Liste d’attesa: i soldi ci sono, oltre 3,7 miliardi, ma i cittadini aspettano ancora

Tempi di attesa ancora troppo lunghi per le prestazioni sanitarie nelle strutture pubbliche. “Nonostante il rafforzamento del quadro normativo e finanziario persistono difficoltà attuative, carenze di personale e differenze territoriali che limitano l’efficacia degli interventi. L’incremento dei finanziamenti non ha, inoltre, sempre prodotto risultati proporzionati in termini di prestazioni erogate”.

È il giudizio espresso dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti. Lo riporta la relazione su “L’attuazione delle misure finalizzate a ridurre le liste di attesa” che ha esaminato lo stato di avanzamento degli interventi volti ad abbreviare i tempi di accesso alle prestazioni sanitarie, nonché l’utilizzo delle risorse finanziarie destinate allo scopo.

La spesa prevista

Nel periodo 2022-2028, le risorse destinate al contenimento delle liste di attesa ammontano a circa 3,71 miliardi, mentre nel quadriennio 2022-2025, secondo i dati del ministero della Salute, a fronte di assegnazioni statali pari a circa 1,845 miliardi, sono stati utilizzati circa 1,579 miliardi.

L’entità della spesa per ciascuna regione è strettamente correlata alla quota di riparto del Fondo sanitario nazionale, definita in base alla popolazione residente.

La ripartizione dei fondi tra le regioni

Le regioni del Nord Italia hanno avuto 736.704.802 milioni, il 47,1% del totale erogato sul territorio. Sud e Isole 508.864.921 milioni, il 32,5%. Il Centro Italia 319.397.191 milioni, il 20,4%.

Le prime cinque regioni per ammontare totale di risorse finanziarie impiegate tra il 2022 e il 2025 sono la Lombardia con 261.448.418 milioni, la Campania con 161.299.707 milioni, il Veneto con 147.380.403 milioni, il Lazio con 137.577.403 milioni e l’Emilia-Romagna con 135.388.145 milioni.

Il 2022 è stato l’anno con il maggior utilizzo delle risorse, pari a 475,92 milioni su 500 milioni stanziati, con 14 enti su 21 che hanno impiegato il 100% dei fondi assegnati. Nel 2023 si è verificato un calo significativo della spesa con appena 263,74 milioni utilizzati. Lazio, Sardegna e le Province Autonome di Trento e Bolzano non hanno finalizzato alcuna quota del finanziamento statale per motivi istruttori o per l’utilizzo di fondi propri. Nel periodo 2022-2025 si registrano oltre 90,8 milioni non utilizzati dalle Regioni.

Solo una ristretta pattuglia di enti (tra cui Emilia-Romagna, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Umbria e Veneto) è riuscita a impiegare la totalità dei fondi assegnati nelle singole annualità. Al contrario, contesti come la Sardegna, il Lazio e le Province Autonome di Trento e Bolzano hanno mostrato forti ritardi o mancata finalizzazione delle risorse per ragioni contabili, istruttorie o di autonomia finanziaria.

Ad agosto 2026 la Piattaforma nazionale delle liste di attesa gestita da AGENAS risultava aver acquisito oltre 90 milioni di prenotazioni relative ai primi accessi.

Boom di prescrizioni e carenza del personale

L’analisi della Corte dei conti evidenzia come la formazione dei lunghi tempi di attesa sia per la gran parte riconducibile a due ragioni. La prima è l’aumento delle prescrizioni. nel primo semestre 2024/2025 si è registrato un aumento medio nazionale del 4% delle prescrizioni mediche. In alcune regioni si assiste a vere e proprie impennate della domanda prescrittiva: +27,6% nelle Marche, +26,1% in Basilicata, +23,7% in Valle d’Aosta e +14,5% in Abruzzo.

Un fenomeno alimentato dall’incremento della medicina di prevenzione e dall’invecchiamento della popolazione. La seconda ragione, spiegano i giudici contabili, è rappresentata dalla carenza di personale. Mancano sia i medici specialisti sia gli infermieri. Il Governo è corso ai ripari stanziando 450 milioni per le assunzioni di nuovo personale e autorizzando l’ingaggio di circa 1.000 dirigenti medici e 6.000 infermieri.

Sanzioni inesistenti e tutele del cittadino rimaste sulla carta

Tra gli elementi di maggiore criticità segnalati dalla magistratura contabile spiccano l’inefficacia dei meccanismi sanzionatori e la scarsa applicazione dei diritti di garanzia per i pazienti. Rallentare o fermare le liste può costare caro alle Aziende sanitarie. Nel corso del 2025, scrivono i giudici, non risulta comminata alcuna sanzione né avviata alcuna azione disciplinare o di responsabilità contabile nei confronti dei direttori generali delle Asp per il mancato rispetto dei tempi d’attesa o per il blocco delle agende.

Tutto ciò a fronte di attese di settimane o di mesi. In caso di superamento dei tempi massimi di attesa, il cittadino può richiedere di effettuare la prestazione in regime di attività libero-professionale intramuraria o presso il privato accreditato sostenendo il solo costo del ticket. La ricognizione della Corte rivela come tale meccanismo di tutela rimanga sostanzialmente inapplicato nella quasi totalità delle Regioni perché mancano le informazioni a riguardo e la stragrande maggioranza degli italiani non è a conoscenza di questa opportunità.

Il rapporto tra spesa e risultati ottenuti

Emerge una profonda disomogeneità tra la capacità di spesa delle Regioni e l’effettivo incremento delle prestazioni sanitarie erogate. La magistratura contabile rileva che l’incremento dei volumi di specialistica ambulatoriale è stato contenuto:+4,3% tra il 2023 e il 2024, con una media dell’1,6%. Le prescrizioni mediche sono aumentate del 4%.

In Lombardia i volumi di specialistica ambulatoriale sono aumentati dell’11.3% rispetto al 2019. L’espansione dell’offerta è stata assorbita quasi interamente dal privato accreditato (+23,8%). Mentre l’erogazione delle strutture pubbliche è rimasta sostanzialmente statica (+0,2%). Le prescrizioni mediche sono aumentate del 7,7%, quota tra le più alte del Nord Italia.

In Campania le prestazioni erogate sono cresciute del 20,3% rispetto al 2019. Il privato accreditato è cresciuto del 23,2%, a fronte di una contrazione della rete pubblica pari al 2,2%. L’aumento delle prescrizioni mediche è rimasto contenuto (+1,8%).

In Emilia-Romagna la Corte dei conti registra il rafforzamento del settore pubblico a fronte del deciso calo delle prestazioni richieste al settore privato accreditato, -35,6% rispetto al 2019. È anche la regione italiana che ha visto la riduzione più netta delle prescrizioni mediche, -2,5%.

Le considerazioni conclusive della Corte dei conti

La relazione evidenzia due questioni fondamentali. L’incremento dei fondi da solo non basta. Aumentare le risorse senza governare la domanda prescrittiva crea un effetto di rincorsa infinita, come dimostra la Lombardia dove a un solido budget di spesa è corrisposta un’esplosione delle prescrizioni (+7,7%).

Mentre in Lombardia e Campania la spesa aggiuntiva ha finanziato prevalentemente l’offerta delle strutture private accreditate, l’Emilia-Romagna ha canalizzato i fondi sulla rete pubblica e sul controllo delle ricette.