Mancini torna dove tutto era finito: «Sono emozionato da giorni». L’Italia riparte dai ragazzi contro il Belgio

Roberto Mancini ricomincia dall’Olimpico, lo stadio che conserva alcuni dei ricordi più belli della sua prima vita da commissario tecnico dell’Italia, ma questa volta alle spalle porta un bagaglio molto più pesante. C’è l’addio improvviso alla Nazionale nell’agosto del 2023, seguito poche settimane dopo dalla firma con l’Arabia Saudita; c’è soprattutto un’Italia che nel frattempo ha fallito anche la qualificazione al Mondiale 2026, restando fuori dalla competizione per la terza volta consecutiva. Stasera alle 20.45, contro il Belgio, il passato e il futuro si incontreranno sul prato dell’Olimpico per la prima giornata di Nations League.

Mancini non finge che si tratti di una partita come le altre. «È tutta la settimana che sono emozionato», ha confessato alla vigilia, mentre Gianluigi Donnarumma ha parlato apertamente dell’inizio di «un nuovo ciclo». Il ct, però, non vuole limitarsi a ricostruire: fissa immediatamente l’asticella in alto e indica come obiettivo la finale di Nations League, convinto che risultati e bel gioco rappresentino la medicina migliore per riconquistare un pubblico che negli ultimi anni ha accumulato troppe delusioni.

Mancini ricomincia dall’Olimpico dopo l’addio che fece infuriare l’Italia

Il secondo debutto porta inevitabilmente con sé il ricordo del primo addio. Nell’agosto 2023 Mancini lasciò improvvisamente la Nazionale che aveva guidato alla vittoria dell’Europeo 2021 e, pochi giorni più tardi, accettò la proposta dell’Arabia Saudita. Una scelta che provocò polemiche durissime e spezzò il rapporto costruito con una parte del pubblico italiano.

Tre anni dopo, il calcio gli concede una seconda occasione. Mancini torna sulla stessa panchina e ritrova anche l’Olimpico, dove nell’estate del 2021 era cominciata la cavalcata che avrebbe portato gli Azzurri fino al titolo europeo. Questa volta, però, non può permettersi una lunga fase di assestamento: la Nations League comincia subito con il Belgio e proseguirà con Turchia e Francia, quattro partite in appena undici giorni che daranno immediatamente una misura del nuovo progetto.

«Sarà emozionante tornare all’Olimpico», ha ammesso Mancini. Il ct sa anche che dovrà riconquistare fiducia partita dopo partita, perché il suo ritorno arriva dopo anni nei quali la Nazionale ha consumato quasi tutto il credito costruito con la vittoria europea.

L’Italia deve cancellare l’incubo Mondiale

Il problema più grande, tuttavia, non riguarda soltanto Mancini. Riguarda una Nazionale che arriva all’appuntamento dopo avere mancato il Mondiale per la terza edizione consecutiva. Per alcuni giocatori della vecchia guardia la ferita è ancora aperta e Donnarumma non ha cercato di nasconderlo.

Il capitano ha raccontato quanto gli sia pesata la sconfitta di Zenica che ha contribuito a chiudere ancora una volta agli Azzurri la strada verso il Mondiale. «Io quella di Zenica l’ho subita tanto e me la sono portata dietro per un po’. È stata un’estate molto lunga», ha spiegato.

Mancini prova invece a spostare immediatamente lo sguardo in avanti. «Il calcio è fatto anche di sconfitte assurde. Bisogna però andare avanti perché c’è sempre la possibilità di rifarsi velocemente e pensare al futuro», ha detto alla vigilia della sfida con il Belgio.

Il nuovo ct, che poi tanto nuovo non è, deve quindi affrontare una doppia ricostruzione: quella tecnica di una squadra reduce dall’ennesimo fallimento e quella emotiva di un gruppo che porta ancora addosso il peso di ciò che è accaduto.

Mancini cambia tutto e chiama nove esordienti

Per voltare pagina, Mancini ha scelto di aprire le porte della Nazionale a una nuova generazione. Nella lista dei 34 convocati figurano nove giocatori alla prima chiamata: Issa Doumbia, Sebastiano Esposito, Daniele Ghilardi, Michael Kayode, Eddy Kouadio, Massimo Pessina, Alessandro Romano, Antonio Vergara e Mohamed Alì Zoma.

