Protesta dei tir nel Mezzogiorno: blocchi nei porti, autostrade in tilt e distributori senza benzina

Al Sud dilaga la protesta di autotrasportatori e agricoltori scatenata dal rincaro dei carburanti. Da venerdì scorso i manifestanti bloccano strade ed autostrade. Partita dalla Calabria e dalla Sicilia si sta ora estendendo a gran parte delle regioni del Mezzogiorno. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha anticipato il confronto convocando le rappresentanze di settore e i comitati autonomi di Calabria, Sicilia e Puglia per martedì 20 ottobre alle ore 15:00 a Milano, alla presenza del viceministro Edoardo Rixi.

Cosa sta succedendo al Sud

La paralisi del trasporto su gomma sta provocando ripercussioni immediate sulla distribuzione delle merci: diverse stazioni di servizio sono rimaste prive di carburante, mentre nei supermercati e nei negozi si registrano i primi ammanchi di alimentari freschi e deperibili. I manifestanti presidiando snodi stradali, autostradali e portuali in Calabria, Sicilia, Basilicata, Puglia, Campania e Molise.

Snodi stradali e porti: la mappa dei blocchi e dei disagi

La protesta interessa arterie strategiche per la circolazione delle merci e dei passeggeri. A Napoli i tir hanno presidiato l’accesso al varco Bausan del porto. Incolonnamenti e rallentamenti significativi sono segnalati lungo la A1 Milano-Napoli (tra Villa Literno-Pomigliano e Caserta Nord) e sulla A30 Caserta-Salerno, con deviazioni consigliate sulla A16 e sulla statale 700.

Il Comitato trasportatori siciliani ha proclamato il fermo dei servizi in tutti i porti dell’isola. Il coordinatore Salvatore Bella ha chiarito che i mezzi resteranno fermi in attesa dell’esito delle trattative, pur specificando che non sono stati organizzati blocchi stradali e che il transito dei prodotti ortofrutticoli attraverso lo Stretto di Messina rimane libero.

In Calabria nella mattinata di lunedì è stato riaperto lo svincolo dell’autostrada A2 a Falerna (Catanzaro), precedentemente ostruito da autotrasportatori e agricoltori a cui si sono uniti studenti in protesta per i rincari di affitti e trasporti.

In Basilicata si registrano presidi ai principali ingressi di Potenza (svincoli Potenza Est, Potenza Ovest e zona industriale di Tito) e lungo la statale Jonica nel Metapontino.

L’impatto economico: dalla filiera alimentare ai cantieri edili

Le conseguenze del blocco stanno travalicando il settore dei trasporti, investendo la produzione industriale e i servizi di base.

In Molise, il pastificio La Molisana di Campobasso è stato costretto a ridurre drasticamente i ritmi di produzione a causa dei problemi di approvvigionamento, ricorrendo alle scorte interne. Nei supermercati, la disponibilità nei magazzini rischia di esaurirsi rapidamente, con forte esposizione per i prodotti freschi come frutta, verdura, latte e carne. L’Ance Molise ha lanciato l’allarme sul rischio imminente di stop per i cantieri edili a causa dell’impennata dei costi e della mancanza di forniture.

In Sicilia, dove manca il carburante, si registra la corsa alle stazioni di servizio con lunghe code e disagi in tutte le città. Si rischia lo stop delle corse degli autobus per studenti e lavoratori. La catena di distribuzione dei farmaci continua invece a funzionare regolarmente in quanto merce esclusa dai blocchi.

Le reazioni delle associazioni e il tavolo con il Governo

Sul prosieguo della vertenza è intervenuto Pasquale Russo, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto. Russo ha espresso viva preoccupazione per i rifornimenti a rischio nei negozi e nei supermercati, sottolineando che, pur comprendendo l’impatto dei rincari energetici sugli autotrasportatori, è urgente tutelare la libera circolazione delle merci per evitare danni irreversibili a imprese e consumatori.  Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha anticipato il confronto convocando le rappresentanze di settore e i comitati autonomi di Calabria, Sicilia e Puglia per martedì 20 ottobre alle ore 15:00 a Milano, alla presenza del viceministro Edoardo Rixi.

Sciopero del pane, anche i fornai si uniscono alle proteste

I fornai calabresi e siciliani si sono uniti alle proteste per l’aumento dei prezzi delle materie prime. Dagli inizi di settembre, lamentano, la farina è schizzata a 60 euro al quintale, 10 euro in più rispetto ad agosto. I rincari, avvertono fornai, costringeranno a far lievitare il prezzo finale del pane di circa il 20%.