Ma che Onu e Onu, Meloni sfila a Milano a caccia di voti: gala, selfie e sorrisi mentre a New York si parla di guerre

Meloni ospite alla Fashion Week

Ma che Onu e Onu. Mentre a New York l’Assemblea generale delle Nazioni Unite affrontava guerre, Medio Oriente, Ucraina, crisi energetiche e i dossier più incandescenti del pianeta, Giorgia Meloni aveva un altro appuntamento in agenda: la Milano Fashion Week. E così, invece del Palazzo di Vetro, la presidente del Consiglio ha scelto Palazzo Reale, dove mercoledì sera si è presentata alla cena di gala inaugurale della settimana della moda milanese.

A rappresentare l’Italia alle Nazioni Unite c’era il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Meloni, invece, ha indossato uno smoking nero con camicia bianca e si è seduta al tavolo d’onore con il sindaco di Milano Beppe Sala, il presidente della Camera nazionale della Moda Carlo Capasa e l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia Tilman Fertitta, circondata da una buona fetta del gotha mondiale del lusso.

Una scelta perfettamente legittima e rivendicata dalla premier, che ha voluto offrire al comparto un segnale «fisico» di vicinanza. Ma la coincidenza temporale ha consegnato alle opposizioni un assist troppo invitante per lasciarlo cadere: mentre a New York si discuteva delle grandi crisi internazionali, la presidente del Consiglio passeggiava tra stilisti, imprenditori, modelle e star. E soprattutto, secondo M5S e Matteo Renzi, faceva già campagna elettorale.

Meloni salta l’Onu e sceglie la Milano Fashion Week

La scena milanese aveva tutto ciò che serve per una serata ad altissima visibilità. A Palazzo Reale c’erano Anna Wintour, Renzo Rosso, Brunello Cucinelli, Diego Della Valle, Remo Ruffini, Gildo Zegna, Andrea Guerra, Luca de Meo, Frédéric Arnault e Alfonso Dolce. Una concentrazione di potere economico, industriale e mediatico difficilmente replicabile in un’altra sala italiana.

Meloni ha scelto proprio quella platea per spiegare perché considerasse importante esserci.

«Ho pensato che quest’anno fosse particolarmente giusto, in un momento non facilissimo per un comparto che però continua a darci grandi risultati, dare un segnale anche di presenza e di vicinanza», ha detto la premier.

E ha insistito sul valore della presenza personale: non bastano i provvedimenti, non bastano le risorse, compresi i 100 milioni destinati a incentivare gli investimenti. Secondo Meloni, «anche esserci fisicamente» rappresenta «un modo bello di dire grazie al settore per quello che fa, per la nostra economia, per la nostra forza, per la nostra rappresentazione nel mondo e anche per dire che il governo c’è».

Il governo c’è, dunque. Alla Fashion Week sicuramente.

Ed è precisamente su questo cortocircuito che le opposizioni si sono buttate.

«Pensa a raccogliere voti»: il M5S attacca Meloni

L’affondo più pesante arriva dal Movimento 5 Stelle. Riccardo Ricciardi, capogruppo alla Camera, mette una accanto all’altra le immagini di Milano e quelle provenienti da New York e arriva a una conclusione politica molto semplice: la premier avrebbe già acceso i motori della campagna elettorale.

Ricciardi ricorda che «lo scenario internazionale è drammatico», cita il Medio Oriente e la situazione sempre più delicata in Ucraina e sostiene che proprio questi dossier richiederebbero la presenza della presidente del Consiglio.

Poi l’attacco diventa esplicito. Secondo il capogruppo M5S, Meloni avrebbe deciso di «disertare l’Assemblea Onu» preferendo le interviste televisive e la Fashion Week milanese. E dietro quella scelta Ricciardi vede soprattutto un obiettivo: «cominciare a raccogliere voti per le prossime elezioni».

È un’accusa politica, naturalmente, non la prova delle intenzioni della premier. Ma arriva proprio mentre nel centrodestra si discute apertamente della possibilità di votare nella primavera del 2027 e mentre Meloni ha intensificato la propria presenza televisiva e gli appuntamenti pubblici sul territorio.

Vista da questa prospettiva, per le opposizioni la cena di Palazzo Reale smette di essere soltanto un omaggio istituzionale a un settore fondamentale del Made in Italy e diventa una tappa di un percorso politico molto più lungo.

Renzi da New York: «Sono tutti qui. Quasi tutti»

Matteo Renzi ha scelto invece di attaccare direttamente da New York, giocando proprio sul contrasto geografico tra lui e la presidente del Consiglio.

«Sono tutti a New York. Quasi tutti. Perché Meloni non è venuta e manda Tajani», ha detto il leader di Italia Viva, che si trovava negli Stati Uniti per partecipare agli appuntamenti organizzati a margine dell’Assemblea generale.

Poi ha rincarato la dose: «Si riuniscono i governi, si alternano i leader di tutto il mondo e lei non c’è».

Il punto, secondo Renzi, riguarda il ruolo istituzionale della premier: «Partecipare all’Onu è un dovere, non uno schiribizzo della premier». E quindi la stoccata finale: «Perché l’Italia deve fare queste figuracce?». Anche Renzi collega direttamente l’assenza di Meloni alla politica interna: «Rimane a casa per la campagna elettorale anziché venire come tutti all’Assemblea generale».

