Melania Trump spiazza Donald: «Sotto il comunismo ho avuto un’infanzia bellissima, non mi mancava davvero nulla»

New York, La First Lady Melania Trump lancia un’iniziativa nel campo dell’istruzione

Una dichiarazione capace di produrre un cortocircuito politico quasi perfetto. Mentre Donald Trump continua a evocare il comunismo come una minaccia per gli Stati Uniti e usa regolarmente la parola «comunista» per attaccare una parte dei suoi avversari democratici, sua moglie Melania racconta un ricordo decisamente diverso: «Sono cresciuta sotto il comunismo e, onestamente, non mi è mancato niente. Ho avuto un’infanzia bellissima».

A pronunciare quelle parole è stata proprio la First Lady americana, nata nel 1970 a Novo Mesto, nell’allora Repubblica Socialista di Slovenia, parte della Jugoslavia guidata da Josip Broz Tito. Melania Trump ha raccontato la propria infanzia durante un’intervista televisiva, offrendo un ritratto della vita familiare di quegli anni assai più sfumato rispetto alla rappresentazione del comunismo che domina la retorica politica del marito.

Melania non ha sostenuto che quel sistema garantisse le stesse libertà degli Stati Uniti, anzi ha chiarito esattamente il contrario. Il senso delle sue parole sul piano personale appare però inequivocabile: pur vivendo in un Paese comunista, considera felice la propria infanzia e ricorda che la sua famiglia non le fece mancare nulla.

Melania Trump e quella frase sul comunismo che spiazza l’America

«Certo, dovevo stare attenta a certe cose e non ero libera come qui, ma onestamente non mi è mai mancato nulla», ha spiegato Melania, distinguendo quindi il giudizio sul sistema politico dal ricordo della propria vita personale.

Ed è proprio questa distinzione a rendere interessante la sua dichiarazione. Melania non sta facendo un manifesto ideologico e non sostiene la superiorità del sistema jugoslavo rispetto a quello americano. Racconta invece che, nella sua esperienza di bambina, la vita sotto il comunismo non corrisponde all’immagine di privazioni assolute che spesso accompagna il termine nel dibattito politico statunitense.

La First Lady ha ricordato anche il ruolo della famiglia: furono i suoi genitori, ha spiegato, a garantirle una «bella vita». Allo stesso tempo ha riconosciuto apertamente i limiti di libertà esistenti nella Jugoslavia dell’epoca, spiegando che bisognava prestare attenzione a ciò che si faceva e che il grado di libertà non era paragonabile a quello americano.

Il paradosso con Donald Trump: «Comunista» è una delle sue accuse preferite

La dichiarazione assume inevitabilmente un significato particolare perché arriva dalla moglie di Donald Trump. Il presidente americano usa frequentemente il termine «comunista» contro esponenti democratici e della sinistra statunitense e presenta il comunismo come un pericolo per il Paese.

Melania, invece, continua a mostrare una certa autonomia nel raccontare la propria storia e le proprie convinzioni. Non è la prima volta che la First Lady evita di sovrapporre completamente le proprie posizioni a quelle del marito, ma questa volta il contrasto appare particolarmente evidente proprio perché riguarda una delle parole più ricorrenti nella battaglia politica di Donald Trump.

Da una parte c’è quindi il presidente che agita lo spettro del comunismo nel confronto interno americano; dall’altra sua moglie, cresciuta realmente in un Paese socialista, che racconta senza drammi: «Ho avuto un’infanzia bellissima».

Melania cresciuta nella Jugoslavia di Tito

Quando Melania era bambina, la Slovenia faceva parte della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Non era quindi uno Stato indipendente come oggi, ma una delle repubbliche della federazione socialista guidata per decenni da Tito. Dopo la rottura con Stalin del 1948, la Jugoslavia seguì una traiettoria autonoma rispetto all’Unione Sovietica e sviluppò un proprio modello politico ed economico.

È un dettaglio importante anche per comprendere le parole della First Lady. La Jugoslavia titina presentava caratteristiche differenti rispetto ai Paesi direttamente inseriti nel blocco sovietico e mantenne una posizione internazionale autonoma, diventando una delle protagoniste del Movimento dei Paesi non allineati.

Melania lasciò successivamente la Slovenia per costruire la propria carriera di modella internazionale, prima in Europa e poi negli Stati Uniti, dove ottenne la cittadinanza americana e, dopo il matrimonio con Donald Trump, arrivò alla Casa Bianca come First Lady.

Il suo racconto non cancella dunque le limitazioni politiche della Jugoslavia socialista, che lei stessa riconosce, ma introduce nel dibattito americano un elemento autobiografico difficile da liquidare: quella bambina cresciuta «sotto il comunismo» ricorda quegli anni come un periodo felice della propria vita.

E proprio in quelle ore alla Casa Bianca arriva Xi Jinping

A rendere ancora più singolare la coincidenza contribuisce il momento dell’intervista. Le parole di Melania hanno cominciato a circolare mentre negli Stati Uniti si svolgeva la visita di Stato del presidente cinese Xi Jinping, leader della Repubblica Popolare Cinese e segretario generale del Partito comunista cinese.

Mentre Donald Trump riceveva Xi, Melania è tornata pienamente nel ruolo istituzionale di First Lady accanto a Peng Liyuan, moglie del presidente cinese ed ex cantante molto popolare in patria.

Le due donne si conoscono da anni. Si incontrarono già nel 2017, quando Xi e Peng visitarono Donald e Melania Trump a Mar-a-Lago. Pochi mesi più tardi furono i Trump a recarsi in Cina, dove le due First Lady trascorsero nuovamente del tempo insieme.

Melania e Peng Liyuan tra bambini, musica e porcellane cinesi

Questa volta il programma delle due First Lady ha seguito il più classico copione della diplomazia parallela. Melania Trump e Peng Liyuan hanno visitato una scuola cinese, dove alcuni giovanissimi studenti hanno cantato davanti alle due ospiti. Peng, che prima di diventare First Lady cinese aveva costruito una celebre carriera come cantante, li ha accompagnati nell’esibizione e Melania si è complimentata con loro: «Bravissimi».

Successivamente le due donne hanno raggiunto lo Smithsonian e hanno visitato la Sala dei Pavoni, che ospita un’importante collezione di porcellane cinesi.

La serata è culminata nella cena di Stato alla Casa Bianca, con un menu americano arricchito da influenze cinesi e un richiamo storico anche nel brindisi: lo Schramsberg Blanc de Noirs, lo stesso spumante americano che i cinesi servirono a Pechino nel 1972 durante lo storico incontro tra Richard Nixon e il premier Zhou Enlai.

Sul fondo rimane però quella frase pronunciata da Melania e destinata inevitabilmente a far discutere molto più di menu e cerimoniale. Donald Trump continua a combattere politicamente lo spettro del comunismo; sua moglie, che sotto un regime comunista è cresciuta davvero, racconta invece la propria esperienza senza nostalgia ideologica ma anche senza rinnegarla: meno libertà di quella americana, certamente, ma «un’infanzia bellissima» nella quale, assicura, «non mi è mai mancato nulla».