Non significa che il ct abbia deciso di cancellare la vecchia guardia. Donnarumma rimane il capitano e il punto di riferimento tra i pali, mentre giocatori come Di Lorenzo, Calafiori, Barella e Tonali dovranno accompagnare la trasformazione della squadra. Mancini vuole però costruire già adesso il gruppo che dovrà riportare l’Italia prima agli Europei del 2028 e soprattutto ai Mondiali del 2030.

I giovani hanno almeno un vantaggio: non portano sulle spalle tutte le cicatrici accumulate dalla Nazionale negli ultimi anni. Mancini lo sa e vuole sfruttare proprio la loro leggerezza, senza però bruciarli. «Devono crescere sbagliando», ha spiegato.

La sorpresa Romano subito titolare contro il Belgio

La prima grande novità dovrebbe chiamarsi Alessandro Romano. Il ventenne centrocampista del Cagliari viaggia verso una maglia da titolare al centro del campo accanto a Barella e Tonali. Mancini ha ammesso di conoscerlo poco prima dell’inizio della stagione, ma gli sono bastate alcune partite per convincersi a portarlo immediatamente in Nazionale.

«Romano lo conoscevo poco, ma mi ha colpito alla prima giornata di campionato e ho voluto vederlo. Credo possa essere importante per il futuro della Nazionale, gioca di prima», ha raccontato il ct, riconoscendo anche a Claudio Ranieri il merito di averglielo segnalato.

Mancini sembra orientato verso il 4-3-3. Davanti a Donnarumma dovrebbero giocare Di Lorenzo, Gianluca Mancini, Coppola e Calafiori; Barella, Romano e Tonali formeranno il centrocampo, mentre in attacco prende corpo una soluzione decisamente pesante con Cambiaghi sulla destra, Pio Esposito centravanti e Moise Kean largo sulla sinistra.

Pio Esposito e Kean insieme per la nuova Italia

Proprio l’attacco rappresenta una delle curiosità maggiori della prima Italia del Mancini-bis. Il ct ha provato a lungo Pio Esposito e Kean insieme e non ha nascosto la possibilità di schierarli contemporaneamente: «Kean e Pio Esposito possono giocare insieme, i ragazzi sono pronti e hanno voglia di giocare. Speriamo di fare le scelte azzeccate».

Pio Esposito rappresenta uno dei simboli della generazione sulla quale la Nazionale vuole costruire il futuro. Kean, invece, dovrebbe partire dalla sinistra lasciando al centravanti dell’Inter il centro dell’attacco. Cambiaghi appare favorito per completare il tridente, mentre Zaniolo resta un’alternativa.

Il Belgio di Mark van Bommel arriva a Roma con assenze importanti, ma conserva abbastanza qualità da rappresentare subito un test severo. Mancini non avrà quindi il lusso di un debutto morbido o di un’amichevole nella quale sperimentare senza preoccuparsi del risultato.

Mancini vuole subito la finale: «Dobbiamo far divertire la gente»

Il ct ha scelto di non abbassare le aspettative. Anzi, ha fatto esattamente il contrario. Quando gli hanno chiesto quale traguardo immaginasse per questa Nations League, Mancini ha indicato direttamente la finale.

È una strategia che ricorda il suo primo ciclo. Anche allora parlò molto presto di un’Italia capace di tornare a vincere, quando pochi sembravano credergli. Quella fiducia portò al trionfo di Wembley nel 2021, anche se successivamente arrivò la mancata qualificazione al Mondiale 2022.

Questa volta Mancini deve ricominciare da una situazione persino più complicata. All’Olimpico sono stati emessi oltre 39 mila biglietti, un dato che racconta un pubblico ancora sospeso tra curiosità, speranza e diffidenza.

«L’obiettivo è far divertire la gente già da subito, quella è l’unica medicina», ha spiegato il commissario tecnico. E forse è davvero questa la prima missione della sua seconda vita azzurra: restituire agli italiani la voglia di guardare la Nazionale senza pensare immediatamente a tutto ciò che è andato storto.

Stasera alle 20.45 comincia il Mancini-bis. Non avrà bisogno soltanto di una vittoria contro il Belgio. Dovrà convincere un Paese calcistico ferito che questa volta, dopo tre Mondiali guardati da casa, esiste davvero una strada per ricominciare.