Curiosamente, proprio Renzi era stato l’ultimo presidente del Consiglio a partecipare all’apertura della Fashion Week milanese: accadde dieci anni fa, nel 2016. Questa volta, però, l’ex premier contesta soprattutto la concomitanza con l’Assemblea delle Nazioni Unite.

Giorgia tra Sala, Fertitta e il gotha della moda

Meloni, dal canto suo, non ha mostrato particolare turbamento per le critiche. A Palazzo Reale ha trovato un’accoglienza decisamente calorosa. Beppe Sala, che in passato aveva chiesto alla presidente del Consiglio una maggiore attenzione per Milano, ha definito un onore la sua presenza; Carlo Capasa ha ringraziato il governo per la vicinanza al comparto.

Al tavolo d’onore la premier sedeva accanto all’ambasciatore americano Tilman Fertitta, con il quale ha conversato a lungo durante la cena, e a pochi passi da Anna Wintour e dai grandi protagonisti dell’industria italiana del lusso.

Poi sono arrivati i saluti, le fotografie e il giro tra i tavoli. Una cronaca della serata racconta addirittura di un finale «a selfie», con Meloni impegnata a salutare gli ospiti quasi come durante un grande ricevimento di matrimonio.

E naturalmente non potevano mancare le fotografie. Con Sala, con Capasa, con Fertitta, con gli imprenditori. Una serata perfetta per produrre immagini molto diverse da quelle dei tavoli diplomatici delle Nazioni Unite.

«Giorgia, un bel sorriso. Bellissima!»

Anche il momento dell’arrivo ha contribuito alla trasformazione della presenza istituzionale in una piccola passerella politica. Fotografata e ripresa dalle telecamere, Meloni si è concessa agli obiettivi mentre intorno partivano gli inviti dei fotografi: «Giorgia, un bel sorriso». E ancora: «Bellissima!».

La premier sorride, posa, entra a Palazzo Reale e prende posto nella grande macchina della Fashion Week.

Nulla di scandaloso, naturalmente: la moda rappresenta uno dei comparti industriali più importanti del Paese e il presidente della Camera nazionale della Moda ha ricordato il peso economico e occupazionale dell’intera filiera. La presenza del capo del governo a un appuntamento di questo livello possiede quindi un evidente significato istituzionale ed economico.

Il problema politico nasce altrove: nello stesso momento l’Italia aveva scelto di farsi rappresentare all’Onu da Tajani e non dalla presidente del Consiglio.

Ed è proprio quell’immagine sdoppiata che alimenta la polemica.

Il governo «c’è» per la moda. Le opposizioni chiedono: e all’Onu?

Meloni rivendica di aver voluto mandare un messaggio a un settore che attraversa una fase complessa e che continua a rappresentare una componente importante dell’economia italiana. Da questo punto di vista la premier non ha nascosto né minimizzato la propria scelta: è andata a Milano proprio perché voleva esserci. Così come non ci è stata quando ha saltato i funerali di Armani e Valentino.

Le opposizioni fanno però un ragionamento completamente diverso su  questo amore improvviso per la moda che guarda caso quando inizia la campagna elettorale. Non contestano soltanto la partecipazione alla Fashion Week, ma la mettono in relazione con l’assenza dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite in un momento segnato dalle guerre in Ucraina e Medio Oriente.

Va aggiunto un dato che impedisce di trasformare la polemica in una caricatura: Meloni non era l’unico capo di governo europeo assente a New York. Tra gli assenti figuravano anche altri leader e l’Italia aveva comunque una rappresentanza di massimo livello con il ministro degli Esteri Tajani.

Questo non cancella la questione politica, ma ne definisce correttamente i confini: non un’Italia assente dalle Nazioni Unite, bensì una presidente del Consiglio che ha deciso di non partecipare personalmente e che, nelle stesse ore, ha scelto un appuntamento ad altissima visibilità a Milano.

Ma che Onu e Onu: per M5S e Renzi la campagna elettorale è già cominciata

Ed eccoci al punto. Perché probabilmente la polemica non avrebbe avuto la stessa forza se Meloni avesse saltato New York per restare chiusa a Palazzo Chigi a lavorare sui dossier internazionali.

Invece le fotografie raccontano altro: smoking, Palazzo Reale, Fashion Week, Sala, Fertitta, Wintour, i grandi industriali del lusso, il giro dei tavoli, i selfie e i fotografi che gridano «Bellissima!».

È questo contrasto che M5S e Renzi utilizzano per sostenere che la premier abbia ormai cominciato la propria campagna elettorale. Una lettura che appartiene alle opposizioni e che Meloni non condivide, ma che trova inevitabilmente nuovo carburante nelle immagini milanesi.

La presidente del Consiglio, da parte sua, offre una spiegazione completamente diversa: la moda è strategica per l’Italia, attraversa un momento difficile e meritava che il governo dimostrasse la propria vicinanza anche fisicamente.

Due letture opposte della stessa serata.

A New York l’Italia aveva Tajani. A Milano, invece, c’era Giorgia Meloni, sorridente davanti ai fotografi e circondata dal gotha della moda.

E mentre la premier assicurava che «il governo c’è», dalle opposizioni arrivava una domanda molto meno glamour: sì, ma questa settimana, esattamente, dove ha deciso di esserci?