Il calendario segna 28 settembre 2026 e questa volta la data pesa come un macigno sull’inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi. È infatti il termine indicato dalla Procura di Pavia per le indagini preliminari nei confronti di Andrea Sempio, indagato nella nuova inchiesta sul delitto avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007.
A pochi giorni dalla scadenza, gli investigatori stanno aspettando gli ultimi risultati degli approfondimenti disposti dalla Procura. Sul tavolo non c’è soltanto la consulenza psichiatrica affidata al professor Roberto Catanesi, ma anche due verifiche tecniche che toccano altrettanti punti centrali dell’indagine: il Dna e la compatibilità tra le dimensioni del piede di Sempio e l’impronta lasciata da una scarpa a pallini nella villetta di via Pascoli. È quindi una corsa contro il tempo nella quale ogni elemento potrebbe assumere un peso determinante nelle successive valutazioni dei magistrati.
Catanesi studia Sempio senza averlo mai incontrato
L’accertamento più particolare è certamente quello affidato allo psichiatra forense Roberto Catanesi. La Procura gli ha chiesto di verificare l’eventuale presenza, all’epoca del delitto, di condizioni patologiche capaci di incidere sulla capacità di intendere e di volere di Sempio, l’esistenza di eventuali disturbi rilevanti ai fini dell’imputabilità e una possibile condizione di pericolosità sociale.
C’è però un problema non secondario: Catanesi non ha potuto sottoporre direttamente Sempio all’esame che aveva richiesto. Lo psichiatra aveva infatti domandato formalmente di incontrare l’indagato, ma la difesa non ha prestato il consenso. Catanesi ha quindi dovuto procedere lavorando sul materiale disponibile agli atti. Una condizione che inevitabilmente delimita la natura dell’accertamento: non si tratta dell’esito di un colloquio clinico diretto con Sempio, ma di una valutazione condotta sulla documentazione disponibile.
Gli scritti e quel materiale finito sotto la lente
Tra gli elementi esaminati figurano anche scritti e documenti sequestrati all’indagato. Già nei mesi scorsi era emerso che Catanesi avrebbe potuto analizzare materiale nel quale comparivano riflessioni sul rapporto con le donne, sulla sessualità e su quelle che venivano definite «ossessioni» e «fragilità». È uno dei capitoli più delicati dell’intera vicenda.
Non perché uno scritto, una ricerca online o un comportamento possano trasformarsi automaticamente in una prova di partecipazione a un omicidio. Il punto investigativo è differente: la Procura vuole capire se il materiale raccolto consenta di ricostruire un quadro psichiatrico rilevante rispetto ai quesiti affidati al consulente. E soprattutto vuole sapere se eventuali condizioni riscontrate possano essere ricondotte al 13 agosto 2007, giorno dell’assassinio di Chiara Poggi.
Ma il vero colpo di scena potrebbe arrivare dalle scarpe
Mentre l’attenzione mediatica si concentra sulla relazione di Catanesi, un altro accertamento potrebbe avere un peso molto più direttamente collegato alla scena del crimine. La Procura ha affidato alla professoressa Cristina Cattaneo il compito di verificare la misura del piede di Andrea Sempio e la sua eventuale compatibilità con l’impronta lasciata nella casa di Chiara da una scarpa con la suola a pallini.
Ed è un passaggio particolarmente importante perché quella traccia non nasce dalle ricostruzioni attuali: appartiene alla scena del delitto. La misura della scarpa attribuita all’assassino nel precedente procedimento era stata individuata nel numero 42. Gli accertamenti antropometrici effettuati nell’attuale indagine avevano indicato per il piede di Sempio valori definiti compatibili con calzature 42-43, ma la questione resta oggetto di confronto tecnico con le valutazioni della difesa.
Proprio per questo la Procura ha chiesto un ulteriore approfondimento alla Cattaneo. La domanda diventa quindi molto semplice: il piede di Andrea Sempio è scientificamente compatibile oppure no con quella traccia? La risposta potrebbe rappresentare uno degli ultimi tasselli tecnici prima delle decisioni della Procura.
Sul tavolo c’è ancora il nodo del Dna
E non è finita. Parallelamente all’accertamento della Cattaneo, la Procura ha affidato al genetista Carlo Previderè un nuovo approfondimento sul Dna di Sempio. Anche in questo caso si tratta di un’integrazione richiesta dopo le consulenze presentate dalla difesa. Al centro resta il materiale genetico recuperato sotto le unghie di Chiara Poggi e la valutazione della sua eventuale compatibilità con il profilo genetico dell’indagato, sulla quale esistono aspetti tecnici ancora da chiarire. Psichiatria, impronte e genetica finiscono così per convergere negli stessi giorni. Tre strade completamente differenti che la Procura vuole percorrere fino in fondo prima di compiere il prossimo passo.
Il 28 settembre si avvicina: cosa può accadere
La scadenza indicata dagli inquirenti è ormai vicinissima. E non significa, naturalmente, che il 28 settembre qualcuno dovrà essere condannato o prosciolto. Significa che si avvicina il momento delle decisioni della Procura sulla sorte dell’indagine. Sempio resta indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, mentre per quel delitto esiste già una condanna definitiva nei confronti di Alberto Stasi. È proprio questa sovrapposizione a rendere la nuova indagine uno dei casi giudiziari più complessi degli ultimi anni.
Adesso, però, il tempo degli accertamenti sta arrivando a un punto cruciale. La relazione di Catanesi dovrà aggiungere l’ultimo tassello sul profilo psichiatrico, mentre gli approfondimenti sul Dna e soprattutto sulla scarpa a pallini potrebbero incidere sul quadro probatorio. E dopo mesi di indiscrezioni, consulenze, controconsulenze e nuovi accertamenti, la domanda decisiva torna a essere una sola: che cosa riterrà di poter dimostrare la Procura di Pavia quando metterà in fila tutti gli elementi raccolti? La risposta potrebbe arrivare molto presto.







