Imposte, abusi edilizi, e lavoro nero: i Comuni non contrastano il sommerso, 107 miliardi sottratti ogni anno al Fisco

Agenzia delle Entrate

Ogni anno in Italia vengono sottratti al fisco e all’Inps 107,056 miliardi di euro fra imposte e versamenti contributivi. Si tratta di una voragine che corrisponde a un’incidenza media nazionale del 12,1% sul gettito incassato. Ovvero 12,1 euro evasi ogni 100 euro versati regolarmente dai contribuenti.

Di fronte a un fenomeno di queste dimensioni, l’apporto fornito dai Municipi italiani al contrasto dell’evasione erariale appare poco più che simbolico. Nel 2024 le amministrazioni comunali sono riuscite a far emergere appena 5 milioni di euro complessivi.

Poiché la legge riconosce agli enti locali il 50% delle somme recuperate grazie alle loro comunicazioni dirette all’Agenzia delle Entrate, i Comuni attivi si sono spartiti per il 2025 un incasso complessivo di 2.508.446,37 euro. Una cifra che l’Ufficio studi della Cgia definisce «insignificante» a fronte della dimensione del fenomeno.

Su un totale di poco meno di 7.900 Comuni italiani, soltanto 304 (pari al 3,8%) hanno inviato nel 2024 le cosiddette “segnalazioni qualificate“. Il restante 96,2% degli enti pare abbia rinunciato a esercitare una funzione di vigilanza fondamentale, lasciando intentata una fonte diretta di entrate.

Anche su questo fronte il Paese viaggia a due velocità.

I migliori risultati di questa attività di recupero crediti si registrano al Nord. Genova guida la classifica nazionale con un incasso di 406.838,26 euro. Milano segue al secondo posto con 376.489,78 euro. Dopo il capoluogo lombardo troviamo Prato con 170.122,12 euro, seguita da Torino (113.888,13 euro) e Firenze (105.628,38 euro).

Spiccano anche centri non capoluogo come Cernusco sul Naviglio (40.543,36 euro) e Trezzo sull’Adda (39.539,02 euro).

Al contrario, la risposta delle grandi città e dei capoluoghi del Mezzogiorno risulta quasi inesistente. Napoli ha riscosso appena 834,14 euro, Palermo 737,88 euro, Catania 530,24 euro e Agrigento 7,35 euro. In totale, nell’intero Mezzogiorno sono stati appena 46 i Comuni attivi, che hanno incassato complessivamente 89.461 euro (su 178.922 euro recuperati dal fisco nella macro-area).

L’analisi della Cgia attesta inoltre che ben 53 Comuni capoluogo di provincia tra cui Bari, Catanzaro, Cosenza, L’Aquila, Potenza e Vibo Valentia, che pare non abbiano incassato un solo euro.

Lavoro nero e abusivismo: dove il sommerso è visibile

I dati regionali sull’economia non osservata, sul lavoro irregolare e sull’abusivismo edilizio sono un punto molto dolente.

Il carico di tasse e contributi sottratti al fisco tocca le vette più alte in Calabria dove si registrano 20,4 euro evasi ogni 100 incassati. I debiti non riscossi ammontano a 3,282 miliardi. Segue la Puglia con 18,5 euro ogni 100, e un conto di 7,034 miliardi. Poi ci sono la Sicilia con 18,0 euro ogni 100, e debiti per 7,941 miliardi e la Campania con 17,9 euro ogni 100, e uno sprofondo di 9,835 miliardi.

In termini assoluti, però, il volume di evasione maggiore si registra in Lombardia con 17,682 miliardi e nel Lazio con 12,058 miliardi.

L’esercito del lavoro nero

Numeri da record per il lavoro irregolare. Secondo il report Cgia i lavoratori in nero  sono 2.608.600 e il tasso medio di irregolarità è pari al 10,0%. Di questi, 979.500, il 37,5%, sono concentrati nel Mezzogiorno dove il tasso di irregolarità sale al 13,8%. Si tocca il picco del 17,9% in Calabria e del 14,4% in Campania.

L’abusivismo edilizio

A fronte di una media nazionale del 15,1% di abusivismo (dati Cresme/Istat 2022), il fenomeno assume proporzioni enormi nel Mezzogiorno. Basilicata e Calabria arrivano al 54,1%, la Campania il 50,4% e la Sicilia il 48,2%. Edifici, capannoni, persino agglomerati di stabili sorti spesso in totale assenza di permessi. Visibili a tutti. Ma, lamenta la Cgia, le amministrazioni locali continuano a non attivarsi.

Comuni distratti o assenti

L’associazione degli artigiani ritiene che le difficoltà siano legate a tre ordini di motivi. Il primo è la carenza di personale e di competenze investigative in materia tributaria. La maggior parte dei Comuni, specie i più piccoli, dice la Cgia, dispone di organici ridotti all’osso e privi della formazione specialistica necessaria, che l’Amministrazione finanziaria non ha mai garantito in modo sistematico.

Gli uffici tributi comunali vengono impiegati prioritariamente per il recupero delle tasse proprie, il cui gettito entra direttamente e integralmente nelle casse municipali.

In vaste aree del territorio, poi, avviare una caccia spietata al lavoro irregolare o all’abusivismo edilizio viene percepito dai sindaci come un suicidio politico. La Cgia sostiene che esista un tacito “patto di non aggressione” in cui la classe politica locale chiude un occhio sulle case abusive o sul lavoro nero per preservare il consenso elettorale.

Terzo e ultimo motivo, l’instabilità normativa. La percentuale del recupero spettante ai Comuni ha subito continui stravolgimenti legislativi: 30% in origine, poi 50% nel 2011, 100% dal 2012 al 2021, ridotta al 50% dal 2022 e riportata al 100% dal 2026. Questo, dice la Cgia, ostacola una pianificazione di lungo periodo.

Gli ambiti di intervento inutilizzati

I Comuni avrebbero a disposizione cinque precisi ambiti in cui far attivare controlli e verifiche dell’Agenzia delle Entrate. Segnalazione di immobili abusivi o interventi edilizi non autorizzati e accertamenti sulle unità immobiliari omesse nelle dichiarazioni dei redditi o sulle locazioni in nero. Controlli mirati sullo svolgimento di attività d’impresa o professionali in assenza di partita Iva. Accertamenti sulle residenze fittizie all’estero e controlli più capillari sulla disponibilità di beni di lusso in assenza di redditi dichiarati dal nucleo familiare.

L’incapacità o la mancata volontà di incrociare le banche dati già in possesso dei municipi si traduce in un danno triplo per i Municipi italiani. I bilanci comunali restano privi di risorse essenziali, i servizi ai cittadini peggiorano e il carico fiscale continua a gravare interamente sull’esigua platea dei contribuenti onesti.