La guerra dei diritti tv del calcio italiano entra in una nuova fase esplosiva. Sky ha deciso di presentare il conto a Dazn e Tim dopo anni di battaglie davanti all’Antitrust e ai tribunali amministrativi: fino a 1,9 miliardi di euro di risarcimento per quella che l’Agcm ha definito una «grave intesa restrittiva della concorrenza» nel mercato delle telecomunicazioni e della pay tv. Una cifra gigantesca, che rischia di terremotare ancora una volta il sistema economico della Serie A e riaccendere lo scontro tra i colossi della televisione sportiva.
La battaglia sui diritti tv della Serie A
Al centro dello scontro c’è l’accordo firmato nel gennaio 2021 tra Tim e Dazn per la distribuzione dei diritti televisivi del campionato di Serie A nel triennio 2021-2024. Secondo l’Antitrust, quell’intesa avrebbe limitato la concorrenza nel mercato, favorendo una posizione dominante nella distribuzione delle partite.
La decisione dell’Agcm del 22 dicembre 2025, pubblicata ufficialmente il 12 gennaio 2026, ha confermato una linea già sostenuta nei precedenti gradi di giudizio: prima il pronunciamento dell’Antitrust nel giugno 2023, poi le sentenze del Tar del Lazio e infine quella del Consiglio di Stato nel giugno 2025. Tutti hanno confermato l’esistenza dell’infrazione.
Il “Deal Memo Distribution” finito nel mirino
Nel mirino dei giudici è finito soprattutto il cosiddetto “Deal Memo Distribution”, il documento firmato da Tim e Dazn nel gennaio 2021. Secondo l’Antitrust, quell’accordo avrebbe di fatto limitato la libertà commerciale di Dazn, impedendole di presentare offerte realmente competitive rispetto a TimVision. Per l’Agcm, il risultato sarebbe stato un mercato meno aperto e meno concorrenziale, con effetti diretti sia sugli operatori sia sui consumatori. Ed è proprio su questa base che Sky adesso chiede il maxi-risarcimento.
Una richiesta da quasi 2 miliardi
La cifra richiesta da Sky — fino a 1,9 miliardi di euro — rappresenta uno dei più pesanti contenziosi economici mai esplosi nel settore televisivo italiano. Secondo la pay tv satellitare, l’accordo tra Tim e Dazn avrebbe alterato il mercato dei diritti sportivi, causando danni enormi alla concorrenza e alle sue attività commerciali.
Non si tratta soltanto di una battaglia legale tra aziende. In gioco c’è l’intero equilibrio economico della Serie A, già attraversata negli ultimi anni da continui cambi di piattaforme, blackout tecnici, proteste degli utenti e guerre commerciali ferocissime.
La guerra infinita della pay tv sul calcio
Negli ultimi anni il calcio italiano è diventato il terreno di scontro più duro tra piattaforme streaming, compagnie telefoniche e televisioni tradizionali. L’arrivo di Dazn aveva rivoluzionato il mercato, togliendo centralità a Sky e portando la Serie A dentro il modello dello streaming sportivo.
Ma quella rivoluzione ha trascinato con sé polemiche infinite: problemi di trasmissione, accuse di monopolio, ricorsi amministrativi e una battaglia sempre più aggressiva per il controllo del pallone televisivo. La richiesta di risarcimento presentata da Sky rischia adesso di aprire un nuovo fronte pesantissimo, con conseguenze economiche e politiche ancora difficili da prevedere.
Cosa può succedere ora
La vicenda potrebbe trascinarsi ancora per anni nelle aule giudiziarie. Tim e Dazn contestano da tempo la lettura dell’Antitrust e potrebbero preparare nuove contromosse legali contro la richiesta avanzata da Sky.
Nel frattempo, però, il pronunciamento dell’Agcm pesa come un macigno. Perché per la prima volta tutte le decisioni amministrative e giudiziarie hanno confermato l’esistenza di un’intesa anticoncorrenziale nel mercato dei diritti tv della Serie A. Ora Sky prova a trasformare quella vittoria giuridica in un assegno miliardario.







