Cristiano Ronaldo è stato uno dei più grandi calciatori della storia, l’unico capace di contendere per quasi vent’anni il trono mondiale a Lionel Messi. Cinque Palloni d’Oro, una carriera leggendaria e un numero impressionante di record. Eppure, a 41 anni, CR7 rischia di trasformare il proprio addio al calcio in una interminabile rappresentazione del suo ego. Almeno secondo Paolo Ziliani, che ha dedicato al campione portoghese un attacco durissimo, accusandolo di non saper accettare il passare del tempo.
A scatenare la polemica è stato quanto accaduto durante Norvegia-Portogallo di Nations League, quando il commissario tecnico Jorge Jesus ha mandato Ronaldo a riscaldarsi senza poi farlo entrare in campo. Una decisione tecnica che il fuoriclasse avrebbe vissuto come un affronto personale, tanto da intervenire pubblicamente per chiedere spiegazioni.
La reazione ha offerto a Ziliani l’occasione per una riflessione impietosa sul finale di carriera del portoghese, sempre più convinto, secondo il giornalista, di poter pretendere un trattamento speciale indipendentemente dall’età e dalle scelte dell’allenatore.
Cristiano Ronaldo contro il ct: la panchina diventa un caso nazionale
Il mancato ingresso in campo durante Norvegia-Portogallo ha provocato una controversia che Ronaldo ha alimentato con una lunga dichiarazione pubblica. Il cinque volte Pallone d’Oro avrebbe preteso le scuse del commissario tecnico per averlo fatto riscaldare inutilmente.
Nel suo intervento, CR7 avrebbe evocato persino il trattamento riservato a campioni del calibro di Pelé e Maradona. Un paragone che Ziliani considera fuori luogo, soprattutto perché arriva da un calciatore che, nonostante una carriera straordinaria, dovrebbe ormai accettare di non essere più indispensabile in ogni partita.
Il giornalista definisce la vicenda una polemica caratterizzata da «piccineria» e da un livello talmente basso che nessuno avrebbe sentito il bisogno di assistervi. Ma il punto più controverso, secondo lui, arriva alla fine del lungo intervento di Ronaldo.
L’annuncio delle partite d’addio: «Giocheremo una o più gare»
«Posso promettere a tutti i miei tifosi, e soprattutto a tutto il popolo portoghese, che giocheremo una o più partite d’addio». È questa la dichiarazione di Cristiano Ronaldo che ha maggiormente colpito Ziliani.
Il campione, che compirà 42 anni il prossimo 5 febbraio, continua a giocare in Arabia Saudita e non sembra intenzionato a ritirarsi nell’immediato. Una scelta del tutto legittima, riconosce lo stesso giornalista, considerando anche gli ingaggi milionari che continua a percepire.
A lasciare perplessi è piuttosto l’idea di organizzare già adesso una serie di partite celebrative, senza indicare quando arriverà effettivamente il ritiro.
Per Ziliani, l’annuncio rappresenta l’ennesima dimostrazione della difficoltà di Ronaldo ad accettare che anche una carriera straordinaria debba prima o poi concludersi.
Paolo Ziliani demolisce CR7: «Egoismo e protervia, ormai è una penosa macchietta»
Il giudizio del giornalista diventa particolarmente severo quando affronta il comportamento del portoghese fuori dal campo.
«Il suo modo di porsi, come se di anni ne avesse 31 e non 41, e il suo egoismo e la sua protervia che sono quanto di più diseducativo un campione di qualunque sport possa esibire lo stanno ormai trasformando in una penosa macchietta».
Parole pesantissime, che mettono in discussione non il valore sportivo di Ronaldo, ma il modo in cui il campione sta gestendo gli ultimi anni della propria carriera.
Ziliani rincara la dose proprio sull’ipotesi delle partite d’addio, sostenendo che l’idea di celebrarsi più volte, anziché programmare un unico saluto al pubblico, dimostrerebbe quanto l’ex attaccante di Manchester United, Real Madrid e Juventus abbia perso il senso della misura.
Il confronto con Messi e la difficoltà di lasciare il calcio
Per quasi due decenni Cristiano Ronaldo e Lionel Messi hanno rappresentato due modi differenti di interpretare il calcio. Il portoghese ha costruito la propria leggenda attraverso una combinazione straordinaria di talento, preparazione atletica, disciplina e ambizione. L’argentino ha conquistato il pubblico con una naturalezza tecnica che gli è valsa il soprannome di alieno.
La rivalità tra i due ha segnato un’epoca, alimentando discussioni infinite su chi meritasse il titolo di più grande calciatore della propria generazione.
Proprio per questo, il finale di carriera di Ronaldo suscita reazioni così forti. Un campione che ha vinto praticamente tutto continua a cercare nuove occasioni per essere protagonista, anche quando le scelte tecniche degli allenatori suggeriscono una gestione diversa.
Ziliani riconosce che il ritiro rappresenta un passaggio delicato per qualsiasi atleta di altissimo livello. Abbandonare una vita costruita attorno alla competizione, agli stadi e agli applausi può risultare destabilizzante. Ma, secondo il giornalista, Ronaldo starebbe trasformando questa difficoltà in una continua rivendicazione della propria centralità.
Il rischio di un addio infinito per uno dei più grandi della storia
Cristiano Ronaldo resta un fuoriclasse che ha cambiato la storia del calcio e che nessuna polemica potrà cancellare dagli almanacchi. Il problema, nella lettura di Ziliani, riguarda l’immagine che il portoghese rischia di lasciare negli ultimi anni della carriera.
La prospettiva di una tournée di partite d’addio, annunciata mentre il ritiro appare ancora lontano, diventa così il simbolo di un campione incapace di immaginare un calcio senza se stesso al centro della scena.
Ziliani arriva a ironizzare persino sull’età alla quale CR7 potrebbe decidere di salutare definitivamente il pubblico, ipotizzando provocatoriamente che possa continuare oltre i cinquant’anni.
Un attacco feroce, destinato a dividere i tifosi tra chi continua ad ammirare la determinazione di Ronaldo e chi ritiene che il campione avrebbe tutto da guadagnare da un’uscita di scena meno tormentata.
Perché la grandezza di Cristiano Ronaldo non è in discussione. A far discutere, oggi, è soprattutto la sua apparente difficoltà ad accettare che anche le leggende, prima o poi, debbano lasciare il campo.







