seguito inferiore a quello raccontato.

Ma la tensione resta. E anche Luca Zaia, uno degli uomini con maggiore consenso personale nella storia recente della Lega, apparirebbe poco intenzionato a replicare alle Politiche del 2027 l’impegno delle Regionali. Sul suo futuro le indiscrezioni si moltiplicano.

Per Salvini, dunque, il problema non è semplicemente Gianluca Pini e nemmeno la riesumazione di una struttura che per anni è sembrata poco più di una «bad company» destinata a pagare i debiti del passato. Il problema è che proprio quella vecchia carcassa conserva un simbolo, una storia e soprattutto un’identità politica alla quale una parte del suo stesso elettorato continua a guardare.

Il comitato per il congresso e il fronte dei governatori restano due operazioni distinte. Ma entrambe pongono al segretario la stessa questione: cosa resta oggi della Lega Nord dentro la Lega di Salvini? Ed è una domanda che, a pochi mesi dalle Politiche del 2027, rischia di pesare molto più dei 49 milioni.